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Unicredit (UCG)

- Modificato il 06/8/2017 09:59
GIOLA N° messaggi: 24795 - Iscritto da: 03/9/2014
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UNICREDIT CON GRAFICO AFTER HOURS

 





https://www.unicredit.it/it/privati.html



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85 Commenti
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1 di 85 - 06/8/2017 10:01
GIOLA N° messaggi: 24795 - Iscritto da: 03/9/2014
Unicredit, raffica di promozioni dopo la semestrale

Non si sono fatte attendere le indicazioni delle banche d’affari su Unicredit dopo la diffusione dei risultati del primo semestre del 2017. Mediobanca e Jp Morgan hanno alzato il target price sull'istituto, portandolo a 22 euro, in seguito al miglioramento delle stime sull’utile per azione per i prossimi trimestri.

Entrambe le banche d’affari hanno confermato il giudizio “Outperform” (farà meglio del mercato). Per lo stesso motivo Equita sim e Jefferies hanno incrementato a 20,7 euro e a 21 euro per azione la valutazione su Unicredit; le due banche d’affari hanno ribadito il giudizio “Buy” (acquistare).

Indicazione simile da Banca IMI, che ha portato da 19,2 euro a 20 euro il target price sulla banca, in seguito al miglioramento della stima sull’utile per azione per l’esercizio in corso; gli esperti hanno confermato il giudizio “Add” (aggiungere).

Société Générale ha incrementato da 17 euro a 18 euro per azione la valutazione su Unicredit, in seguito al miglioramento delle stime sull’utile per azione per il biennio 2018/2019; gli esperti hanno confermato il giudizio “Hold” (mantenere).

Sulla stessa lunghezza d’onda Morgan Stanley, che ha aumentato a 18,5 euro il prezzo obiettivo sull’istituto. Deutsche Bank, invece, si è limitata a rivedere le stime sull’utile per azione per il biennio 2017/2018, aumentando quelle per l’esercizio in corso e diminuendo quelle per il prossimo anno; gli esperti hanno confermato il target price di 19,2 euro e l’indicazione di acquisto delle azioni.

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2 di 85 - 10/1/2018 15:32
GIOLA N° messaggi: 24795 - Iscritto da: 03/9/2014
Moody's promuove Unicredit su target piano

Dopo Fitch un'altra agenzia conferma i rating pur migliorando l'outlook. Per Moody's la banca milanese ha le possibilità di raggiungere gli obiettivi al 2019

di Rosario Murgida

Unicredit ha ricevuto una nuova promozione da una delle principali agenzie di rating internazionali. Positiva la reazione in Borsa, dove in questo momento Unicredit mette a segno un rialzo di oltre lo 0,7%.

Nello specifico Moody's ha confermato i rating della banca milanese, come peraltro deciso anche da Fitch a metà dicembre, ma ne ha migliorato l'outlook alzandolo da "stabile" a "positivo".

La conferma dei rating a lungo termine Baa1, a breve termine Prime-2 e individuale (Bca) ba1, ha spiegato l'agenzia, "riflette i progressi di Unicredit nel ridurre i rischi patrimoniali", in linea con le aspettative della stessa Moody's e in coerenza con gli attuali giudizi. Il miglioramento dell'outlook suggerisce invece una "maggiore fiducia" nella capacità di Unicredit di raggiungere gli obiettivi del piano industriale al 2019 determinando così "un profilo di solvibilità più solido".

Il miglioramento delle prospettive segue di poche settimane la presentazione dell'aggiornamento del piano industriale "Transform 2019". Nel corso di una presentazione a Londra alla comunità finanziaria, sono stati confermati gli obiettivi chiave del piano, tra cui un Rote superiore al 9%, con un profilo di rischio in miglioramento, e un CET1 ratio fully loaded "ad un livello maggiore del 12,5%". In quell'occasione l'amministratore delegato Jean Pierre Mustier aveva anche ribadito l'intenzione di ridurre il target dei crediti deteriorati lordi di Gruppo di ulteriori 4 miliardi e annunciato la decisione di aumentare il dividendo per l'esercizio 2019 al 30%.

"Transform 2019 - aveva spiegato Mustier - costituisce la base di una strategia di lungo termine, che guarda al futuro per cogliere opportunità e trarre vantaggio dal cambiamento nel panorama bancario e nel comportamento dei clienti. Grazie all'impegno di tutti i colleghi in UniCredit, siamo convinti di raggiungere i nostri obiettivi di Transform 2019, contribuendo insieme a rendere UniCredit una banca paneuropea vincente".

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3 di 85 - 10/1/2018 15:51
ALDEBARAN1965 N° messaggi: 713 - Iscritto da: 12/12/2012
Un altro forum di Unicredit.
Benissimo.
4 di 85 - 13/1/2018 13:30
GIOLA N° messaggi: 24795 - Iscritto da: 03/9/2014
Bonomi (Investindustrial): alle banche servono aumenti capitale per 10 mld

Per il finanziere "tutti lo sanno ma non lo dicono. E reperire mezzi freschi non sarà facile"

Alle banche italiane servono subito aumenti di capitale fino a 10 miliardi. "Tutti lo sanno, ma non lo dicono". Parola di Andrea Bonomi, fondatore di Investindustrial, che in un'intervista al quotidiano La Stampa si è pronunciato su diversi temi, senza tralasciare le banche che evidentemente secondo lui rappresentano ancora un tallone d'Achille. Tanto più che per il resto il suo "outlook" è positivo.

