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Terna (TRN)

- 28/11/2006 00:21
Socrate_68 N° messaggi: 2359 - Iscritto da: 13/5/2005
Grafico Intraday: TernaGrafico Storico: Terna
Grafico IntradayGrafico Storico
Ciao
Domanda da inesperto.
..Acquisizione da parte di TERNA dell'intero capitale di Edison Rete e del 99,99% delle azioni di Aem Trasmissione...
Come mai un calo improvviso? E' stata la notizia la causa? Le maggiori attivita' di TERNA non dovrebbero causare invece una risalita?
Che parere avete sul titolo?
Grazie a tutti

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534 Commenti
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521 di 534 - 06/3/2017 21:35
Forrex_Gump N° messaggi: 1 - Iscritto da: 06/3/2017
Domani Terna bella salita...
522 di 534 - 06/4/2017 16:30
GIOLA N° messaggi: 25616 - Iscritto da: 03/9/2014
La marcia silenziosa dell’ auto elettrica

di Laura Magna

Il mondo va verso un nuovo paradigma della mobilità: eco, smart, alimentata da energia rinnovabile. In previsione di un mercato dalle prospettive interessanti per i veicoli elettrici, al via realizzazioni e progetti per migliorare la rete distributiva per la ricarica.

L’anno scorso hanno superato la fatidica soglia di un milione. Sono le auto, autobus, scooter e altri mezzi a trazione elettrica e ibrida circolanti complessivamente sulle strade del mondo. Undici anni fa il parco veicoli elettrici veniva misurato in centinaia, su scala globale, e fino a due anni fa solo la metà dello stock attualmente esistente viaggiava sulle strade.

Secondo i dati del Global EV Outlook del 2016, lo studio dedicato dell’ OECD/IEA, l’Agenzia Internazionale dell’ Energia, la quota di mercato delle auto elettriche sul totale dei mezzi di trasporto ha superato l’1 per cento, l’anno scorso, in ben sette paesi : Norvegia, Olanda, Svezia, Danimarca, Francia, Cina e Gran Bretagna.

Crescita-auto-elettriche.jpg

Al top della classifica come antesignani del progresso elettrico stanno percentualmente la Norvegia e l’ Olanda (rispettivamente 23 e 10 per cento), ma soprattutto sono significativi i dati assoluti che indicano un vero e proprio boom della Cina. Il Paese è diventato rapidamente il principale mercato mondiale dopo gli Stati Uniti oltrechè il principale utilizzatore di e-scooters e di e-bus. Secondo la IEA, nel 2020 i veicoli elettrici raggiungeranno i 20 milioni su scala globale. E in Italia, quanti ne vedremo sulle strade in un prossimo futuro?


L’auto elettrica in Italia: previsioni troppo rosee?

Per l’anno 2020 la previsione è di avere un parco circolante sulle strade italiane che varia dalle 70mila alle 130mila unità. Il dato è contenuto nell’ ultimo recente Rapporto e-mobility elaborato dal MIP, la Business School del Politecnico di Milano.
In linea con il trend mondiale si prevede dunque una crescita esponenziale da qui a tre anni. Considerando che nel 2016 le auto elettriche vendute nel Bel Paese sono state 8000, lo 0,1% del totale, la stima è che la quota di mercato potrebbe arrivare quota 2% entro il 2020.

Non è una previsione un po’ ottimistica? I dati più conservativi del primo scenario, che si attestano a 70.000 veicoli circolanti nel 2020, vedrebbero una crescita del mercato delle auto elettriche del 300% rispetto al 2016, con un controvalore che arriverebbe fino a 2,4 miliardi di euro contro i 75 milioni dell’anno scorso. In questo caso, contemporaneamente alla crescita del parco circolante elettrico dovrebbero essere attivati circa 63.000 punti di ricarica privati, quasi 9.000 colonnine pubbliche e oltre 1.500 punti di ricarica rapida.

