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Officina Stellare (OS)

- Modificato il 05/9/2019 14:11
GIOLA N° messaggi: 25564 - Iscritto da: 03/9/2014
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1 di 2 - 05/9/2019 14:12
GIOLA N° messaggi: 25564 - Iscritto da: 03/9/2014
Officina Stellare, nel portafoglio satelliti per 11 milioni

Un piano per replicare il modello Brembo nella space economy

Con forniture di oltre 300 telescopi in lotto unico per intere costellazioni di satelliti, Officina stellare - matricola Aim con una raccolta di 5,2 milioni a valle della quotazione - si prepara un futuro sicuramente stellare, ma sempre meno da officina. L’azienda di Sarcedo (Vi), punta a un grande balzo per diventare da laboratorio artigianale del made in Italy a vero hub di fornitura internazionale per il mondo dello spazio. «Una Brembo della new space economy» spiega il ceo e cofondatore Giovanni Dal Lago, che annuncia un portafoglio ordini di circa 11 milioni, già coperto fino al 2020.

L’ambizione è diventare la prima «space factory» italiana. «Una realtà - spiega Dal Lago - in grado di realizzare prodotti per applicazioni spaziali a livello industriale. Siamo già in grado di produrre in serie, ma ora serve un cambio di paradigma, facendo in modo che, in termini di costi e di tempistica, si possa essere in grado di soddisfare in maniera strutturata le richieste del mercato. Dobbiamo andare oltre i nostri limiti attuali».

Il settore è in forte espansione, soprattutto nel segmento della new space economy, vale a dire la produzione di telescopi nel mondo dell’aerospazio, nonostante il piano industriale triennale di Officina stellare preveda una crescita in tutte i presidi dell’azienda (che comprende anche difesa e ricerca scientifica).

«Il 50% del fatturato riguarda già l’aerospazio - spiega Dal Lago - e per il futuro questa quota dovrebbe leggermente aumentare». Si tratta di sfruttare la crescente standardizzazione del business spaziale. «Non è più l’epoca dello sbarco sulla luna - spiega il ceo -. Non esistono più missioni no budget, ma tanti progetti, magari di dimensione ridotta, che richiedono specializzazione e focalizzazione. Noi abbiamo le competenze e, a differenza di molti nostri competitor, possiamo sfruttare la leva competitiva rappresentata dal fatto di essere smart nei tempi e nei costi». Grazie alle risorse raccolte con la quotazione l’azienda intende «aumentare - spiega Dal Lago - produttività e qualità. Ci servono macchine nuove e risorse umane specializzate». Per quanto riguarda le competenze di prodotto, l’azienda non è alla ricerca di particolari occasioni nel mercato dell’m&a.

Officina stellare prevede di chiudere il 2019 con un valore della produzione di 8,120 milioni e un ebitda di 2,936 milioni, più che raddoppiato rispetto agli 1,115 milioni dell'ultimo esercizio. Nei piani cè anche il raddoppio dell’organico attuale.
officina-stellare_aerospace_8-kiN--1020x
https://www.ilsole24ore.com/art/officina-stellare-portafoglio-satelliti-11-milioni-ACafJrh
2 di 2 - 05/9/2019 14:19
GIOLA N° messaggi: 25564 - Iscritto da: 03/9/2014
Officina Stellare: i telescopi della Nasa “made in Vicenza”

Guardare il cielo è una seduzione antica quanto l’uomo. A meno che non siate Officina Stellare, Pmi vicentina quotata in Borsa – col botto – lo scorso 26 giugno; in questo caso gli orizzonti scrutati sarebbero anche economici. “Credo che la nostra filosofia, sintesi di ricerca e necessità di fare business, abbia convinto gli investitori, capaci di vedere le opportunità di un’azienda ad alta tecnologia in un settore esplosivo come la new space economy”.

Se lo spiega così, Giovanni Dal Lago, amministratore delegato della società, il debutto sul mercato Aim di Officina Stellare: il prezzo di chiusura del titolo è stato di 9,26 euro (un aumento del 54,33% del prezzo di offerta di 6 euro), per una capitalizzazione post Ipo di circa 33 milioni. Parafrasando l’attività aziendale, è stato uno sguardo fra le stelle. Fondata a Sarcedo, sopra Vicenza, dal presidente Riccardo Gianni, da Gino Bucciol (chief business development officer) e da Dal Lago – compagine cui si è aggiunto nel 2012 il socio e consigliere Fabio Rubeo – Officina Stellare è infatti specializzata nella progettazione e nella produzione di telescopi e strumentazione ottica e aerospaziale di fascia alta, sia ground-based (per osservazioni dalla Terra) che space-based (dallo spazio), per finalità scientifiche, di ricerca o legate alla difesa. Ha una quarantina di dipendenti, “fra ingegneri aerospaziali, meccanici e dei materiali, fisici e astronomi”, e conta di raddoppiarne il numero in un paio d’anni. “Tutto è partito nel 2009”, continua Dal Lago, “dall’esperienza in campo astronomico di tre appassionati. Da allora Officina Stellare si è spostata dalla realizzazione di telescopi di elevate prestazioni ma non professionali alla produzione di attrezzature per istituti di ricerca, spaziali e università”. Detto altrimenti, l’azienda è una delle poche al mondo a controllare l’intera filiera verticale. Non è un caso che fra i suoi clienti spicchino agenzie come la Nasa e l’Istituto coreano di ricerca aerospaziale (il Kasi), realtà accademiche come il Mit e la Princeton University, o la United States Air Force Academy, Airbus, l’Aeronautica italiana e aziende del gruppo Leonardo.

