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1929 Il Grande Crollo Di Wall Street

- Modificato il 07/6/2020 12:47
GIACOMINA1 N° messaggi: 3889 - Iscritto da: 03/6/2020
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1 di 77 - Modificato il 07/6/2020 12:45
GIACOMINA1 N° messaggi: 3889 - Iscritto da: 03/6/2020

"Non riesco a respirare", piangono i manifestanti statunitensi. Ma il mondo intero è stufo del ginocchio americano al collo

Non riesco a respirare, piangono i manifestanti statunitensi. Ma il mondo intero è stufo del ginocchio americano al collo

L'omicidio di George Floyd da parte della polizia di Minneapolis ha costretto il popolo americano a guardare a lungo e duramente il loro paese e ciò che rappresenta. Anche il resto del mondo sta guardando. Non è una bella immagine.

L'immagine dell'ex ufficiale di polizia di Minneapolis, Derek Chauvin, inginocchiato sul collo di George Floyd, che ha spinto a chiedere aiuto (" Non riesco a respirare ") prima di morire, ha catturato l'attenzione di tutto il mondo.


Da più di una settimana, americani di ogni credo, razza e condizione socio-economica si sono uniti per affrontare la brutta realtà della brutalità sistemica della polizia. Molti hanno etichettato gli atti di dimostrazione, disobbedienza civile e rivolte distruttive risultanti come un'insurrezione degna di repressione. In effetti, la maggior parte dei leader civici ha ceduto alle pressioni esercitate da un radicato sentimento americano che personifica la cultura della brutalità della polizia e il suo razzismo endemico antecedente, scatenando le loro rispettive forze di polizia su una popolazione dissenziente.


Il risultato finale è stato un flusso apparentemente infinito di atti di violenza criminale inflitti alla gente da agenti di polizia indifferenti alla realtà che le loro azioni confermano ulteriormente il caso contro la loro continua esistenza e ignorano il fatto che ciò che sta accadendo oggi in America non è un'insurrezione condotta dai sedizionisti, ma una rivoluzione attuata dai patrioti. "Non riesco a respirare " è diventato un grido di battaglia per questi patrioti che, attraverso le loro azioni, cercano di rimuovere il ginocchio della brutalità sistemica della polizia dal collo di una cittadinanza americana stufa che la loro Costituzione sia poco più che una decorazione murale per politici e polizia allo stesso modo.


Mentre è ancora incompleta, la rivoluzione sta vedendo risultati: la polizia ha cessato il proprio impiego, arrestata e perseguita, mentre la società ripensa collettivamente la sua relazione con i poteri di polizia mentre sono attualmente stabiliti. In quello che potrebbe diventare un modello per altri comuni americani, la città di Minneapolis - dove George Floyd è stato assassinato - sta attivamente prendendo in considerazione la possibilità di sciogliere il suo dipartimento di polizia e di sostituirlo con una nuova organizzazione di pubblica sicurezza che riflette i bisogni e le esigenze della cittadinanza.


Il crescente rifiuto americano di una polizia eccessiva e sempre più brutale ha costretto i collegi elettorali che in precedenza avevano posto la sua polizia su un piedistallo culturale riservato agli eroi, mentre chiudevano un occhio sulla sempre più militarizzazione delle forze dell'ordine americane per riesaminare questa relazione.


Quando il senatore Tom Cotton, un repubblicano dell'Arkansas, scrisse un articolo sul New York Times chiedendo l'uso di truppe federali per reprimere i disordini civili dilaganti che si scatenarono in tutti gli Stati Uniti in seguito all'omicidio di George Floyd, le persone sono state costrette non solo a considerare le conseguenze di tale azione, ma anche il fatto che i loro dipartimenti di polizia il più delle volte hanno agito come un potere occupante rispetto all'agenzia di servizio pubblico.


Patrick Skinner, un ex agente della CIA diventato poliziotto locale che è emerso come una rara voce della ragione quando si tratta di polizia americana, ha risposto alla chiamata alle armi di Cotton. "Sono un poliziotto locale ", ha twittato Skinner . “ Non un soldato. Questo senatore era un soldato. Non un poliziotto locale. Non ho paura dei miei vicini. Questo senatore è spaventato a morte dai suoi vicini. Rifiuta le sue richieste di guerra ."


Skinner, in un altro tweet, ha ulteriormente approfondito l'incongruenza di una nazione in guerra con se stessa. " Quando vedo presunti leader apprezzare l'idea delle nostre forze armate che combattono i nostri vicini ", Skinner, un veterano della guerra globale al terrorismo, ha twittato , " sbavando per" dominare "lo" spazio di battaglia ", mi rende ancora più dedito a questo: come poliziotto non sono un guerriero perché non sono in guerra con i miei vicini. Tutti contiamo o nessuno di noi lo fa . "


Dalla fine della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti sono stati una forza di polizia globale auto-nominata, combattendo contro le minacce derivate da un punto di vista unilateralista intriso del concetto di eccezionalismo americano.


Le Nazioni Unite furono create alla fine di quel conflitto, fondato nel precetto che la guerra non era la risposta e che il collettivo di nazioni che chiamavano la Terra la loro casa - i vicini, per una migliore scelta delle parole - avrebbero cercato soluzioni diverse da quelle armate conflitto come mezzo per risolvere le controversie. La mentalità del " vicino ", tuttavia, non si adattava bene alla leadership americana del dopoguerra. Attraverso una serie infinita di guerre, fredde e calde, gli Stati Uniti definirono il loro rapporto con il resto del mondo dal punto di vista di un guerriero, in cui ogni nazione era un potenziale nemico da affrontare con la brutalità del conflitto armato.