"Questo è un buon momento per l'Italia. Il Paese è in crescita" mentre "i nostri competitori diretti hanno situazioni delicate da gestire: l'Inghilterra con la Brexit, la Spagna alle prese con la Catalogna, la Germania che stenta a creare un governo. Noi sembriamo un Paese potenzialmente tranquillo, anche se arriviamo all'ultimo momento a prendere la coda di una crescita di cui gli altri hanno goduto negli ultimi anni. Presumibilmente ci restano 2-3 anni buoni, non sprechiamoli. L'aver perso la prima parte di crescita è già un danno gravissimo".

Bonomi non crede "che un imprenditore investa o non investa aspettando le elezioni. Sono importanti, ma non rappresentano una questione decisiva. Non danneggeranno l'appetito a investire in Italia nel breve termine. Gia' oggi 1,9 miliardi, pressappoco il 40%, degli oltre 5 miliardi di investimenti che abbiamo, sono in Italia. Nel solo dicembre scorso abbiamo realizzato tre investimenti in Europa: la prima è stata l'italiana Ceme, leader mondiale nella produzione di pompe e valvole".

Alla domanda su quali settori punterete, Bonomi risponde: "Abbiamo una liquidità di 1,7 miliardi e intendiamo rimanere liquidi perché crediamo che gli anni buoni per gli investimenti debbano ancora arrivare. Verranno fuori occasioni anche inaspettate. Sono tanti i settori che necessitano di ristrutturazione. In Italia c'è una frammentazione eccessiva delle imprese. Il design ci interessa molto e poi l'industria".

Poi l'affondo sulle banche. Bonomi ritiene che le banche italiane abbiano "bisogno di un altro giro di aumenti di capitale. Lo sanno tutti, anche se non lo dicono. Escluse Unicredit e Intesa che per dimensione non ho analizzato, al sistema servono tra i 7 e i 10 miliardi. Nessun rischio di sistema, ma non credo che sarà facile raccoglierli, con il mondo che evolve dal punto di vista tecnologico e di governance".

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5 di 85 - 21/1/2018 08:32
GIOLA N° messaggi: 24795 - Iscritto da: 03/9/2014
Unicredit, Mustier respinge avances di Deutsche Bank

Dopo le voci sulla ricerca di un nuovo a.d. per la banca tedesca, il numero uno di Unicredit nega un possibile passaggio a Francoforte

Jean Pierre Mustier respinge le lusinghe, vere o presunte, di Deutsche Bank. L'amministratore delegato di Unicredit ha infatti chiarito la sua posizione sul possibile interesse dell'istituto di credito tedesco ad affidargli il ruolo di numero uno.

Pochi giorni fa sono circolate in ambienti londinesi, riprese anche da Finanza Report indiscrezioni sull'intenzione di Deutsche Bank di individuare un nuovo amministratore delegato in sostituzione di John Cryan e nella lista dei cercatori di testa ci sarebbe appunto Mustier e non in posizione defilata, bensì in cima alla classifica dei migliori candidati.

Per il manager francese di tratterebbe di sicuro di un'eventualità attraente che conferma evidentemente l'apprezzamento del settore per quanto di buono sia riuscito a fare con la ristrutturazione di Unicredit. Tuttavia, le avance tedesche, non si sa quanto formali o informali, non sembrano aver fatto presa. Mustier ha infatti ribadito il proprio impegno di lungo termine all'interno della banca di Piazza Gae Aulenti respingendo così qualsiasi ipotesi di trasferimento a Francoforte.

Il numero uno di Unicredit ha inoltre escluso ancora una volta ipotesi di integrazione transfrontaliera o di acquisizioni. Già nei mesi scorsi, dopo le indiscrezioni su un presunto interesse per Commerzbank sono arrivate smentite a qualsiasi ipotesi di M&A. Ora Mustier rincara la dose. L'attuale piano strategico, il cui aggiornamento è stato presentato prima di Natale alla comunità finanziaria, si basa sulla crescita organica ed non prevede operazioni straordinarie. Anche perchè, ha spiegato l'a.d., le operazioni integrazioni richiedono più tempo di misure di trasformazione come quelle in fase di attuazione da parte di UniCredit nel quadro di un piano che è stato denominato proprio "Transform 2019" proprio per rimarcare il concetto di trasformazione. Inoltre i benefici del consolidamento e di maggiori economie di scale devono superare gli effetti negativi dei ritardi dovuti alla necessità di integrare altre realtà e quindi il rischio di rimanere indietro rispetto ai concorrenti.

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6 di 85 - 23/1/2018 15:52
GIOLA N° messaggi: 24795 - Iscritto da: 03/9/2014
Unicredit per il recesso sborserà 103 milioni

L'operazione segue l'eliminazione del limite al 5% all'esercizio del diritto di voto. Attesa per la trimestrale

di Stefano Neri

Unicredit si appresta a rimborsare circa 103 milioni di euro agli azionisti che si sono avvalsi del diritto di recesso, in seguito all'eliminazione del limite al 5% all'esercizio del diritto di voto. Una misura quest'ultima volta fortemente dal ceo Jean Pierre Mustier per il suo "nuovo corso" e approvata nella recente assemblea in cui è emerso fra l'altro che tre soci su 4 della banca sono esteri.