Il secondo scenario, quello che arriva a indicare in 130.000 le auto elettriche circolanti nel 2020 prende in considerazione anche l’effetto traino della presenza di più punti di ricarica come fattore incentivante all’ utilizzo. Con un numero fino all’85% superiore alla prima ipotesi i punti di ricarica privati diventerebbero 117.000, circa 9.000 le colonnine di ricarica pubbliche e 4.000 i punti di ricarica rapida. ENEL, l’ azienda multinazionale produttrice e distributrice di energia elettrica e gas più importante in Italia, non crede che queste stime siano troppo ottimistiche: recentemente ha siglato un accordo per fornire il suolo italiano di colonnine di ricarica rapida, dando fede quindi ai dati che indicano una crescita esponenziale. Ma restiamo con i piedi per terra e vediamo qual è la situazione attuale e la tendenza del mercato dell’ auto elettrica in Europa. I dati li fornisce l’Acea, Associazione delle case automobilistiche europee.


Lo stato dell’ arte: il trend europeo e quello italiano

Nel quarto trimestre del 2016, le auto elettriche hanno avuto un rallentamento nelle vendite in Europa (-16,5% un dato tuttavia da confrontare con un ultimo trimestre 2015 particolarmente brillante, a 160,5%). Se invece allarghiamo lo sguardo alle auto ibride, le vendite segnano un aumento di oltre il 25%. E’ forse un segnale che il mezzo elettrico tout court non è ancora giudicato valido dal consumatore? Prendendo in considerazione i cinque maggiori mercati europei, vediamo che Spagna (+49,4%), Germania (+21,9%) e Regno Unito hanno segnato sostanziali incrementi nel trimestre sulla categoria generale dei veicoli a carburante alternativo, domanda spinta completamente da veicoli ibridi ed elettrici.

L’Italia ha fatto peggio, per effetto del calo di vendite di veicoli a propano o a gas (-3,5%) solo in parte compensato dall’aumento nelle auto elettriche (+41,1%) e nelle ibride (+41,3%). Questo ultimo dato è molto interessante e sembra confermare quello del Politecnico di Milano: le auto elettriche in Italia crescono e lo fanno a ritmo sostenuto, anche se con numeri assoluti ancora troppo bassi rispetto ad altri paesi europei.

Quindi un dato parzialmente positivo, anche se la mancanza di incentivi all’acquisto per veicoli che, a parità di condizioni, costano tra i 7 e i 10mila euro in più rispetto a quelli ad alimentazione tradizionale o a gas/metano, e la carenza di colonnine di ricarica, sono pre-condizioni negative per lo sviluppo di un mercato che deve raggiungere una massa critica tale da innescare, anche in termini culturali, una diffusione capillare di questo prodotto. Sul fattore rete distributiva dell’energia per la ricarica qualcosa si sta però movendo.


ENEL : il progetto EVA+

«Eva+ sta per Electric Vehicles Arteries – spiega Dianamaria Pacchioni, responsabile Innovation e New Business Mercato Italia di ENEL -. E’ un progetto finanziato al 50% da fondi pubblici della Commissione europea attraverso l’agenzia INEA, (Innovation and Networks Executive Agency) e per l’altra metà da partner privati, costituiti da case automobilistiche come Nissan, Renault, Bmw, Volkswagen e dall’utility austriaca Verbund ». EVA vale 4,2 milioni di euro ed è coordinato da ENEL. L’obbiettivo è arrrivare nel corso di tre anni all’installazione 200 stazioni di ricarica veloce “multi‐standard” in grado di offrire tutti gli standard (CSS Combo 2, CHAdeMO o la ricarica in c.a.) in una sola colonnina. Delle 200 colonnine previste dal progetto, ENEL ne installerà 180 in Italia mentre Smatrics, società affiliata di Verbund, 20, tutte in Austria. La tecnologia delle colonnine Fast Recharge Plus è stata interamente sviluppata da ENEL e permette di ricaricare in 20 minuti due veicoli elettrici contemporaneamente, per un totale di 360 auto elettriche caricate simultaneamente.