L'elenco delle vittime di questo approccio da " poliziotto mondiale ", sia diretto che indiretto, è lungo e i costi umani inflitti sono orribili. Per troppo tempo, il popolo americano è stato indifferente alla sofferenza di coloro che si sono scontrati con il poliziotto del mondo. Il resto del mondo, tuttavia, conosce la verità.


Questo è il motivo per cui la morte di George Floyd ha risuonato così profondamente in tutto il mondo - specialmente tra quelle nazioni che l'America considera alleate - con massicce manifestazioni che si diffondono in Francia, Germania, Inghilterra, Nuova Zelanda e altrove. " Non riesco a respirare " è diventato un grido di battaglia che trascende le disuguaglianze razziali d'America con la sua comunità afroamericana e ora incorpora un quartiere globale stufo del ginocchio americano sul collo collettivo.


La " dimora splendente su una collina " di cui una volta aveva parlato il presidente Reagan nel definire le relazioni dell'America con il mondo non esiste più. L'omicidio di George Floyd ha messo in luce i difetti fondamentali della relazione americana con i suoi vicini globali, che sono collettivamente sfiniti dalla brutalità del poliziotto americano. Gli Stati Uniti, all'indomani dell'omicidio di Floyd, non hanno credibilità. Questa realtà è stata portata a casa in un commento fatto da Hua Chunying, un portavoce del ministero degli Esteri cinese, quando ha risposto alle critiche del Dipartimento di Stato USA sulle politiche cinesi di Hong Kong: “ Non riesco a respirare. ”

Quel Bastardo di Putin però non si è inginocchiato e respira ancora !

Mentre il popolo americano riconsidera il suo approccio alla sorveglianza dei propri quartieri, dovrebbe anche riesaminare le proprie relazioni con il resto del mondo. È tempo che l'America riconsideri il suo approccio militarizzato alle relazioni internazionali. È tempo che l'America diventi un buon vicino.



*Ex ufficiale dell'intelligence del Corpo dei Marines degli Stati Uniti. Ha prestato servizio in Unione Sovietica come ispettore per l'attuazione del Trattato INF, nello staff del generale Schwarzkopf durante la guerra del Golfo, e dal 1991-1998 come ispettore delle Nazioni Unite. Account Twitter @RealScottRitter

2 di 77 - 07/6/2020 12:07
GIACOMINA1 N° messaggi: 3889 - Iscritto da: 03/6/2020

Visualizza immagine di origine

3 di 77 - Modificato il 07/6/2020 12:32
GIACOMINA1 N° messaggi: 3889 - Iscritto da: 03/6/2020

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4 di 77 - 07/6/2020 12:12
GIACOMINA1 N° messaggi: 3889 - Iscritto da: 03/6/2020

GIACOMINA1Risultato immagine per bandiera comunista

Forza Comunisti Long

5 di 77 - 07/6/2020 12:13
GIACOMINA1 N° messaggi: 3889 - Iscritto da: 03/6/2020

Wall Street il grande crollo del 1929



Registrazione nel diario di Emile Moreau, Governatore della Banca di Francia, 6 febbraio 1928:


Le banche avevano ritirato improvvisamente dal mercato diciottomila milioni di dollari, cancellando le aperture di credito e chiedendone la restituzione: fu la crisi del 1929. A seguito della catena di fallimenti, con la compiacenza dei tribunali fallimentari, le banche entrarono in possesso di decine di migliaia di aziende, negozi, industrie e tenute agricole.

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Emile Moreau, Governatore della Banca di Francia
6 di 77 - 07/6/2020 12:15
GIACOMINA1 N° messaggi: 3889 - Iscritto da: 03/6/2020

Alle dieci del mattino di martedì 29 ottobre 1929 la Borsa di New in Wall Street aprì come al solito le contrattazioni .


La settimana precedente era stata drammatica: l’indice Dow Jones aveva iniziato a perdere punti in maniera esponenziale dopo aver raggiunto il suo picco massimo il 3 settembre dello stesso anno, a quota 381,17.


Da lì e fino a fino a giovedì 24 ottobre un tracollo continuo.

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7 di 77 - 07/6/2020 12:15
GIACOMINA1 N° messaggi: 3889 - Iscritto da: 03/6/2020

Convinti di essere arrivati al fondo del barile, il 24 ottobre 11 agenti di borsa si suicidarono ma il peggio doveva arrivare.


I quattro giorni successivi crearono panico nel mercato americano e neanche le riunioni di banchieri e uomini d’affari che si susseguirono riuscirono ed evitare il “Big crash” del martedì nero: 16 milioni di azioni scambiate, 10 miliardi di dollari o forse più, bruciati fino alle otto della sera. Tutti si precipitarono a vendere le azioni ed i depositi bancari.


Solo nel tardo pomeriggio alcuni gruppi finanziari e industriali insieme ad importanti banchieri cercarono di invertire la tendenza facendosi vedere a comprare per dimostrare la loro fiducia nel mercato.


Il Presidente Herbert Hoover rassicuro' la nazione con toni sicuri.


Ma fu tutto inutile.