Unicredit ha comunicato i risultati del diritto di recesso ieri a mercato chiuso. Le azioni su cui è stato esercitato il diritto sono circa 6,3 milioni o lo 0,28% del capitale. Il Cda ha deciso di rinunciare alla condizione di stop-loss che fissava allo 0,25% la soglia massima oltre la quale la delibera assembleare avrebbe potuto decadere. In questo moto l'eliminazione del tetto diventa così efficace. Il controvalore delle azioni oggetto di recesso è di circa 103 milioni, in base al valore unitario di liquidazione di 16,34 euro. I titoli saranno ora offerti in opzione e prelazione ai soci da oggi 23 gennaio fino al 21 febbraio.

Unicredit approverà la quarta trimestrale e il bilancio del 2017 in un Cda fissato il prossimo 7 febbraio. Una conference call è fissata per il giorno seguente.
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7 di 85 - 24/1/2018 19:23
GIOLA N° messaggi: 24795 - Iscritto da: 03/9/2014
Banche, addendum Bce su Npl potrebbe slittare

Il documento sarà comunque finalizzato entro il primo trimestre. Per il capo della vigilanza Nouy gli istituti "si devono preparare"

Resta sotto i riflettori il tema della vigilanza dell'Unione Europea sui crediti deteriorati delle banche italiane, dopo che nelle ultime ore una delle maggiori funzionarie della Banca centrale europea, Danièle Nouy, presidente del supervisory board dell'ente, ha fatto capire che potrebbe essere rimandata di qualche mese l'applicazione del cosiddetto "addendum" alle linee guida comunitarie sugli Npl, alias Non Performing Loans.

Parlando a Francoforte, presso la sede della Bce, la Nouy ha dichiarato: "L'addendum è stato sottoposto a pubblica consultazione che si è chiusa a dicembre. Abbiamo esaminato tutti i commenti e le opinioni legali che abbiamo ricevuto ed emenderemo di conseguenza l'addendum. Tra le altre cose, potremmo cambiare la data di applicazione e chiariremo il contesto di Pillar 2 in cui si inserisce della Bce. Ci stiamo coordinando con la commissione europea sulla sua proposta per un livello minimo di accantonamento prudenziale in base al Pillar 1. L'addendum sarà finalizzato nel primo trimestre di quest'anno".

Si ricorderà che il cosiddetto "addendum" è, riassumendo, una integrazione alle linee guida sugli Npl già emesse dalla BCE nel marzo 2017, una sorta di "aggiunta" che l'Europa ha pubblicato in autunno e che prevede di spingere le banche a coprire integralmente i deteriorati dopo sette anni, oppure due anni, a seconda siano crediti garantiti o non garantiti, decorrendo dal momento della loro iscrizione a credito deteriorato.

La Nouy ha invitato gli istituti a non sprecare la possibile dilazione e a impegnarsi comunque per raggiungere l'obbiettivo senza perdere tempo: "Il mio primo messaggio alle banche è questo: fare troppo poco e tardi non è un'opzione percorribile. Porterà sicuramente a maggiori problemi nel futuro. Il mio secondo messaggio alle banche è questo: preparatevi per l'addendum".

il capo della vigilanza Bce ha ricordato il nuovo stress test per capire quali banche sono sottocapitalizzate, spronandole a rimediare ai rischi di mercato, sotto la stretta supervisione dell'Europa. Lo scopo, come spiega lei stessa, è anche arrivare al ventilato sistema europeo di assicurazione dei depositi, o Edis. Secondo la Nouy, la creazione dell'Edis potrebbe comportare "un'altra revisione della qualità degli asset e ciò dovrebbe rappresentare per le banche un ulteriore incentivo a ripulire i loro bilanci".

Il tema dell'addendum è molto sentito dalle banche italiane, che detengono il 25% degli Npl di tutta la galassia bancaria della Ue. I criteri europei di valutazione vengono ritenuti troppo rigidi dall'Italia, e un incontro fra la Nouy e la Banca d'Italia svoltosi a Roma lo scorso 17 gennaio non è valso a far ammorbidire le posizioni europee. La prospettata dilazione di alcuni mesi, però, sembra offrire almeno l'occasione per guadagnare tempo.

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Danièle Nouy, responsabile del comitato unico europeo di vigilanza bancaria
8 di 85 - 31/1/2018 14:37
GIOLA N° messaggi: 24795 - Iscritto da: 03/9/2014
Banche, stress test al via per 4 italiane

L'Autorità bancaria europea comunica lo scenario avverso che dovranno affrontare gli istituti.

di Stefano Neri

L'Eba alzerà il velo oggi sugli stress test in programma quest'anno per le banche europee. L'authority comunicherà cioè i dettagli sulla metodologia e gli scenari (di base e avversi) che saranno utilizzati nell'esame europeo, i cui risultati saranno comunicati il 2 novembre 2018. In base alle anticipazioni, la prova potrebbe risultare più "dura" delle precedenti.