Nel settore definito tradizionale, Officina Stellare costruisce strumenti per l’osservazione del Sole e dei pianeti extra solari, oltre a sistemi di difesa anti drone. Nella cosiddetta new space economy, la sua attività spazia dall’osservazione della Terra al monitoraggio degli space debris, la “spazzatura spaziale”, e dei satelliti attivi.

Proprio questi ultimi ambiti, secondo Dal Lago, saranno fra i più proficui nei prossimi anni. “È un mercato in radicale cambiamento: da una parte è stimolato dall’esigenza globale di accedere allo spazio per tutte quelle applicazioni che hanno bisogno di comunicazione, si pensi all’Iot (Internet delle cose ndr). Dall’altra registra una contestuale riduzione dei costi, dovuta a nuovi player privati. Diventa allora necessario avere un’infrastruttura che consenta di monitorare gli oggetti in orbita. A oggi esistono data base incompleti e non così precisi, d’altronde non è detto un governo sia disposto a far sapere dove posiziona i propri satelliti”.

Non solo. “Oggi la new space economy abbraccia uno spettro di attività sempre più ampio, dai lanciatori ai sistemi di comunicazione. Officina Stellare produce telescopi, strumenti che hanno applicazioni fino a pochi anni fa inimmaginabili”. Il che smentisce l’idea di grossi cannocchiali per l’osservazione del cielo: “è una descrizione riduttiva. Tecnologia e applicazioni fanno sempre di più la differenza: si pensi all’Earth imaging, cioè all’osservazione della Terra dallo spazio per la sorveglianza, l’uso in campo agricolo, il monitoraggio dell’inquinamento o dei confini, ma anche alla business intelligence necessaria alla sua gestione. Uno dei nostri clienti ha creato un’infrastruttura per l’analisi dei dati che permette di capire, per esempio, come le persone si muovano nei centri urbani, nelle stazioni, o nei centri commerciali. Buona parte dell’analisi è dedicata proprio alle immagini spedite dai telescopi”. È la conferma di quella potenzialità intravista dagli investitori: “Senza dimenticare la laser communication. Oggi la comunicazione tradizionale ha problemi di velocità e saturazione, soprattutto a fronte della mole crescente di dati che dallo spazio si riversa sulla Terra. Per questo si usa la comunicazione ottica, che attraverso fasci di luce modulati consente una banda passante e una velocità di trasferimento molto maggiori. Ebbene, la comunicazione laser sfrutta antenne ottiche, nient’altro che telescopi. Un ambito in cui siamo attivi e che costituirà il futuro della comunicazione”.

Lo confermano i bilanci: Officina Stellare ha visto i ricavi passare dai 2,1 milioni di euro del 2016 ai quasi cinque del 2018 e prevede di raggiungere nel 2020 quota 13 milioni (con Ebitda di 4,44 milioni), “per il 92% legati a commesse estere”. Eppure sembra non sia trascorso tanto tempo dal primo progetto importante, “Sofia” nel 2012, quando la Nasa volle un telescopio scientifico da montare su un Boieng 747. “A dire il vero”, prosegue Dal Lago, “a me non ne sembra passato molto nemmeno da quando vidi, ancora ragazzo e con il primo telescopio comprato con i miei soldi, Saturno. Quando lo inquadro, provo le stesse emozioni di allora”.

A proposito, nato a Thiene nel 1964, Dal Lago si definisce un autodidatta. Appassionato di fotografia e astronomia – diverse sue foto vennero pubblicate su riviste come Sky&Telescope, Astronomy e Ccd Astronomy -, ha un pianetino dedicato, il “(15950) Dallago”, e un passato nell’editoria: nel 2002, con Margherita Hack e Corrado Lamberti, fondò e poi diresse Le Stelle, rivista tuttora in edicola. “L’emozione non è mai tramontata, solo che oggi la devo anche ai nostri dipendenti”. Siano il cielo, Saturno o il business, in fondo è tutta questione di come li si guarda.



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https://forbes.it/2019/08/31/telescopi-officina-stellare/
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