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Quel martedì nero fu l’inizio della Grande Depressione, uno dei periodi più neri dell’economia americana e di conseguenza del mondo intero.

8 di 77 - Modificato il 07/6/2020 12:17
GIACOMINA1 N° messaggi: 3889 - Iscritto da: 03/6/2020

L’indice Dow Jones diede segnali di ripresa solo nell’aprile del 1930,

ma poi riprecipitò clamorosamente

fino al minimo di 41,22 punti dell’8 luglio del 1932.1929_index_crash.gif


9 di 77 - 07/6/2020 12:17
GIACOMINA1 N° messaggi: 3889 - Iscritto da: 03/6/2020

L'amministrazione Hoover non seppe affrontare con misure adeguate la crisi: la disoccupazione arrivò a toccare punte del 20%, le industrie chiusero e licenziarono mentre migliaia di banche, non rimborsate dei prestiti concessi, fallirono, scatenando il panico fra i risparmiatori.

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10 di 77 - 07/6/2020 12:18
GIACOMINA1 N° messaggi: 3889 - Iscritto da: 03/6/2020

File di disoccupati, rimasti senza lavoro da un giorno all' altro,

facevano la coda per mangiare nei centri di pubblica assistenza.

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11 di 77 - 07/6/2020 12:18
GIACOMINA1 N° messaggi: 3889 - Iscritto da: 03/6/2020

File di risparmiatori in coda per ritirare i depositi dalle banche.

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12 di 77 - 07/6/2020 12:19
GIACOMINA1 N° messaggi: 3889 - Iscritto da: 03/6/2020

Alle elezioni presidenziali statunitensi del 1932 il candidato democratico Franklin Delano Roosevelt promise una serie di misure urgenti al fine di rilanciare l'economia statunitense, colpita da tre anni di dura depressione. Eletto presidente, Roosevelt affermò:


« Sono convinto se c'è qualcosa da temere è la paura stessa, il terrore sconosciuto, immotivato e ingiustificato che paralizza. Dobbiamo sforzarci di trasformare una ritirata in una avanzata. [..] Chiederò al Congresso l'unico strumento per affrontare la crisi. Il potere di agire ad ampio raggio, per dichiarare guerra all'emergenza. Un potere grande come quello che mi verrebbe dato se venissimo invasi da un esercito straniero. »

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13 di 77 - 07/6/2020 12:19
GIACOMINA1 N° messaggi: 3889 - Iscritto da: 03/6/2020

Larga parte della sua fama è dovuta al vasto e radicale programma di riforme economiche e sociali attuato fra il 1933 e il 1937 e conosciuto con il nome di New Deal, grazie al quale gli Stati Uniti riuscirono a superare la grande depressione dei primi anni trenta.

Fra le sue più importanti innovazioni vanno ricordati il Social Security Act - con il quale vennero introdotte per la prima volta negli Stati Uniti d'America l'assistenza sociale e le indennità di disoccupazione, malattia e vecchiaia - e la creazione dell'Agenzia per il controllo del mercato azionario (SEC).

Per approfondire il crollo di Wall Street del 1929 e il miracolo economico tedesco del 1933 vedi Bloomberg.

14 di 77 - Modificato il 07/6/2020 12:53
GIACOMINA1 N° messaggi: 3889 - Iscritto da: 03/6/2020

1933 IL BOOMBASTARDO ECONOMICO DEL CRIMINALE ASSASSINO HITLER FIGLIO DI UNA CAGNA BASTARDA

economia nella germania nazista frocia e bastardapoint_down

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La crisi del 1929 a Wall Street, il conseguente brutale arretramento dell'economia americana, il tracollo della produzione industriale, la riduzione a un rivolo dei commerci internazionali, segnò la fine della prima globalizzazione finanziaria.

I dollari in giro per il mondo furono richiamati in patria. Non solo gli Stati Uniti, ma anche la Gran Bretagna adotta il protezionismo, e impone forti dazi sulle importazioni. Nello stesso tempo, rinuncia al suo ruolo di fornitore internazionale di capitali. Passato il tempo in cui le imprese estere erano incoraggiate a chiedere prestiti sul mercato finanziario di Londra;

dal 1931, in forma non ufficiale, si mette in vigore un embargo sulle emissioni di titoli esteri in Inghilterra.

Il mercato finanziario globale prima esaltato e promosso viene ridefinito fuga di capitali, osteggiato e punito.

L'Inghilterra si ritira nel vasto confortevole mercato del suo impero coloniale.

Grande importatrice di materie prime, la Gran Bretagna beneficia del crollo dei prezzi mondiali di queste; d'altra parte, fra le sue colonie vi sono alcuni dei massimi produttori planetari di oro, il cui potere d'acquisto si rinforza col calo dei prezzi mondiali. Londra gode dunque di due vantaggi: compra a poco con oro rivalutato.

La deflazione mondiale fa sì che in Inghilterra il costo della vita ribassi - fra il 1924 e il 1936 - di 16 punti, mentre i salari calano solo di 2 punti. E' una situazione felice rispetto al resto del mondo, tanto più che - con la deflazione - il governo britannico inaugura una politica di credito facile (bisogna pur usare gli abbondanti capitali rientrati, e che non possono andare all'estero), che stimola una sorta di ripresa, trainata dal mercato interno. E tuttavia la sua disoccupazione resta,ostinata, sopra il 10 per cento fino al 1939, quando la guerra innescherà il suo modello di pieno impiego.