In realtà è bene ricordare che gli stress test sono un esercizio ben poco considerato dal mercato, visto che in passato hanno superato l'esame istituti poi rivelatisi sotto capitalizzati (Deutsche Bank, uno dei casi più eclatanti, mentre nel 2016 Banca Mps fu bocciata quando la situazione di crisi era ormai più che acclarata). Ciononostante, vi attribuisce importanza il regolatore europeo. Dunque la suspense non mancherà di certo, anche se poi la reazione del mercato si esaurirà nel corso di una seduta e forse anche meno.

La prova è giunta alla sua quinta edizione e coinvolge 49 istituti europei, di cui 4 italiani: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm e Ubi Banca.

Lo scopo è misurare la capacità di resistenza del capitale di vigilanza - sotto forma di Cet1 - a uno scenario di shock.

L'esercizio 2018 ricalca essenzialmente l'impostazione dello stress test precedente (luglio 2016), ma con uno scenario avverso ritenuto più severo: ipotizza infatti un forte shock sui prezzi immobiliari, con il conseguente depauperamento del valore delle garanzie ipotecarie concesse a fronte dei mutui.

Anche quest'anno la prova sarà compiuta su bilanci statici, al 31 dicembre 2017: cioè una fotografia istantanea a quel giorno senza considerare variazioni già note come per esempio l'incasso da una vendita di Npl. Alcune assunzioni dello scenario avverso sono simili a quello precedente che prevedeva per l'Italia una riduzione del Pil reale nel triennio di quasi sei punti percentuali rispetto alle previsioni dello scenario base. Lo scenario avverso potrebbe inoltre fondarsi su una crescita nei tre anni del rendimento dei titoli di stato italiani a lungo termine di circa 100 punti base, che comporterebbe una svalutazione del 12% dei Btp.

Fatta eccezione per Mps, nel 2016 tutte le banche italiane superarono la prova, che in realtà non prevedeva alcuna soglia per ottenere la "sufficienza" ma un semplice riferimento al 5,5% (era quella indicata negli stress test precedenti, del 2014). Intesa Sanpaolo in particolare rimediò un Cet 1 transitional al 10,24% nello scenario avverso, superiore anche al 9,5% all'epoca in vigore come requisito Srep. per il Banco Popolare e Ubi il "traguardo" fu intorno a un Cet 1 del 9%, Unicredit si fermò al 7% (di lì a pochi mesi affrontò un maxi aumento di capitale da 13 miliardi), mentre nel caso di Monte Paschi si arrivò a un dato negativo, con un coefficiente patrimoniale di -2,23%.

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9 di 85 - Modificato il 03/2/2018 12:34
GIOLA N° messaggi: 24795 - Iscritto da: 03/9/2014
Unicredit, analisti prevedono risultati in crescita

La banca ha diffuso i dati del consensus sul quarto trimestre e sull'esercizio 2017 (TABELLA)

Unicredit scalda i motori in vista dei conti del 2017, che saranno presentati giovedì prossimo 8 febbraio all'indomani del Cda fissato per l'approvazione del bilancio.

E, come ormai è buona prassi da alcuni trimestri a questa parte, il gruppo ha pubblicato sul suo sito le stime di consensus degli analisti. Le previsioni si basano su un panel di 22 broker, 21 dei quali assegnano una raccomandazione al titolo della banca milanese. Di queste raccomandazioni, per la cronaca, il 71% sono Buy o giudizi equivalenti e il 29% Hold. Non vengono segnalate raccomandazioni Sell. Il target price medio è 20,3 euro per azione.

I risultati saranno appunto comunicati l'8 febbraio, giorno in cui si terrà anche la conference con l'amministratore delegato Jean Pierre Mustier.

Ma veniamo alle previsioni degli analisti sul quarto trimestre e sull'esercizio 2017 di Unicredit. Per l'ultimo quarto dell'anno il consensus indica un utile netto di 523 milioni (da una perdita monstre di 13,6 miliardi nel quarto trimestre 2016) su un margine di intermediazione di 4,71 miliardi (4,2 miliardi nel pari periodo 2016). Il margine di interesse è atteso a 2,50 miliardi (2,4 miliardi nello stesso trimestre del 2016), i ricavi da commissioni a 1,65 miliardi (1,3 miliardi nel quarto trimestre 2016), mentre i costi operativi dovrebbero calare a 2,98 miliardi (3,6 miliardi un anno fa). Il risultato netto di gestione è visto a 969 milioni e l'utile ante imposte a 600 milioni.

In Borsa intanto il titolo Unicredit cede a metà pomeriggio circa 1 punto percentuale a 17,59 euro, in linea con l'indice bancario di Piazza Affari, mentre il Ftse Mib lascia sul terreno a sua volta lo 0,9%.

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A Piazza Affari il titolo lascia sul terreno l'1,1% a 17,57 euro, risentendo in parte della trimestrale negativa di Deutsche Bank, meglio comunque del Ftse Mib che ha ceduto l'1,44%.