Piu’ punti di ricarica veloce e in situazioni non tradizionali

Oltre alla velocità di ricarica, l’altro elemento qualificante di EVA, ai fini della diffusione della mobilità elettrica, è la volontà di allargare il disegno geografico della rete di rifornimento, e nel contempo aumentare la sua capillarità :«Questo progetto sperimentale mira a far uscire la mobilità elettrica dai confini urbani in cui è stata costretta finora: le colonnine che installeremo saranno multifornitore e funzioneranno per chi è cliente di diversi vendors, di modo che cada la costrizione per l’automobilista a cercare il proprio distributore ogni volta», continua Pacchioni.

Ma l’operazione non si limiterà all’installazione di colonnine: è prevista infatti la sperimentazione di soluzioni tecnologiche innovative che consentiranno di analizzare le necessità dei clienti per individuare i migliori punti in cui installare le stazioni di ricarica. Un altro elemento base è garantire l’uniformità dell’ accesso nei diversi paesi europei :«EVA+, collegando i grandi centri urbani e assicurando la ricarica veloce dei veicoli elettrici secondo gli standard tecnici internazionali, garantirà l’interoperabilità del servizio di ricarica oltrefrontiera».

«I possessori di veicoli elettrici potranno effettuare viaggi di lunga distanza sia in Italia che, per ora, in Austria – continua Pacchioni -. Insomma, ci saranno sistemi che consentiranno all’utente di identificare la colonnina, di essere guidato a destinazione una volta verificata la disponibilità. Sistemi che registreranno i dati comportamentali dei clienti rispetto al servizio, e che serviranno a raccogliere dati preziosi su durata ed evoluzione delle batterie».


Il progetto EVA+: a settembre al via

Questa disponibilità mira a facilitare un cambiamento di mentalità: implica che si consideri la possibilità di uscire da casa «con la batteria già carica, e che l’auto si possa ricaricare senza problemi ». Come procede il progetto, da questo punto di vista? «A oggi, siamo in fase di selezione delle stazioni che ospiteranno le colonnine fast charge. La loro installazione partirà a settembre di quest’anno con l’obiettivo di considerare non solo le stazioni di servizio (finora ne abbiamo individuate 380 su tutto il territorio nazionale), ma di allargare l’ambito di localizzazione, offrendo il servizio di ricarica anche in altri luoghi privati aperti al pubblico, come cinema e supermercati, mall ma anche ristoranti. Insomma – esemplifica Pacchioni -se viaggio tra Roma e Milano con un’auto elettrica e devìo dall’autostrada per andare al ristorante mi aspetto di avere una colonnina di ricarica veloce anche nel parcheggio ». Basterà tutto questo per innescare un cambiamento nella considerazione della mobilità elettrica?


Un incentivo fiscale per l’acquisto dell’ auto elettrica

«L’infrastruttura è uno degli elementi: deve essere facile, aperta, digitale e disponibile – precisa Pacchioni -.Il secondo elemento è l’ auto elettrica, che ha ancora un costo superiore rispetto a un’auto tradizionale a parità di altre caratteristiche. In tutti i Paesi in cui le vendite crescono ci sono incentivi statali. Noi stessi stiamo cercando di spingere le istituzioni a incentivare l’acquisto e sono allo studio molti modi per cercare di diminuire il total cost ownership: uno di questi può essere rappresentato dalle detrazioni fiscali che andrebbero a ricompensare l’utente di un comportamento ecologicamente virtuoso, visto che l’ auto elettrica contribuisce in generale alle riduzioni dell’emissione di CO2».

«Per fare solo un esempio, con un’auto elettrica come la Nissan Leaf che ha un’autonomia di 250 km, è possibile contribuire a una riduzione di 1500 kg di CO2. Molto di più che con caldaia e infissi, che sono incentivati al 55%.» Tra gli altri elementi che dovrebbero spingere il mercato, ci sono quelli relativi alla convenienza personale per il proprio budget: «Sono auto- aggiunge Pacchioni – con costi di manutenzione molto bassi , il rifornimento costa 7 euro in luoghi di ricarica pubblici o la metà a casa ». In più il momento è opportuno per una ristrutturazione del parco del trasporto pubblico su gomma: «I bus italiani hanno una vita di 10,5 anni, contro media europea di 7 anni. Sono vecchi, hanno costi di manutenzione alti, oltre a essere altamente inquinanti. Passare all’elettrico può essere una soluzione e un aiuto».