Nella grande America, il New Deal di Roosevelt non otterrà - a parte il suo grande successo propagandistico - effetti migliori. Una severa politica di dirigismo, grandi opere pubbliche pagate con un crescente disavanzo dello Stato, l'aumento dei salari minimi, il sostegno dei prezzi agricoli, non riescono ad aver veramente ragione della crisi.

Nel 1936, il potere d'acquisto degli agricoltori americani è di un terzo inferiore a quello che avevano nel 1929: la disoccupazione generale, che era del 3 per cento prima del '29, resta attestata al 19 per cento fino al 1938.

Fra ottobre 1937 e il marzo 1938 l'economia americana ricade in una severissima recessione, e altri 4,5 milioni di lavoratori si trovano sulla strada. "L'economia americana non ha ricominciato a riprendersi con le sue sole forze, essa resta dipendente dalle iniezioni costanti di potere d'acquisto alimentate dai deficit di bilancio", riconosce lo storico francese dell'economia Jacques Nèré: "alla vigilia della seconda guerra mondiale, il risanamento dell'economia statunitense resta incompleto e precario".

In Francia, il Fronte Popolare decreta un aumento generale dei salari del 10-15%, accorcia la settimana lavorativa da 48 a 40 ore, insomma applica le demagogie socialiste, senza restituire un alito di vita alla sua economia in stagnazione.

La Russia sovietica applica fino in fondo, con la nota ferocia dottrinaria, l'economia di piano e collettivista, con i risultati disastrosi che sappiamo.

Tutti gli esperimenti dirigisti, insomma, in qualche modo falliscono. Salvo uno.

Quando Hitler sale al potere, la Germania soffre di una crisi industriale enorme, paragonabile a quella americana, con la relativa gigantesca disoccupazione. Ma a differenza degli Stati Uniti, per di più è gravata da debiti esteri schiaccianti. Non solo il debito politico, il peso delle riparazioni; anche il debito commerciale è pauroso. Le sue riserve monetarie sono ridotte quasi a zero. Inoltre, s'è prosciugato totalmente il flusso dei capitali esteri, che si presumevano necessari alla sua rinascita economica. La Germania insomma non ha denaro,ha perso i suoi mercati d'esportazione, è forzatamente isolata - dalla recessione mondiale - dal mercato globale. Costretta a un'economia a circuito chiuso, nei suoi angusti confini.

Ma proprio da lì, comincia a rinascere. Come? Secondo Rauschning, i nazionalsocialisti "si basavano sulle idee sempliciste del loro fuehrer, e s'erano creati una teoria monetaria che suonava pressappoco così: le banconote si possono moltiplicare e spendere a volontà,purché si mantengano costanti i prezzi".

Hitler lo diceva con esplicita brutalità: "dopo l'eliminazione degli speculatori e degli ebrei, si dispone di una sorta di moto perpetuo economico, di circuito chiuso il cui movimento non si arresta mai. Il solo motore necessario per questo meccanismo è la fiducia. Basta creare e mantenere questa fiducia, sia con la suggestione sia con la forza o con entrambe" .

Sono idee sempliciste. O anche assurde sul piano della teoria economica: creare inflazione (stampare carta moneta) senza far salire i prezzi - e senza ricorrere al razionamento dei consumi, alle tessere del pane, come stava facendo Stalin negli stessi anni.

Eppure funzionano.

A causa del suo grande indebitamento estero, la Germania non può svalutare la moneta: questa misura renderebbe più competitive le sue esportazioni, ma accrescerebbe il peso del debito. Fra le prime misure del Terzo Reich c'è dunque il riequilibrio del commercio, perché il deficit commerciale non può più essere finanziato come si fa in periodi normali.

Di fatto, la libertà di scambio viene sostituita da Hitler da meccanismi inventivi. I creditori della Germania vengono pagati con marchi (stampati apposta, moneta di Stato) che però devono essere utilizzati solo per comprare in Germania merci tedesche. Ben presto, questo sistema sviluppò, quasi spontaneamente, accordi internazionali di scambio per baratto: la Germania non aveva più bisogno di valuta estera (dollari o sterline) per comprare le materie prime di cui necessitava, perché non vendeva né comprava più.

Per il grano argentino, dava in cambio i suoi (pregiati) prodotti industriali; per il petrolio dei Rockefeller, armoniche a bocca e orologi a cucù.

Prendere o lasciare, e le condizioni di gelo del mercato globale non consentivano ai Rockefeller di fare i difficili.

Per i pochi commerci con esborso di valuta, il Reich impose agli importatori tedeschi un'autorizzazione della Banca Centrale all'acquisto di divise estere; il tutto presto fu facilitato da accordi diretti con gli esportatori, che disponevano di quelle divise e le mettevano a disposizione. I negozi sui cambi avvenivano dunque, "dopo l'eliminazione degli speculatori e degli ebrei", senza che fosse necessario pagare il tributo ai banchieri internazionali.

Controllo statale dei cambi e del commercio estero sono praticati nello stesso periodo dall'Urss, con atroce durezza: ma con risultati miserandi. Il controllo nazista dei cambi e dei commerci esteri invece, deve ammettere lo storico, "dà alla politica economica tedesca una nuova libertà". Anzitutto, perché il valore interno del marco (il suo potere d'acquisto per i lavoratori) è stato svincolato dal suo prezzo esterno, quello sui mercati valutari anglo-americani.