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10 di 85 - 08/2/2018 08:25
GIOLA N° messaggi: 24795 - Iscritto da: 03/9/2014
Unicredit, va in porto il progetto Fino. Ecco la lista Mustier per il cda

Il board uscente ha approvato l’elenco dei candidati per il nuovo consiglio. Conferma per l’attuale ad, indicato Saccomanni alla presidenza. Intanto la banca perfeziona il progetto Fino su oltre 17 miliardi di npl e scende sotto il 20% del veicolo. Oggi i conti del 2017

di Paola Valentini

In attesa dei conti 2017 che saranno svelati oggi al mercato, il cda di Unicredit ha approvato all’unanimità la lista dei candidati da proporre all’assemblea dei soci del 12 aprile. I nomi proposti sono quelli di Fabrizio Saccomanni come presidente, Jean Pierre Mustier ad, e come come consiglieri Lamberto Andreotti, Sergio Balbinot, Cesare Bisoni, Martha Dagmar Boeckenfeld, Isabelle De Wismes, Stefano Micossi, Mohamed Hamad Al Mehairi, Maria Pierdicchi, Andrea Sironi. Si tratta della prima volta che una banca italiana di grandi dimensioni presenta una propria lista per il cda ed è frutto della nuova governance varata dall’istituto.


Intanto Unicredit ha completato l’ultima fase del Progetto Fino con la cessione di una porzione della sua esposizione in titoli di classe B, C e D emessi dai veicoli di cartolarizzazione Fino 1 Securitization Srl e Fino 2 Securitization Srl. Nel dicembre scorso la banca guidata da Jean-Pierre Mustier aveva detto, in occasione dell’incontro annuale del Capital Markets Day con analisti e investitori, che avrebbe ridotto la sua quota nel progetto Fino al di sotto del 20% dal 49,9%, entrando così nella fase due del piano di cessione del portafoglio di npl da oltre 17 miliardi di euro annunciato a fine 2016. E aveva comunicato la stipula degli accordi vincolanti con Fortress I e King Street Capital Management.


Unicredit ha anche completato il collocamento dei titoli garantiti senior di Fino 1 Securitization Srl, che beneficiano della Gacs e godono del massimo rating assegnato in Italia nel contesto della cartolarizzazione con questo tipo di garanzia: A2 da parte di Moody’s e BBB (high) da parte di Dbrs. L’importo complessivo collocato di titoli Fino senior garantiti emessi dall’Spv è di 617,5 milioni al prezzo di 100 e cedola Euribor a 3 mesi +150 punti base, che rappresenta l’intera tranche senior al netto di una quota del 5% detenuta da Unicredit . Un sindacato di banche composto da Unicredit Bank Ag, insieme a Hsbc, Natixis, Natwest Markets e Mediobanca , ha curato il collocamento della transazione Gacs. Nell’operazione Fino, Unicredit Bank Ag e Morgan Stanley hanno agito come financial advisor di Unicredit , mentre Mediobanca è stato il financial advisor di Fortress.


Il collocamento dei titoli senior garantiti di Fino 1 servirà a realizzare un mercato liquido di Abs relative all’esposizione di crediti italiani in sofferenza, dal momento che si tratta della prima tranche di questo tipo offerta agli investitori. Con il regolamento dei Titoli di classe B-C-D e il collocamento dei titoli Fino senior garantiti, Unicredit ha completato con successo la seconda e ultima fase del Progetto Fino, che ha portato la posizione complessiva della banca in Fino al di sotto del 20%.
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11 di 85 - 08/2/2018 08:26
GIOLA N° messaggi: 24795 - Iscritto da: 03/9/2014
Unicredit, utile oltre le attese a 5,5 miliardi. Cedola 0,32 euro

I crediti deteriorati lordi sono scesi a 48,4 ml di euro, i crediti deteriorati netti del 15% a 21,2 mld. L'utile netto contabile del quarto trimestre ha raggiunto 801 mln, "il nostro miglior quarto trimestre nell'ultimo decennio. Transform 2019 è in anticipo rispetto ai tempi", a detta dell'ad, Mustier

di Elena Dal Maso

Unicredit ha chiuso il 2017 con un utile netto di 5,5 miliardi di euro (Banca Imi si aspettava 5,197 miliardi nel 2017) contro la perdita di 11,6 miliardi dell'anno precedente. L'utile netto rettificato è stato pari a 3,7 miliardi, esclusi gli effetti delle cessioni di Bank Pekao e di Pioneer e l'impatto negativo di un costo non ricorrente registrato nel terzo trimestre dello scorso anno.

I ricavi sono in aumento dell'1,7% a 19,6 miliardi di euro con un margine di interesse a 10,3 miliardi, in linea con il 2016. Mentre le rettifiche su crediti sono scese da 4,2 a 2,6 miliardi di euro e i crediti deteriorati lordi sono passati da 56 a 48,4 miliardi di euro, con una cessione di 4 miliardi nel corso dell'anno. I crediti deteriorati netti si sono ridotti del 15% a 21,2 miliardi di euro. Nel Group core i crediti deteriorati lordi sono diminuiti a 22 miliardi con una copertura del 55,4% e un rapporto del 4,9% sul totale crediti, mentre i crediti deteriorati lordi Non core sono scesi a 26,5 miliardi in linea con il target di 17,2 miliardi nel 2019.

