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Avio (AVIO)

- Modificato il 10/4/2017 15:00
GIOLA N° messaggi: 27352 - Iscritto da: 03/9/2014
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52 Commenti
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41 di 52 - 20/10/2017 12:37
tarzan7 N° messaggi: 798 - Iscritto da: 18/5/2008

buon giorno-arrrrriva il freddo

come mai va giu????????

strano

sapete qualcosa???disappointedscream

grazie

42 di 52 - 21/10/2017 23:53
servizio123 N° messaggi: 91 - Iscritto da: 17/10/2017
Ciao,
Siete alla ricerca di un prestito di denaro o di un prestito per riavviare le vostre attività sia per la realizzazione di un progetto o per comprare un appartamento. Ma difficilmente, la banca impone troppe condizioni. Io sono un particolare fornisce prestiti che vanno da 2000 € a 5000.000 € per tutte le persone, serio e responsabile. O hai bisogno di soldi per altri motivi, non esitate a contattarmi per ulteriori informazioni. Contatto: servizio.finanza@outlook.fr

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43 di 52 - 05/11/2017 09:18
GIOLA N° messaggi: 27352 - Iscritto da: 03/9/2014
Avio S.p.A. rende noto che in data 10 novembre 2017 alle ore 11:00 organizzerà una conference call con analisti finanziari ed investitori per la presentazione dei principali risultati relativi ai primi nove mesi del 2017.

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44 di 52 - 09/11/2017 20:53
bomberghidini N° messaggi: 93 - Iscritto da: 07/6/2014
http://syndication.teleborsa.it/Avio/Financial-Announcements/highlight-9-mesi-2017/MTc3MS02NS0yMDE3X1NQQUZJRC5wZGZ8MjAxN3xjb211bmljYXRpfDIwMTcxMTA5 Cosa fara domani?
45 di 52 - 05/12/2017 10:03
tarzan7 N° messaggi: 798 - Iscritto da: 18/5/2008

buon giorno col freddo

ma che avio è???

fa contratti e va giù?????????

strano!!!!angrysmirkconfusedwink

46 di 52 - 21/1/2018 09:58
GIOLA N° messaggi: 27352 - Iscritto da: 03/9/2014
AVIO, Amundi Asset Management detiene il 6,065%

La Consob ha comunicato che il 1° gennaio 2018 Amundi Asset Management è diventato uno dei maggiori azionisti di AVIO con una quota del 6,065% del capitale; la partecipazione è detenuta in gestione non discrezionale dei risparmio.
6efsi
47 di 52 - 25/2/2018 15:09
GIOLA N° messaggi: 27352 - Iscritto da: 03/9/2014
Il nuovo successo di Avio, un contratto da 100 milioni per l’ultimo lotto del lanciatore europeo Ariane 5

L'azienda di lanciatori spaziali raggiunge nuove vette di crescita finanziaria

Non un lancio spaziale, ma un contratto del valore di oltre 100 milioni di euro. È questo il nuovo successo di Avio, l’azienda di Colleferro specializzata in lanciatori spaziali che “ci porta nello spazio”, diceva Paolo Gentiloni a giugno visitandone gli stabilimenti. La società guidata da Giulio Ranzo ha firmato oggi a Parigi, insieme a Europropulsion (joint venture con ASL), un contratto di fornitura per l’ultimo lotto di produzione di Ariane 5, il più grande trai lanciatori della famiglia europea, destinato dopo il 2020 ad essere sostituito da Ariane 6. Per la società italiana non è che una conferma della leadership nel settore, ben rappresentata dal piccolo Vega, detentore del record mondiale di 11 lanci di successo consecutivi dal volo di qualifica.

LE PAROLE DI RANZO

“Il contratto siglato a Parigi rappresenta il coronamento di un percorso industriale durato 30 anni che ha visto la nostra azienda cooperare efficacemente con i partner europei maturando così competenze uniche nel settore delle propulsione a solido e raggiungendo risultati ineguagliati in termini di affidabilità del prodotto”, ha commentato l’amministratore delegato di Avio Giulio Ranzo. Difatti, il contratto coprirà i prossimi quattro anni, rappresentando così il punto finale di un programma spaziale nato quasi tre decenni fa. A partire dal 2020, Ariane 5 verrà progressivamente sostituito da Ariane 6, nuovo e più performante lanciatore per cui Avio realizza a Colleferro i booster case in fibra di carbonio del P120C e, attraverso la controllata Regulus nella Guyana francese, il caricamento a propellente solido. “Dopo questa brillante esperienza – ha aggiunto Ranzo – affrontiamo con entusiasmo le nuove sfide di Ariane 6”.

