L'opa di Bper su Banca Carige è quasi in porto: si è chiusa col 93% (dall'80% di quota partenza acquistata dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi) e per dirsi compiuta a tutti gli effetti manca il sigillo della soglia del 95%, una seconda finestra di offerta, chiamata sell-out che partirà il 22 agosto. Ma alcuni piccoli azionisti capitanati da Franco Corti (presidente dell'Associazione Voce degli Azionisti) sono intenzionati a dare battaglia e chiedono la sospensione dell'offerta. Di conseguenza hanno depositato un nuovo esposto alla Consob (che si aggiunge agli altri due depositati in precedenza), lamentando informazioni "non corrette" che inducono gli azionisti a consegnare azioni sulla base di assunti non precisi o incompleti.

"Abbiamo assistito con profondo disagio alla diffusione a raffica dei comunicati Bper relativi al lancio dell'Opa su Banca Carige prima, e sul sell-out dopo l'annuncio dei dati definitivi sulle azioni conferite in Opa o acquistate dall'offerente. Il motivo del disagio era la diffusione di verità incomplete, che avrebbero certamente cambiato significato se integrate con i dettagli mancanti. Le informazioni così diffuse hanno certamente influenzato le decisioni di molti azionisti", spiega Corti - piccolo azionista vicino all'ex primo socio Malacalza I. - in una comunicazioni.

"Dai contatti avuti con molti risparmiatori, risulta evidente che i possessori di azioni Carige non le avrebbero cedute o conferite in Opa se qualcuno avesse descritto loro i vantaggi che potevano derivare dal mantenimento dei titoli in attesa di conoscere i risultati dell'Opa. Ad esempio, illustrando loro la possibilità di negoziare un concambio equo, perché, Bper e Carige erano soggette alle norme sulle parti correlate, e un'eventuale fusione, in caso di parere contrario dell'indipendente "Comitato parti correlate", necessitava dell'approvazione dalla maggioranza degli azionisti non correlati all'offerente (cioè i possessori delle azioni rimaste sul mercato); (pagina 143 del prospetto informativo sull'Opa. Mentre, nella peggiore delle ipotesi, lo squeeze Out, avrebbero ottenuto un importo uguale all'adesione all'Opa, che di conseguenza, era la soluzione meno favorevole ai piccoli azionisti", prosegue Corti.

"Consapevoli di cosa stesse accadendo, abbiamo fatto tre esposti a Consob. Ancora in mancanza di informazioni complete, ora sta avvenendo la stessa cosa con il sell-out, infatti nella parte conclusiva del comunicato pubblicato da Teleborsa e ampiamente ripreso dai media si legge: 'Anche nel caso in cui, ad esito del periodo di sell-out, non venisse raggiunto il 95% del capitale ordinario, Borsa Italiana disporrà il delisting delle azioni Carige'. Gli azionisti dell'emittente che non avranno ceduto le proprie azioni ordinarie residue nell'ambito della procedura per l'adempimento dell'obbligo di acquisto ex articolo 108, comma 2, del Tuf, diverranno titolari di azioni non quotate in alcun mercato regolamentato con conseguenti difficoltà di liquidare in futuro il proprio investimento".

Tutto vero, ma secondo Corti: "il secondo passaggio, che induce gli azionisti a consegnare le azioni possedute, non ha alcuna ragione di essere inserito perché è una precisazione quantomeno equivoca. L'informazione corretta dovrebbe essere: poiché Bper ha dichiarato di volere fare la fusone entro l'anno, si precisa che, prima di realizzarla, dovrà convertire le azioni Carige rimaste sul mercato, in titoli Bper.

Chi scegliesse questo passaggio, aggiungiamo noi, manterrebbe la possibilità di recuperare le minusvalenze a tempo indeterminato o comunque fino a quando non si venderanno a mercato le azioni Bper ricevute in concambio, mentre conferendole in Opa, si hanno a disposizione solo 4 anni per compensarle con le plusvalenze future. Stiamo parlando di un risparmio fiscale di 2.600 euro per ogni 10.000 euro di plusvalenze compensate con le minusvalenze dell'investimento in Carige", conclude.

Una nuova piccola grana nel quadro dell'acquisizione che si aggiunge all'incertezza portata dalla decisione del Tribunale di Genova che nei giorni scorsi ha disposto la sospensione dell'esecuzione delle delibere dell'assemblea di Banca Carige del 15 giugno di nomina del Cda e rinuncia transattiva alle azioni di responsabilità nei confronti di due ex amministratori Cesare Castelbarco Albani e Piero Montani (attuale ad di Bper, la banca acquirente).

Il decreto del Tribunale di Genova è stato adottato su ricorso

dell'azionista Malacalza Investimenti.

L'udienza per la conferma, modifica o revoca del decreto, è fissata per

domani alle 11h00. Non è detto che il giudice si esprimerà già domani, potrebbe prendersi qualche giorno. In ogni caso la banca ribadisce la legittimità delle decisioni assunte dall'assemblea dei soci e sta valutando le azioni da intraprendere al riguardo.

"La decisione del Tribunale di Genova ci ha colto di sorpresa. Confidiamo in una risposta favorevole e comunque se così non fosse faremo una nuova assemblea per comporre un nuovo Cda. Secondo i nostri piani riusciremo comunque a chiudere l'operazione entro l'anno", ha affermato l'ad di Bper, Piero Montani, rispondendo alla domanda di un analista durante la presentazione dei risultati del trimestre nei giorni scorsi.

"Si è aperto un periodo di sell-out confidiamo di arrivare al 95%

(siamo già al 94%). Questo ci agevolerebbe tantissimo perché si potrebbe

andare allo squeeze out. Non diciamo che la decisione del Tribunale non ci abbia creato disturbo, perchè non è vero ma non rivoluzionerà l'intero

piano", ha concluso.

claudia.cervini@mfdowjones.it

cce

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