La raccolta da clientela è salita da 396 a 414 miliardi di euro e i crediti alla clientela da 418 a 422 miliardi. Il coefficiente patrimoniale, Cet1 ratio fully loaded, è aumentato dal 7,54% al 13,60%, che diventa 13,02% pro forma per l'impatto di Ifrs9 e di Fimo.

Alla prossima assemblea degli azionisti verrà proposto il pagamento di un dividendo di 0,32 euro per azione, pari a 700 milioni di euro di monte dividendo, corrispondente a un pay out del 20% sui profitti normalizzati.

"Il 2017 è stato un anno di svolta per Unicredit . Abbiamo lanciato il piano Transform 2019 che sta già conseguendo risultati tangibili conducendo a una performance finanziaria in ampio miglioramento, oltre a porre le basi per il successo e la crescita futuri della banca", ha affermato Jean Pierre Mustier, ad di Unicredit . "Abbiamo rafforzato in maniera significativa il nostro capitale grazie all'aumento interamente sottoscritto per 13 miliardi di euro e abbiamo intrapreso azioni decisive per il de-risking del bilancio attraverso un'operazione senza precedenti da 17,7 miliardi di euro sui crediti deteriorati", ha aggiunto il ceo, "abbiamo inoltre ridotto il nostro perimetro con le cessioni di Pekao e Pioneer, in modo da poterci concentrare completamente sui nostri asset strategici core e sul rafforzamento della nostra posizione di semplice banca commerciale paneuropea".

L'utile netto contabile del quarto trimestre ha raggiunto quota 801 milioni di euro con ricavi pari a 4,8 miliardi, "il nostro miglior quarto trimestre nell'ultimo decennio. Transform 2019 è in anticipo rispetto ai tempi previsti. Tutti gli obiettivi per il 2019 sono stati confermati e siamo sulla strada giusta per rendere Unicredit una banca paneuropea vincente", ha proseguito Mustier.

L'ad Mustier ha parlato anche dell'utile 2018, che sarà "probabilmente" compreso fra 3,7 e 4,7 miliardi. "Non diamo esattamente i target per tutti gli anni del piano. Posso dire che avremo un'evoluzione tra il 2017 e il 2019. Nel 2017 abbiamo realizzato un utile netto rettificato di 3,7 miliardi e per il 2019 abbiamo un obiettivo di 4,7 miliardi. Si può prevedere che probabilmente l'utile del 2018 sarà compreso fra 3,7 e 4,7 miliardi", ha affermato Mustier.

Come per l'esercizio 2017, la banca prevede un payout ratio del 20% sui profitti normalizzati anche sull'esercizio 2018, mentre per il 2019 il payout salirà al 30%, ha spiegato Mustier.
6ks5z
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12 di 85 - 08/2/2018 09:14
sandocan1 N° messaggi: 4013 - Iscritto da: 19/11/2016
Dividendo molto basso.....
13 di 85 - 08/2/2018 13:33
rampani N° messaggi: 69600 - Iscritto da: 03/9/2007
Quotando: rampani - Post #73679 - 02/Feb/2018 11:15
Quotando: derpas - Post #73678 - 02/Feb/2018 11:03
Quotando: rampani - Post #73675 - 31/Jan/2018 07:13KOMPELALEEEEEE...
Qui volele due STELLE... ahahahatumblr_p1stmdLH521sv0h9oo1_1280.jpg


Compra stò cazzo..... Coglione....


Ehi vekkio andale da dottolessa a fale visitaokulistika...ahahahaha

MELLUSSMALAVEDETELAFIG.aaaaahahahahahtumblr_p2tav1wjke1ulzve0o1_500.jpg



Cinese volele TLENTASEISTELLE... ahahahah

14 di 85 - 08/2/2018 13:41
Miss Monny Penny N° messaggi: 1173 - Iscritto da: 19/10/2017

io vi dico che per scalare il palazzone di Unicredit, ci vuole l'Uomo Ragno |||

15 di 85 - 08/2/2018 17:33
GIOLA N° messaggi: 24795 - Iscritto da: 03/9/2014
Mustier (Unicredit): aggregazioni solo dopo il 2019

L'amministratore delegato rimanda l'eventuale risiko a fine piano industriale. "Siamo già una banca paneuropea"

Unicredit potrebbe avere le carte in regola di una stagione di fusioni e acquisizioni, nel comparto bancario, che appare ineluttabile, soprattutto visto il pressing della vigilanza europea per la riduzione dei rischi (Npl) e alla luce della situazione italiana che vede alcuni istituti a caccia di un partner per aggregazioni.

Fra queste il Creval, tornato a sondare il terreno proprio in queste ore, oltre naturalmente a Carige con l'Ad Fiorentino pronto a imbandire il banchetto di nozze.

Tuttavia l'amministratore delegato Jean Pierre Mustier è stato categorico. Se operazioni di questo tipo ci saranno, se ne parlerà comunque dopo il 2019, orizzonte del piano Transform di Unicredit. "Il nostro piano è basato su assunzioni puramente organiche. E siamo pienamente concentrati sulla realizzazione del piano", ha detto Mustier durante la presentazione alla stampa dei risultati finanziari del 2017. "Dopo il 2019 - ha proseguito il manager francese, continuerermo a lavorare organicamente, vedremo se ci saranno opportunità per operazioni non organiche, ma non sappiamo se ci saranno". Per ora quindi niente risiko, ha assicurato Mustier, ricordando che Unicredit è comunque "già una banca paneuropea".