Più auto, più colonnine di rifornimento..più energia elettrica disponibile?

Ma la strada alla mobilità elettrica va percorsa con attenzione, poiché la piena attuazione di questo tipo di soluzione, e i vantaggi che porta con sè, non possono mettere in crisi il meccanismo di erogazione dell’energia elettrica, aggiungendo necessità imprevedibili che incidano negativamente sulla gestione dell’offerta energetica oggi esistente. «Già qualcuno profetizza black out spaventosi se tutti dovessimo comprare auto elettriche – avverte Marco Congiatu, Head of Business Development at Electro Power Systems Group, fondata nel 2005 in Italia e incubata dal Politecnico di Torino, ora con sede centrale a Parigi e quotazione all’Euronext, 7 milioni di fatturato e 100 dipendenti -. Il rovescio della medaglia di una diffusione capillare della mobilità elettrica – dice Congiatu – potrebbero essere i problemi sulla rete, tenendo presente che già oggi stiamo assistendo a una situazione di turbolenza generata dalla presenza di una una massiva quantità di impianti di energie rinnovabili ».

«E’ indubbio che segnali di grande instabilità- prosegue Congiatu – ci sarebbero anche con l’auto elettrica: il sistema elettrico è un sistema fisico dove l’energia viene prodotta e consumata nello stesso istante. Aumentare il consumo istantaneo che potrebbe essere associato ai veicoli che assorbono energia dalla rete in momenti specifici della giornata andando a incrementarla in maniera importante, aggiungerebbe instabilità rispetto a quella già prodotta dalle rinnovabili ».

«Qui siamo nell’ambito del mercato dei servizi di consegna dell’energia, di dispacciamento – precisa Congiatu – : TERNA, che è il gestore della rete, demanda in questi casi a chi fa generazione di aumentare la produzione di energia. Il mercato di dispacciamento è enorme e con le rinnovabili in alcuni trimestri del 2016, in particolare il primo, c’è stato incremento costato alla popolazione un miliardo di euro».


Batterie per stabilizzare la rete

Impressionante: possiamo solo immaginare i costi economici di un sovraccarico di rete se il sistema non sarà adeguato a un maggiore consumo prima che le auto elettriche prendano piede. Una delle soluzioni al presente potrebbero essere le batterie che offrono servizi di stabilizzazione alla rete. «EPS collabora già al progetto Storage Lab di TERNA – spiega Congiatu – con colossi come Toshiba e GE che producono batterie e sistemi per l’energia: l’obiettivo è usare batterie per rendere il sistema dell’energia rinnovabile, che è discontinuo, un sistema stabile» .

Nel polo di Codrongianos, in provincia di Sassari, TERNA ha già reso operative oltre 7 MW di ultra batterie di sette differenti tecnologie. «Noi ci occupiamo di fornire sistemi che gestiscono le batterie – spiega Congiatu – in modo da dispacciare questi servizi. E queste batterie che stabilizzano la rete saranno molto importanti per affrontare il problema di sovraccarico della rete quando ci saranno molte più auto elettriche. Ma le auto elettriche potrebbero essere anche un’opportunità, sono potenzialmente batterie con 4 ruote».

L’ auto elettrica che eroga energia

Insomma, da un lato si deve rafforzare la rete per prepararla al maggior consumo di energia che verrà con la diffusione dell’alimentazione elettrica, dall’altro si deve lavorare in una prospettiva futuristica sul veicolo, « che deve essere sviluppato in maniera intelligente – spiega Congiatu – in modo che sia in grado non solo di assorbire ma di erogare energia, grazie a un equipaggiamento con inverter bidirezionali in grado di interpretare i segnali che arrivano dalla torre di trasmissione, capire cioè se l’energia deve prenderla o erogarla.»