Lo Stato tedesco può dunque praticare politiche inflazioniste, stampando la moneta di cui ha bisogno, senza essere immediatamente punito dai mercati mondiali dei cambi con una perdita del valore del marco rispetto al dollaro. E il pubblico tedesco non riceve quel segnale di sfiducia mondiale consistente nella svalutazione del cambio della sua moneta nazionale.

Così, Hitler può stampare marchi nella misura che desidera per raggiungere il suo scopo primario: il riassorbimento della disoccupazione. Grandi lavori pubblici, autostrade e poi il riarmo, forniscono salari a un numero crescente di occupati.

I risultati sono, dietro le fredde cifre, spettacolari per ampiezza e rapidità.

Nel gennaio 1933, quando Hitler sale al potere, i disoccupati sono 6 milioni e passa. A gennaio 1934, sono calati a 3,7 milioni. A giugno, sono ormai 2,5 milioni. Nel 1936 calano ancora, a 1,6 milioni. Nel 1938 non sono più di 400 mila.

E non sono le industrie d'armamento ad assorbire la manodopera. Fra il 1933 e il 1936, è l'edilizia ad impiegarne di più (più 209%), seguita dall'industria dell'automobile (+ 117%); la metallurgia ne occupa relativamente meno (+83%).

Nei fatti, la stampa di banconote viene evitata - o piuttosto dissimulata - con geniali tecnicismi.

Di norma, nel sistema bancario speculativo, le banche creano denaro dal nulla aprendo dei fidi agli investitori; costoro, successivamente servendo il loro debito (e anzitutto pagando gli interessi alla banca), riempiono quel nulla di vera moneta - di cui la banca si trattiene il suo profitto, estraendo il suo tradizionale tributo dal lavoro umano. Ma naturalmente questo metodo genera inflazione, perché mette in circolazione moneta aggiuntiva; e Hitler vuole - deve - risparmiare al suo popolo, che ha già conosciuto l'esplosione inflattiva del 1922-23, un'altra disastrosa esperienza del genere.

Nel sistema hideriano, è direttamente la Banca Centrale di Stato (Reichsbank) a fornire agli industriali i capitali di cui hanno bisogno. Non lo fa aprendo a loro favore dei fidi; lo fa autorizzando gli imprenditori ad emettere delle cambiali garantite dallo Stato. E' con queste promesse di pagamento (dette' effetti MEFO ') che gli imprenditori pagano i fornitori.

In teoria, questi ultimi possono scontarle presso la Reichsbank ad ogni momento, e qui sta il rischio: se gli effetti MEFO venissero presentati all' incasso massicciamente e rapidamente, l'effetto finale sarebbe di nuovo un aumento esplosivo del circolante e dunque dell'inflazione.

Di fatto, però questo non avviene nel Terzo Reich. Anzi: gli industriali tedeschi si servono degli effetti MEFO come mezzo di pagamento fra loro, senza mai portarli all'incasso; risparmiando così fra l'altro (non piccolo vantaggio) l'aggio dello sconto. Insomma, gli effetti MEFO diventano una vera moneta, esclusivamente per uso delle imprese, a circolazione fiduciaria.

Gli economisti si sono chiesti come questo miracolo sia potuto avvenire, ed hanno sospettato pressioni dello Stato nazista, magari tramite la Gestapo, per mantenere il corso forzoso di questa semimoneta. Ma nessuna coercizione in realtà fu esercitata. Gli storici non hanno trovato, alla fine, altra risposta che quella che non vorrebbero dare: il sistema funzionava grazie alla fiducia. L'immensa fiducia che il regime riscuoteva presso i suoi cittadini, e le sue classi dirigenti.

Hanno detto che Hjalmar Schacht, il banchiere centrale del Reich, ebreo, che è l'inventore del sistema, ha reso invisibile l'inflazione: gli effetti MEFO erano un circolante parallelo che il grande

pubblico non vedeva e di cui forse nemmeno aveva conoscenza, e dunque privo di effetti psicologici.

In seguito Schacht (che fu processato a Norimberga ma, naturalmente, assolto) spiegò d'aver pensato che, se la recessione manteneva inutilizzato lavoro, officine, materie prime, doveva esserci anche del capitale parimenti inutilizzato nelle casse delle imprese; i suoi effetti MEFO non avrebbero fatto che mobilitare quei fondi dormienti. Bisogna correggere la modestia del geniale banchiere. Erano proprio i fondi a mancare nelle casse, non l'energia, la voglia di lavorare, la capacità attiva del popolo.

Schacht fece molto di più. Da ebreo, conosceva bene la frode fondamentale su cui si basa il sistema del credito, e i lucri che consente l'abuso della fiducia dei risparmiatori e degli attivi, che col loro lavoro riempiono di vero denaro i conti di denaro vuoto, contabile, che la banca crea ex-nihilo.

Per una volta nella storia, un ebreo fece funzionare la frode a vantaggio dello Stato - senza lucro - e del popolo.

Non a caso, e senza nessuna intenzione sarcastica, Hitler gratificò Schacht del titolo di "ariano d'onore": mai definizione fu meglio meritata.