Da registrare inoltre che la posizione di Unicredit in merito a Mediobanca di cui detiene l'8,5% non cambia. "Siamo felici di essere azionisti", ha spiegato in conferenza il ceo, ribadendo che "la partecipazione non è strategica e quando il titolo si rivaluterà aggiorneremo la nostra valutazione e prenderemo in considerazione tutte le opzioni".
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16 di 85 - Modificato il 10/2/2018 12:48
GIOLA N° messaggi: 24795 - Iscritto da: 03/9/2014
Intesa vs Unicredito

Ma che bel derby

Gli investitori hanno apprezzato i conti 2017 delle due banche. Se Messina conferma la strategia da wealth management company, Mustier recupera terreno spingendo sulle commissioni. Sfida anche sulla qualità degli asset, dove enrambi puntano ad avere un npe ratio molto inferiore al 10%.

UNICREDIT
6lo0s

INTESA
6lo0o
17 di 85 - 11/2/2018 08:59
GIOLA N° messaggi: 24795 - Iscritto da: 03/9/2014
Unicredit, raffica di upgrade dei target price

I principali broker sono rimasti soddisfatti dalla conference call con il management, con buone prospettive in termini di miglioramento dei ricavi, costi e Npl. Goldman Sachs ha il target price più elevato a 24,5 euro, il titolo resta nella sua Conviction Buy List

di Marco Sasso

La conference call con il management di Unicredit ha fornito molti spunti interessanti agli analisti. L'istituto di Piazza Gae Aulenti ha terminato il 2017 riportando un utile netto di 5,5 miliardi di euro, al di sopra delle attese. Durante la conference call il management ha chiarito che l'impatto delle guidance Eba sarà incorporato nel Cet1 del terzo trimestre di quest'anno, ma il target di Cet è stato confermato al 12,2%/12,7%, in linea con la stima di Equita del 12,5%.

Mentre la guidance su ricavi e costi di quest'anno è leggermente migliore del previsto: 20,1 miliardi (+2% anno su anno). Quanto al target di costo del rischio nel 2019 (55bps contro la stima di Equita di 57bps) incorpora 4bps di impatto da modelli "che potrebbe rivelarsi pessimistico", avvertono gli analisti di Equita . Non sono poi previste modifiche alla strategia di de-risking, che prevede una riduzione del portafoglio Non-core da 26 a 17 miliardi al 2019 e l'azzeramento completo al 2025.

"Durante la conference call la nostra sensazione è che non sia stato escluso un anticipo di questo target, specie se gli impatti sul Cet della regolamentazione dovessero risultare meno rilevanti", precisano gli analisti di Equita che hanno aumentato la loro valutazione di Unicredit da 20,4 a 23,5 euro, confermando il rating buy.

Anche Mediobanca Securities, dopo aver aumentato le stime di utile per azione per il 2019 e il 2020, rispettivamente, del 6% e dell'8%, abbassando tuttavia dell'1% la previsione per quest'anno per effetto del cambiamento dei modelli per il calcolo del costo del rischio, pari a 58 punti base nel 2017 e confermato dalla stessa Unicredit a 68 punti base per il 2018, ha alzato il target price da 23 a 24 euro (rating outperform).

"La qualità degli asset sta migliorando rapidamente", affermano gli analisti di Mediobanca , "suggerendo che i recuperi sugli Unlikely to pay reagiranno a un pil più forte e le cessioni di Npl saranno facilitate". Per questi analisti, dunque, il titolo Unicredit è sottovalutato, alla luce del miglioramento delle prospettive e dai risultati sopra le attese. Lo è anche per Natixis che ha alzato il prezzo obiettivo da 20,6 a 21,4 euro, confermando il rating buy. "I buoni risultati
trimestrali concludono un anno in cui la squadra manageriale ha lavorato con successo per portare avanti il piano al 2019", hanno commentato gli analisti citati dall'agenzia Mf-Dow Jones.

Anche per Goldman Sachs la realizzazione del piano è sulla buona strada, con un ulteriore potenziale di upside dei risultati dal 2019 in poi, in particolare grazie alla riduzione del peso degli Npl sui conti. Motivo per cui il prezzo obiettivo su Unicredit sale da 23,5 a 24,5 euro e il titolo resta nella Conviction Buy List della banca d'affari Usa.

Viceversa l'azione non è sottovalutata per Credit Suisse che, pur alzando il prezzo obiettivo da 18,8 a 19,2 euro e le stime di eps 2018 del 4,1%, ha confermato la raccomandazione neutral. Sono, invece, rimasti sulle loro posizioni Banca Imi e Banca Akros dopo i feedback positivi in seguito alla conference call con il management di Unicredit . La prima ha mantenuto sul titolo la raccomandazione add con un prezzo obiettivo a 20 euro, mentre la seconda ha ribadito il prezzo obiettivo a 18,8 euro con un rating accumulate.