Chi potrà avvalersi dell’erogazione dei servizi di macchine dotate di questa capacità di accumulo? «Utenti domestici – spiega Congiatu, potranno utilizzare le macchine come sistema di backup: non solo per muoversi quindi, come auto, ma anche per l’efficientamento energetico, attingendo all’energia della batteria. E poi utenti industriali – aggiunge – che potrebbero avere in disponibilità un parco di veicoli potenzialmente elettrico. Anche gli enti pubblici preposti a gestire i bus elettrici potrebbero regolarizzare la rete in maniera ottimale dando il loro contributo per risolvere i problemi delle micro-interruzioni di rete negli stabilimenti energivori, micro-interruzioni che creano danni rilevanti». Sono solo due esempi di uno scenario futuro a dir poco “elettrizzante“.

3mw39
523 di 534 - 30/5/2017 11:28
ENZOMASSIMI N° messaggi: 770 - Iscritto da: 28/2/2012
Vi consiglio Dmail leggete le news . Concordato preventivo risolto cambio nome e tutto nuovo
524 di 534 - 07/7/2017 16:41
bonsaro1 N° messaggi: 275 - Iscritto da: 30/12/2013
Terna: ☺
525 di 534 - 12/7/2017 18:07
bonsaro1 N° messaggi: 275 - Iscritto da: 30/12/2013
Evvaiiiii
526 di 534 - 14/11/2017 09:31
rampani N° messaggi: 70500 - Iscritto da: 03/9/2007
MONEYMONEYMONEY...
KOMPLALEEEEEE in apeltula


https://youtu.be/qMxX-QOV9tI
527 di 534 - 07/2/2018 15:30
GIOLA N° messaggi: 25616 - Iscritto da: 03/9/2014
Terna, Equita: in vista una migliore politica dei dividendi

L'autorità dell'energia ha dato il via libera al piano di investimento relativo al 2017, chiedendo però ulteriori dettagli per quanto riguarda le interconnessioni internazionali. Il piano di Terna sarà presentato il 22 marzo ed Equita si attende un'accelerazione significativa dei capex a 4,9 mld di euro nel periodo 2018-2022, ma senza sacrificare il dividendo (yield al 5,4% quest'anno)

di Francesca Gerosa

Il titolo Terna rimbalza a Piazza Affari (+0,85% a 4,608 euro) dopo che l'autorità dell'energia (Arera) ha dato il via libera al piano di investimento annuale relativo al 2017, chiedendo però ulteriori dettagli per quanto riguarda le interconnessioni internazionali. In particolare, sull'interconnessione Sardegna-Corsica-Italia il regolatore ha affermato che la Francia dovrebbe contribuire maggiormente al costo di questa interconnessione che prevede 665 milioni di euro di capex a carico dell'Italia e solo 35 milioni a carico della Francia.

Una considerazione simile è stata fatta per la costruzione del cavo Italia-Tunisia nel 2022-2023 che dovrebbe comportare un investimento di 600 milioni di euro, dovrebbe essere completato nel 2022/2023 e porterebbe benefici anche ai Paesi nordafricani. E anche sul secondo cavo di collegamento con il Montenegro, che dovrebbe entrare in esercizio nel 2026 (il primo è in costruzione e dovrebbe essere consegnato nel 2019), il regolatore ha chiesto a Terna di inviare un'analisi costi-benefici entro il 30 aprile 2018.

L'Autorità, quindi, ha chiesto "lo sviluppo di un quadro informativo più completo che evidenzi il beneficio per ciascun Paese coinvolto al fine di allocare meglio i relativi costi di sviluppo, nonché la prova della sua utilità non solo per il sistema elettrico italiano, ma più in generale per l'intero sistema europeo, quindi i profili di investimento che devono essere indirizzati presso l'appropriata sede europea". Di conseguenza, l'intervento dovrebbe essere lasciato "in valutazione" e non "programmato", come attualmente previsto dal piano.