Un economista britannico, C.W. Guillebaud, ha espresso con altre parole lo stesso concetto: "nel Terzo Reich, all' origine, gli ordinativi dello Stato forniscono la domanda di lavoro, nel momento in cui la domanda effettiva è quasi paralizzata e il risparmio è inesistente; la Reichsbank fornisce i fondi necessari agli investimenti [con gli effetti MEFO, che sono pseudo-capitale]; l'investimento rimette al lavoro i disoccupati; il lavoro crea dei redditi, e poi dei risparmi, grazie ai quali il debito a breve termine precedentemente creato può essere finanziato [ci si possono pagare gli interessi] e in qualche misura rimborsato".

Con il denaro creato dal nulla a beneficio del popolo, anziché degli speculatori, la Germania - mentre il mondo gela nella recessione profonda degli anni '30 - prospera. La massa dei salari, che ammontava a 32 miliardi di marchi nel 1932, è salita nel 1937 a 48,5 miliardi: parecchio di più della massa salariale del boom pre-1929 (42,4).

E qui gli economisti, i teorici del monetarismo e della mano invisibile del mercato, aspettano al varco l'esperimento hitleriano: quell'abbondanza di potere d'acquisto nelle tasche dei lavoratori provocherà una crescita esponenziale dei consumi, e dunque una pressione al rialzo dei prezzi. Si tenga conto che quel denaro è nelle mani di milioni di uomini e donne che sono stati disoccupati per anni, e per anni hanno vissuto nella privazione: la corsa agli acquisti di generi di consumo sarà dunque inarrestabile. Non ci sarà alcuna creazione di risparmi indicata da Guillebaud. L'inflazione sembra tanto più certa, in quanto nella Germania di Hitler, fra il 1932 e il 1937, la produzione di beni di consumo aumenta poco (+39%), specie in confronto all'enorme aumento di beni di produzione, macchinari, strade, fabbriche (+ 172%). Dunque il potere d'acquisto aggiuntivo si getterà a comprare beni relativamente scarsi, accentuando la spinta all'inflazione.

Ebbene: in Germania, l'inevitabile inflazione non si verifica.

L'indice del costo della vita, pari a 120,6 nel 1932, è nel 1937 a 125,1: in cinque anni l'inflazione sale di poco più che 4 punti.

Come mai? Alla ricerca del trucco, gli economisti si sono chinati sul prelievo fiscale. Certo lo Stato nazista avrà sottratto agli operai una parte notevole del loro nuovo potere d'acquisto con tributi gravosi. In realtà, nella Germania del 1937 la percentuale del prelievo fiscale sul reddito nazionale è pari al 27,6%, appena poco di più del 26% del 1933, quando Hitler prende il potere.

Del nuovo reddito creato dalla prosperità indotta, il Reich non preleva che il 7,5%: un prelievo così mite non si

è visto mai, né prima né dopo, negli Stati più liberali. E di fatto, il rispannio dei privati in quegli anni, praticamente, si quintuplica: incoraggiato dallo Stato, ma non imposto coercitivamente.

I teorici devono dunque ricorrere a spiegazioni poco scientifiche: la naturale frugalità gennanica, la sua innata disciplina.

Per evitare un altro tennine, che spiegherebbe di più: l'entusiasmo di un popolo spontaneamente mobilitato per la propria rinascita, liberato dal giogo dei lucri bancari, che ha capito perfettamente gli scopi dei suoi dirigenti, e vi collabora con energia e creatività.

Va detto che lo stesso Schacht non credeva nel sistema che aveva messo in moto col suo trucco contabile. Devoto allievo della dottrina classica, previde che il miracolo artificiale si sarebbe sgonfiato: raggiunto il pieno impiego, lo sfruttamento totale delle risorse, gli investimenti e le spese pubbliche devono rallentare, perché da quel momento esso genera solo pura inflazione. Così dettava l'economia classica: il serbatoio di manodopera è inelastico, e ogni nuovo investimento compete offrendo sempre più alti salari a una manodopera sempre più scarsa.

E' in base a questo dogma, notiamolo, che il liberismo supercapitalista raccomanda la globalizzazione, l'internazionalizzazione dell'economia: per attingere ai serbatoi di lavoro inutilizzato e a basso costo dei paesi non sviluppati.

Dal '36 in poi, fra l'altro, le materie prime sui mercati mondiali cominciano a rincarare, rendendo più difficile il gioco economico di Hitler. E' proprio in quel momento che Schacht propone di dedicare somme maggiori alle importazioni: e ciò non tanto per migliorare il tenore di vita dei tedeschi ma - incredibilmente - per "migliorare i nostri rapporti con l'estero". Insomma: indebitiamoci un po' per far contenti gli usurai.

In quel momento invece Hitler incarica Goering, un Goering ancora giovane e attivo, di lanciare il grande piano di sostituzione delle materie prime: ciò che non si vuole importare deve essere rimpiazzato da surrogati (ersatze).

Così nascono i processi di fabbricazione della gomma e benzina sintetica partendo dal carbone, brevetti che l'America - dopo la vittoria sul Reich - si affretterà a sequestrare e a distruggere.

Di fatto, in quegli anni la Germania funziona ancor più di prima a vaso chiuso. Come l'Unione Sovietica di Stalin riduce ulteriormente le sue importazioni. In Unione Sovietica l'autarchia è raggiunta al prezzo di carestie, atrocità poliziesche e concentrazionarie. I contemporanei, dunque, suppongono che i tedeschi, messi da Hitler a lavorare per produrre beni non consumabili, siano soggetti a severe privazioni, o almeno a un regime di austerità.