DALL’ARIANE 5 ALL’ARIANE 6

Ariane 5 è un lanciatore spaziale progettato e realizzato per il posizionamento di satelliti in orbita di trasferimento geostazionaria (Gto), in cui ASL ricopre il ruolo di prime contractor. L’azienda italiana opera in qualità di sottocontraente avendo sviluppato e producendo la turbopompa ad ossigeno liquido (Lox) per il motore Vulcain 2 e, attraverso la joint venture Europropulsion, il motore a propellente solido P230. Per il 2020 si attende il volo di qualifica del suo successore, l’Ariane 6, per cui Avio resta sottocontraente sviluppando (per poi produrre) sia il motore a propellente solido P120C, sia la turbopompa ad ossigeno liquido per il motore Vinci, oltre a continuare la produzione della turbopompa ad ossigeno liquido per il motore Vulcain 2. Per Ariane 6, che dovrebbe sostituire interamente Ariane 5 nel 2023, sono state previste due diverse configurazioni chiamate Ariane 62 e Ariane 64 (a seconda dei motori laterali a solido, appunto i P120 C, due o quattro): rispettivamente progettare per un carico utile di 5 e di 10,5 tonnellate.

IL RUOLO DI VEGA E I NUMERI DI AVIO

Per l’azienda di Colleferro il contratto odierno non è che una conferma della leadership detenuta nel settore dei lanciatori spaziali. Lo stesso presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, durante la visita agli stabilimenti di Colleferro dello scorso giugno (in foto), aveva definito l’azienda “un gioiello italiano a due passi da Roma”. Tramite la controllata ELV (che per il 30% è detenuta dall’Agenzia spaziale italiana, Asi), Avio ha progettato e sviluppato Vega, fratello minore (per dimensioni) di Ariane 5. A ciò si aggiunge il ruolo di primo contraente per Arianespace, il più grande operatore di servizi di lancio. Allo sviluppo del piccolo lanciatore, progettato e realizzato per il posizionamento di satelliti in orbita bassa (Leo), partecipano sette nazioni europee, ma è in Italia che si concentra la produzione (ben il 65%). Tale ruolo da protagonista, ancora tramite la controllata ELV, resta anche per la nuova generazione della famiglia dei lanciatori: Vega C (il cui lancio di qualifica è programmato per metà 2019) e Vega E (per il quale sono iniziate le attività di studio preliminare). Per tali versioni Avio sviluppa, e successivamente produrrà, l’intero sistema di lancio, il nuovo secondo stadio (basato sul nuovo motore Z40) e, per quel che riguarda il Vega E, lo stadio superiore criogenico ad ossigeno liquido-metano. Continuerà inoltre a produrre i componenti comuni con la versione attuale del Vega.

Oltre ai lanci, a confermare i successi sono i dati finanziari. La società, che dallo scorso aprile è quotata al segmento Star di Borsa Italiana, ha registrato nel corso dei primi nove mesi 2017 ricavi pari a 228,4 milioni di euro, in crescita del 20% rispetto al corrispondente periodo dell’esercizio precedente.

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http://formiche.net/
48 di 52 - 19/3/2018 14:38
GIOLA N° messaggi: 27352 - Iscritto da: 03/9/2014
Avio, le indicazioni 2018 convincono analisti e mercato

Il management si aspetta di chiudere l'attuale esercizio con un portafoglio ordini tra 700 e 775 mln di euro, un fatturato pari a 345-365 mln e un margine ebitda stabile per cui ebitda stabile/+5% a 39-42 mln, oltre le stime di Equita che alaza il target price a 16,6 euro e conferma il rating buy
di Francesca Gerosa


Avio ha fornito i target per quest'anno e indicazioni positive sull'andamento del business. Nello specifico, il management si aspetta di chiudere l'attuale esercizio con un portafoglio ordini netto tra 700 e 775 milioni di euro, un fatturato pari a 345-365 milioni di euro e un margine ebitda stabile per cui ebitda stabile/+5% a 39-42 milioni di euro, oltre le stime di Equita a 35 milioni. Comunque migliore anche tenendo conto di ulteriori 6 milioni di euro di crediti fiscali che impatteranno la profittabilità operativa del gruppo quest'anno e il prossimo.

Inoltre sia i costi non ricorrenti sia gli oneri finanziari sono attesi in diminuzione rispetto al 2017 (erano 7,3 milioni). La società nei prossimi anni ha pianificato di distribuire un dividendo compreso tra il 25% e il 50% dell'utile netto, a seconda dei livelli di investimento e delle acquisizioni chiuse nell'anno. Si ricorda che Avio ha chiuso il 2017 con ricavi pari a 343,8 milioni di euro (+18%), un utile netto di 21,8 milioni (3,1 milioni nel 2016), un portafoglio ordini pari a 952 milioni (+23%) e una posizione finanziaria netta positiva per 42 milioni (-18,6 milioni al 31 dicembre 2016).