Infine, Terna aveva proposto 16 acquisizioni di piccole parti della rete da includere nella rete di trasmissione nazionale (RTN). Il regolatore ha detto che queste dovranno essere incluse nel prossimo piano per avere maggiori informazioni sulle transazioni. Il piano di Terna sarà presentato il 22 marzo e gli analisti di Equita si attendono un'accelerazione significativa dei capex a 4,9 miliardi di euro nel periodo 2018-2022, +22% rispetto al piano 2017-2021 a 4 miliardi, con una buona visibilità anche sui capex di lungo termine (transazione del sistema verso le rinnovabili) e un miglioramento della politica dei dividendi (yield al 5,4% nel 2018 con un dividendo atteso a 24,4 centesimi di euro per azione). In attesa del nuovo piano, Equita ha confermato il rating hold e il target price a 5,6 euro sul titolo Terna e Mediobanca Securities neutral con un prezzo obiettivo a 4,80 euro.

6kg3t
https://www.milanofinanza.it
528 di 534 - 20/2/2018 17:43
GIOLA N° messaggi: 25616 - Iscritto da: 03/9/2014
Terna, cala più del previsto il debito a 7,8 miliardi

Merito della generazione di cassa. Il consenso si aspettava un indebitamento di 8,2 mld. In linea alle attese, come emerso dai dati preliminari 2017, i ricavi a 2,25 mld (+7%) e l'ebitda (+3,9%) a 1,6 mld | l consenso vede salire il debito a 8,2 mld, Imi: notizia scontata

di Marco Sasso

Cala più del previsto il debito di Terna nel 2017. Sulla base dei dati preliminari approvati oggi dal consiglio di amministrazione della società, al 31 dicembre l'indebitamento finanziario è risultato pari a 7,8 miliardi euro, in diminuzione di 0,2 miliardi per effetto della buona generazione di cassa registrata nel corso dell'esercizio, e migliore delle attese del consenso, che si aspettava, invece, un livello di indebitamento di 8,2 miliardi di euro.

I ricavi consolidati sono risultati pari a circa 2,25 miliardi di euro, in aumento del 7,14% rispetto ai 2,1 miliardi di euro del 2016 e in linea con le attese del consenso Bloomberg che si aspettava un valore di 2,247 miliardi. La variazione, ha spiegato la società, è imputabile, oltre che al completamento degli investimenti programmati, alla crescita del portafoglio di asset remunerati a seguito dell’integrazione della porzione di Rete di Trasmissione Nazionale acquisita a fine 2015 dal Gruppo Fsi.

L'ebitda si è attestato a 1,6 miliardi di euro, migliorando del 3,89% rispetto all'anno precedente e risultando poco al di sopra del consenso di 1,589 miliardi, grazie alla crescita del perimetro degli asset regolati remunerati. Infine, sul fronte degli investimenti totali, nel 2017 il gruppo ha registrato un valore di oltre 1 miliardo di euro, in crescita rispetto ai circa 0,9 miliardi del 2016.

Mentre i risultati definitivi e il nuovo piano industriale 2018-2022 saranno presentati il prossimo 22 marzo. Il titolo Terna però non decolla in Borsa e scambia in ribasso dello 0,35% a 4,512 euro.
6p6dh
https://www.milanofinanza.it
MODERATO Franco Cecchino (Utente disabilitato) N° messaggi: 681 - Iscritto da: 10/11/2017
530 di 534 - 18/6/2018 11:03
ENZOMASSIMI N° messaggi: 770 - Iscritto da: 28/2/2012
Segnalo risanamento che sta partendo dopo anni di nulla
MODERATO Aleandra Spagola (Utente disabilitato) N° messaggi: 146 - Iscritto da: 09/9/2018
MODERATO Franco Cecchino (Utente disabilitato) N° messaggi: 681 - Iscritto da: 10/11/2017
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