Se non da schiavi di una stato totalitario, almeno da monaci guerrieri.

La realtà viene esposta da una tabella sui consumi annui' procapite ricavata dal già citato Guillebaud:

consumi tedeschi annui a testa.

Anno 1932 / 1937

farina(Kg): 44,6 / 5,4

carne: 42,1 / 45,9

lardo: 8,5 / 8,1

burro: 7,5 / 8,9

margarina: 7,8 / 5,4

latte (litri): 105,0 / 111,0

pesce: 8,5 / 12,2

patate: 191,0 / 174,0

zucchero: 20,0 / 24,0

caffè: 1,6 / 2,1

birra: 51,4 / 62,9

La tabella rivela la stupefacente realtà: la qualità dell'alimentazione tedesca migliora durante la dittatura hitleriana. Il tedesco mangia meno margarina ma più burro; cala la dieta di patate (il cibo tedesco della povertà) e aumentano farina, carne, pesce. Persino il consumo di caffè, importato, è più abbondante. In Germania, l' autarchia funziona.

Gli studiosi del miracolo tedesco si consolano, retrospettivamente, con l'idea che una simile economia a ciclo chiuso non avrebbe potuto espandersi all'infinito. Che, se durò più del previsto, fu perché la Germania, con le annessioni del 1939 e '40, ebbe a disposizione nuove fonti di lavoro e materie prime. Forse.

Tuttavia, bisogna pur riconoscere che l'economia tedesca fu messa a regime di mobilitazione totale solo dal 1943. Solo allora la Germania spinse a fondo l'acceleratore.

Albert Speer, il genio della mobilitazione economica bellica, racconta ( che nel 1943 - sotto gli incessanti, apocalittici bombardamenti - la Germania fu ancora capace di produrre 5234 locomotive, il doppio dell'anno precedente. Fra il , 41 e il '44 la produzione di munizioni triplicò, quella dei pezzi per mezzi corazzati fu quintuplicata, pur con un risparmio del 79% della manodopera e del 93% dell'acciaio impiegato (rispetto al 1941), grazie a una razionalizzazione scientifica dei processi produttivi.

E la mobilitazione della manodopera fu sempre ben lontana dalla militarizzazione attuata in Inghilterra, dove "tutte le forze del lavoro erano inquadrate in battaglioni, che venivano dislocati dove ce n'era bisogno. Tutta la popolazione civile inglese, comprese le donne, era una gigantesca armata mobile".

In Inghilterra il 61 per cento delle donne era nel' 44 impiegato nello sforzo bellico; in Germania, il 45 per cento.

Quanto ai beni di consumo, fatta 100 la produzione del 1939,in Gran Bretagna era scesa nel 1942 a 79, in Germania era a 88. Ancora a metà della guerra, il tenore di vita tedesco restava più alto di quello dei suoi nemici.

A questo punto, è inevitabile porsi la domanda: è possibile che non solo la guerra annichilatrice scatenata dalle potenze anglo-americane contro la Germania, ma la storica satanizzazione del Reich, la sua permanente damnatio memoriae, abbiano avuto come motivazione reale e occulta proprio i successi economici ottenuti da Hitler contro il sistema finanziario internazionale? E' la domanda più censurata della storia.

E' la domanda-tabù. Non oseremmo porla qui, se non l'avesse adombrata un avversario militare del Terzo Reich: J.F.C. Fuller, generale britannico.

Fuller, scomparso nel 1966, geniale innovatore della guerra corazzata, è considerato il Clausewitz inglese. Ha combattuto la Germania nella prima e nella seconda guerra mondiale. Avversario, ma leale. In un cruciale capitolo della sua opera principale, "Storia militare del mondo occidentale" (1), Fuller delineò brevemente le ragioni dell'energica rinascita economica della Germania sotto il Terzo Reich. Con limpida chiarezza.

Fuller attribuisce ad Hitler il seguente pensiero:
"La comunità delle nazioni non vive del fittizio valore della moneta, ma di produzione di merci reali, la quale conferisce valore alla moneta. E' questa produzione ad essere la vera copertura della valuta nazionale, non una banca o una cassaforte piena d'oro"- Egli [Hitler] decise dunque

1) di rifiutare prestiti esteri gravati da interessi, e di basare la moneta tedesca sulla produzione invece che sulle riserve auree.

2) Di procurarsi le merci da importare attraverso scambio diretto di beni -- baratto -- e di sostenere le esportazioni quando necessario.

3) di porre termine a quello che era chiamato "libertà dei cambi", ossia la licenza di speculare sulle [fluttuazioni delle] monete e di trasferire i capitali privati da un paese all'altro secondo la situazione politica.

4) Di creare moneta quando manodopera e materie prime erano disponibili per il lavoro, anziché indebitarsi prendendola a prestito".

Fuller pare aver compreso perfettamente la frode fondamentale, il meccanismo per cui la finanzia estrae il suo tributo perpetuo dal lavoro umano. Infatti scrive: "Hitler era convinto che, finché durava il sistema monetario internazionale [...], una nazione, accaparrando l'oro, poteva imporre la propria volontà alle nazioni cui l'oro mancava. Bastava prosciugare le loro riserve di scambio, per costringerle ad accettare prestiti ad interesse, sì da distribuire la loro ricchezza e la loro produzione ai prestatori".