Gli analisti di Banca Imi si sono detti positivamente impressionati dall'outlook sulla crescita dei prestiti indicata nel corso della conference call, che dovrebbe cominciare a impattare sul margine d'interesse di Piazza Gae Aulenti da metà 2018. "Le parole del management ci portano a pensare che quest'anno possano verificarsi ulteriori rivalutazioni sulle imposte anticipate", prevedono a Banca Imi, "con un conseguente abbassamento oltre le attese dell'aliquota fiscale".
6lt5r
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18 di 85 - 19/2/2018 15:29
GIOLA N° messaggi: 24795 - Iscritto da: 03/9/2014
Berenberg, se Unicredit centra i target può arrivare a 20,50 euro

Per ora il broker si è limitato ad alzare il target price a 18,50 euro, confermando il rating buy visto che la banca sta facendo tutte le cose giuste e tenterà di fare più sulla riduzione delle esposizioni non performanti

di Francesca Gerosa

Unicredit sta facendo tutte le cose giuste. Così Berenberg intitola un report sull'istituto di Piazza Gae Aulenti nel quale ha alzato il target price da 16 a 18,50 euro, dopo aver aumentato le stime di utile per azione per tener conto di minori accantonamenti per rischi e oneri e costi più bassi. Ma supponendo che Unicredit raggiunga gli obiettivi del suo piano industriale, nello scenario migliore il prezzo obiettivo sarebbe pari a 20,50 euro. Il rating resta buy.

Dal de-risking del bilancio per ridurre i costi, ora la banca si sta concentrando su quei fattori in grado di migliorare i rendimenti. In effetti, affermano gli analisti di Berenberg, il focus sui rendimenti rispetto alla crescita dovrebbe creare valore per gli azionisti nel lungo termine. Inoltre, la riduzione delle esposizioni non performanti (Npe) mostra un buon momentum.

"Ci piace il piano di de-risking di Unicredit . Ancora più importante, sta raggiungendo quest'obiettivo. Infatti Unicredit ha ridotto il suo ratio Npe lordo dal 15,1% dei primi nove mesi del 2016 al 10,2%, ma punta a fare di più. Durante l'Investor day a dicembre, ha aggiornato il suo obiettivo di ratio Npe lordo per il 2019 al 7,8% dall'8,4% precedente. Lodiamo questo approccio e crediamo che Unicredit tenterà di fare di più", prevedono gli analisti di Berenberg, ricordando che l'amministratore delegato, Jean-Pierre Mustier, ha chiaramente affermato che il de-risking del bilancio ridurrà il costo del capitale della banca, il che porterà a una maggior creazione di valore per gli azionisti.

Certo, l'ottimizzazione dei costi è un progetto a 20 anni. Unicredit aveva come obiettivo costi al di sotto di 11,7 miliardi nel 2017 e i suoi costi effettivi sono stati pari a 11,4 miliardi. La banca ha riconfermato i target del piano industriale "ma ci ha assicurato che il management ritiene che l'ottimizzazione dei costi sia un piano ventennale, non solo di tre anni. Questo ci dà fiducia sul fatto che Unicredit continuerà a concentrarsi sulla riduzione dei costi anche dopo il termine dell'attuale piano industriale". In effetti, Unicredit si aspetta costi al 2020 inferiori di 100 milioni di euro rispetto al 2019 grazie ai risparmi da carryover a partire dal 2019.

Quanto al capitale, il dato pro forma Cet 1 è attualmente pari al 13%, oltre l'obiettivo del 12,5%. Però, ci sono alcuni venti contrari nel 2018 e oltre. Solo per quest'anno la regolamentazione, i cambiamenti di modello e le nuove linee guida dell'Eba dovrebbere pesare sul Cet1 per 120 punti base. "Fortunatamente, la solida posizione di capitale di Unicredit e la generazione di capitale organico gli permetterà di assimilare questi venti contrari tanto che l'istituto si aspetta un Cet1 a fine 2018 compreso tra il 12,2% e il 12,7%", aggiungono gli analisti di Berenberg.

Resta il focus sul profilo rischio/rendimento. "Abbiamo a lungo affermato che la crescita di oggi è il miglior indicatore che predice le perdite sui prestiti di domani. Ciò che ci piace è che Unicredit concorda con questa visione. Per quanto riguarda i volumi dei prestiti, il ceo è stato chiaro: Unicredit gestisce il bilancio dal punto di vista del rischio/rendimento. Riteniamo, quindi, che concentrarsi sui rendimenti piuttosto che sulla crescita alla fine creerà valore per gli azionisti nel lungo termine", concludono gli analisti di Berenberg.

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19 di 85 - 19/2/2018 15:29
GIOLA N° messaggi: 24795 - Iscritto da: 03/9/2014
Berenberg, se Unicredit centra i target può arrivare a 20,50 euro

Per ora il broker si è limitato ad alzare il target price a 18,50 euro, confermando il rating buy visto che la banca sta facendo tutte le cose giuste e tenterà di fare più sulla riduzione delle esposizioni non performanti.


6oqab
20 di 85 - 19/2/2018 18:31
sandocan1 N° messaggi: 4013 - Iscritto da: 19/11/2016
20,5€ mi sembra un po' pochino....
85 Commenti
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