Il cda ha quindi deliberato di proporre all'assemblea prevista per il 24 aprile la distribuzione di un dividendo per azione pari a 0,38 euro, al lordo delle ritenute di legge. Le indicazioni fornite per il 2018 sono sostanzialmente allineate alle stime degli analisti che ritengono che Avio abbia interessanti prospettive di crescita future grazie allo sviluppo dei nuovi prodotti per i lanciatori di generazione futura Ariane 6, Vega C (il volo inaugurale è atteso entro la fine del 2019) e Vega E.

Al contempo la cassa ottenuta tramite la business combination con Space2 , oltre 60 milioni di euro, permetterà alla società di accelerare il piano di investimenti per lo sviluppo dei nuovi prodotti, l'espansione della capacità produttiva e di effettuare eventuali operazioni di M&A (allo stato attuale non c'è nessuna novità), volte principalmente a consolidare la filiera produttiva.

Numeri e indicazioni a seguito delle quali oggi Equita ha alzato le stime per incorporare i benefici fiscali sia quest'anno (ebitda +15% in linea con la guidance a 40 milioni di euro e utile netto +23% a circa 21 milioni) sia il prossimo anno con ipotesi prudenziali (ebitda +7% a 40 milioni e utile netto +6% a 21 milioni).

Di conseguenza Equita ha alzato il target price sul titolo Avio del 3% a 16,6 euro (rating buy) per incorporare questo vantaggio fiscale diluito nel tempo, parzialmente compensato dai maggiori capex e ipotesi più conservative sulla crescita del fatturato e gli anticipi. Anche Banca Imi ha avuto un'impressione favorevole dai conti 2017 e dalle indicazioni per il 2018.

"Crediamo che il credito fiscale annunciato non sia preso in considerazione nelle attuali previsioni del consenso e vediamo la guidance sulla redditività operativa di quest'anno sopra l'attuale consenso Factset. Confermiamo, quindi la nostra visione positiva sul titolo Avio : add con un target price a 15,5 euro", concludono a Banca Imi. A Piazza Affari l'azione si muove contro corrente rispetto al mercato e sale dello 0,61% a 13,10 euro.
6yq8y
https://www.milanofinanza.it
49 di 52 - 15/9/2018 14:37
GIOLA N° messaggi: 27352 - Iscritto da: 03/9/2014
AVIO...1-2-3...

https://giolanalisys.blogspot.com/2018/09/avio1-2-3-low-joe-ross.html
50 di 52 - 25/12/2018 12:44
GIOLA N° messaggi: 27352 - Iscritto da: 03/9/2014
NUOVA FORMAZIONE 1-2-3 LOW JOE ROSS...LA STORIA CI INSEGNA CHE E' MEGLIO ATTENDERE IL SILENZIO DEL PIAVE!

9m343
51 di 52 - 12/1/2020 14:39
rampani N° messaggi: 72777 - Iscritto da: 03/9/2007
Se CINES dile bugie...
diventale linguaLUNGAAAAA 19cm... epoiiii ah ah ah

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52 di 52 - Modificato il 30/3/2020 12:42
GIOLA N° messaggi: 27352 - Iscritto da: 03/9/2014
Spazio, la Francia vuole l’Italia ai margini (e prendersi Avio).

Il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, ha definito indispensabile un “avvicinamento" tra Arianegroup, l'italiana Avio e la tedesca Ohb. A fronte della concorrenza internazionale, il governo francese esplicita la sua strategia di politica industriale. Ma per altri Paesi europei, Italia in primis, ci sono parecchi rischi. Il punto dell'ingegnere ed esperto aerospaziale
“Sarebbe positivo se si potessero fare raggruppamenti industriali in modo da liberare più mezzi finanziari e maggiori capacità di investimento nel settore dei lanciatori spaziali, che è strategico per la nostra indipendenza”. Così il ministro francese dell’Economia ha evocato il tema delle alleanze industriali in Europa nel trasporto spaziale. Bruno Le Maire ha poi citato come esempio il programma europeo Galileo che, secondo le sue parole “è più efficiente del Gps e garantisce la nostra sovranità in caso di conflitto o di grave difficoltà”. Ma cosa si nasconde dietro la proposta transalpina?