E aggiunge:

"La prosperità della finanza internazionale dipende dall'emissione di prestiti ad interesse a nazioni in difficoltà economica; l'economia di Hitler significava la sua rovina. Se gli fosse stato permesso di completarla con successo, altre nazioni avrebbero certo seguito il suo esempio, e sarebbe venuto un momento in cui tutti gli stati senza riserve auree si sarebbero scambiati beni contro beni; così che non solo la richiesta di prestiti sarebbe cessate e l'oro avrebbe perso valore, ma i prestatori finanziari avrebbero dovuto chiudere bottega.

"Questa pistola finanziaria era puntata alla tempia, in modo particolare, degli Stati Uniti, i quali detenevano il grosso delle riserve d'oro mondiali, e perché il loro sistema di produzione di massa richiedeva l'esportazione del dieci per cento circa dei loro prodotti per evitare la disoccupazione.

Inoltre, poiché i metodi brutali usati da Hitler contro gli ebrei tedeschi aveva irritato i finanzieri ebrei americani, sei mesi dopo che Hitler divenne Cancelliere, Samuel Untermeyer, un ricco procuratore di New York, gettò il guanto di sfida.

Egli proclamò una "guerra santa" contro il nazionalsocialismo e dichiarò il boicottaggio economico sui beni, trasporti e servizi tedeschi".

Nei libri di economia si parla tanto del New Deal, però, ci si dimentica che il vero miracolo economico si verificò in Germania. Quando Hitler andò al potere nel 1933 oltre 6 milioni di persone (il 20 % della forza lavoro) erano disoccupate ed al limite della soglia della malnutrizione mentre la Germania era gravata da debiti esteri schiaccianti con delle riserve monetarie ridotte quasi a zero.

Oggi i tedeschi hanno il terrore che l’eccesso di debito spinga la Banca Centrale Europea a stampare grandi quantità di moneta la quale farebbe scoppiare l’inflazione.

Per questo la Cancelliera Merkel, con la sua intransigenza sul risanamento dei bilanci dei paesi europei più in difficoltà e con la sua posizione contraria verso l’emissione degli Eurobond e verso gli acquisti di titoli del debito pubblico da parte della BCE, sta spingendo l’Europa in una pericolosa recessione e in una crisi di fiducia che potrebbero avere conseguenze devastanti, come gli eccessi di pressione fiscale del governo Monti.

winston_churchiil_tasse.jpg

15 di 77 - Modificato il 07/6/2020 12:55
GIACOMINA1 N° messaggi: 3889 - Iscritto da: 03/6/2020

GIACOMINA1Risultato immagine per bandiera comunista

Forza Comunisti Long

16 di 77 - 07/6/2020 12:24
GIACOMINA1 N° messaggi: 3889 - Iscritto da: 03/6/2020

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAH

AAHAHAHwinston_churchiil_tasse.jpgAHAHAH

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH

17 di 77 - 07/6/2020 18:14
GIACOMINA1 N° messaggi: 3889 - Iscritto da: 03/6/2020

18 di 77 - 07/6/2020 18:15
GIACOMINA1 N° messaggi: 3889 - Iscritto da: 03/6/2020

McA007.jpg

19 di 77 - 07/6/2020 18:17
GIACOMINA1 N° messaggi: 3889 - Iscritto da: 03/6/2020

Analisi delle strategie di investimento attraverso il "sentiment" dei mercati finanziari

Il crollo di Wall Street del 1929

Un eccellente esempio di come il mercato possa essere animato dal comportamento della folla si ebbe in America negli anni 20'.



Quelli visti fin ora sono interessanti esempi di crollo verticale delle quotazioni, ma il crollo del 1929 oscura tutti i precedenti episodi speculativi, perché non riguarda un singolo titolo, ma l'intera borsa valori più grande del mondo: Wall Street.

Dopo la fine della prima guerra mondiale gli Stati Uniti godevano di un periodo di grande benessere, uscivano vincitori e in tutto il paese si diffondeva un benessere generale, si apriva un periodo prosperoso, di grande fiducia ed entusiasmo.

20 di 77 - 07/6/2020 18:17
GIACOMINA1 N° messaggi: 3889 - Iscritto da: 03/6/2020

Le cifre parlavano chiaro: fra il 1921 e il 1929, le industrie americane erano aumentate da 183.900 a 206.700. Erano nate le prime industrie di elettrodomestici, che con lavatrici, frigoriferi, radio ecc. avevano portato la produttività industriale nel corso del decennio al 43%, ma con i salari che erano saliti solo del 20%. Quindi la differenza fra la crescita della produttività e i salari, andava a impinguare i profitti delle aziende di ogni settore e ovviamente a far salire in una forma anomala le proprie azioni in Borsa.

La crescita convulsa, la politica del denaro facile, la febbre del profitto, contagiò un po' tutti, l'aggiotaggio dei titoli da parte degli agenti di Borsa si diffuse in poco tempo: molti operavano solo con il margin, con il quale bastava anticipare il 10% del valore totale del titolo. Ma lo squilibrio fra la produzione e il consumo, oltre l'insufficienza di mezzi di pagamento (il margin appunto) non poteva durare all'infinito. Prima o dopo qualcuno doveva pur tappare i buchi, che normalmente chiudeva da una parte aprendone altri da un'altra parte, sempre più numerosi, a catena

77 Commenti
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