IL VALORE DEI LANCIATORI

I sistemi spaziali sono un asset strategico e la disponibilità autonoma di veicoli di lancio rappresenta una “conditio-sine-qua-non” per poter operare nello Spazio. I lanciatori e la geopolitica sono sempre legati a doppio filo, anche se ogni Paese tende a non esplicitarne il legame diretto. Anche l’Europa non è immune da questo atteggiamento. Per quanto l’Agenzia spaziale europea (Esa) e l’Ue si sforzino di propagandare all’opinione pubblica che i lanciatori spaziali sono strumenti di collaborazione industriale oltre che di competizione commerciale (da qui i richiami ricorrenti al concorrente SpaceX), nella realtà, quando si parla di missilistica, le politiche nazionali hanno sempre un ruolo preponderante persino rispetto a quelle comunitarie.

LA STRATEGIA FRANCESE

Non è un caso che, dagli anni Settanta del secolo scorso, il perno della politica spaziale dell’Esa sia proprio il lanciatore Ariane, il cui sviluppo descrive appieno come la strategia francese si dipani, in maniera peraltro trasparente, tra una logica di federazione comunitaria e di mantenimento della propria leadership. Leadership transalpina che appare un oggettivo dato di fatto. La Francia infatti ha i due elementi chiave per l’accesso autonomo allo Spazio: dispone di un’industria in grado di realizzare un lanciatore e possiede una base di lancio sul suo Paese, la Guyana, che per quanto dislocato oltre oceano è un dipartimento francese e quindi è territorio nazionale. Tale ruolo di guida è quindi connaturato nel milieu politico e industriale d’oltralpe e proprio il mantenimento del lanciatore Ariane e della sua base di Kourou sono gli elementi fondamentali per la politica spaziale francese.

LA COMPETIZIONE SUI LANCIATORI

Sulla base di ciò, ogni operazione europea che potenzialmente potrebbe perturbare tale configurazione è sempre destinata a mettere in allerta Parigi. Negli anni 2000, la volontà italiana di realizzare il Vega incontrò non poche difficoltà prima di vedere la luce. Ancora oggi, i suoi piani di crescita creano reazioni contrastanti oltralpe. Ora, in Europa si deve aggiungere anche una rinnovata ambizione tedesca con la OHB di Brema che ha costituito una società, la Rocket Factory Augsburg GmbH, controllata dalla MT Aerospace, per realizzare un nuovo lanciatore.

UN CONTESTO ARTICOLATO

Non è dunque un caso che il ministro Le Maire abbia per la prima volta fatto riferimento evidente a tre realtà industriali, e non due, nel panorama dei lanciatori. Un contesto che, va ricordato, è a dir poco articolato: il perno è la Arianegroup, joint venture tra il gruppo franco-tedesco Airbus e la francese Safran, che ha l’appalto dell’Ariane; segue l’italiana Avio, prime contractor del Vega, che partecipa al programma Ariane attraverso Europropulsion, joint venture con Arianegroup, fornendo i propulsori EAP per l’Ariane 5 e i P120C per l’Ariane 6; infine, l’OHB di Brema che, tramite la controllata MT Aerospace, realizza le strutture metalliche dell’Ariane 6. La commercializzazione dei vettori è affidata in esclusiva alla francese Arianespace, detenuta al 74% dalla Arianegroup.

A CHI PIACE LA PROPOSTA

Ovvio che quest’ultima si sia detta subito pronta a seguire la linea dettata da Le Maire. In teoria, francesi e tedeschi sembrano politicamente concordi: nel Consiglio ministeriale congiunto del 16 ottobre, i due governi hanno invitato “gli attori industriali a sviluppare misure di consolidamento per il contenimento dei costi e la competitività internazionale, rafforzando il settore dei lanciatori in collaborazione con i partner, in particolare l’Italia”. E qui siamo al nostro paese.

LA SITUAZIONE ITALIANA

L’industria nazionale, Avio, quotata in borsa nel segmento STAR di Milano, gode di ottima salute finanziaria e prevede di chiudere l’esercizio 2019 con ricavi prossimi alla previsione di 380-400 milioni di euro, nonostante il parziale rallentamento seguito al fallimento del Vega lo scorso luglio. Certo, ci sarebbe da preoccuparsi se la situazione finanziaria non fosse florida, sopratutto quando un governo assicura, attraverso la sua contribuzione all’Esa per i lanciatori, un finanziamento superiore del 38% rispetto al triennio precedente, investendo oltre 400 milioni di euro fino al 2022. Detto ciò, resta la preoccupazione più importante: stante il contesto europeo sopra delineato, quale è la strategia industriale nazionale per il trasporto spaziale dei prossimi dieci-venti anni? Sperando che la risposta – qualora ci sia – non sia legata a risultati finanziari di borsa nel breve periodo.

https://formiche.net/2020/03/francia-germania-avio-spazio/

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