Una cifra compresa in un range fra i 4,5 e i 5 miliardi. Eccole le sinergie che deriverebbero dall'unione delle reti di Tim e di Open Fiber (60% Cdp e 40% Macquarie). Questa almeno, a quanto risulta al Sole 24 Ore, è la quantificazione dei benefici in termini di capex e opex secondo i risultati dello studio frutto del lavoro di consulenti privati che hanno rimesso mano alle risultanze cui era approdato, un anno fa, il lavoro dei due advisor tecnici (Italtel per Tim e Altman Solon per Open Fiber).

Allora lo studio era propedeutico alla due diligence del progetto di conferimento, nell'allora pianificata newco delle reti, delle risorse di rete di FiberCop (la società della rete secondaria che l'ex monopolista controlla al 58%) e della wholesale company all'epoca di proprietà di Enel e Cdp. Il progetto si arenò.

La situazione ora è, almeno sulla carta, più favorevole con il cambio del controllo di Open Fiber: Cdp ora ha il 60% mentre nell'ultima tornata di negoziazioni era in joint venture paritetica con Enel. Dall'altra parte in Tim nei mesi scorsi è caduto il tabù dello scendere in minoranza. Inoltre la separazione della rete è un'ipotesi che appare ora centrale nel progetto tracciato a inizio marzo dal nuovo ad Tim, Pietro Labriola di suddivisione della telco in parte servizi (ServCo) e parte rete (NetCo).

In questo quadro si inserisce lo studio sulle sinergie che, a quanto risulta al quotidiano, arriva al range di 4,5-5 miliardi che è ben più alto di quanto stabilito un anno fa anche perché è il perimetro a essere diverso. In quest'ultimo caso rientrerebbero la rete primaria e secondaria di Tim oltre agli asset di Open Fiber. Al momento resta fuori dal computo - perché del resto questo sarebbe lo schema - il backbone che rimarrebbe all'interno della società di servizi di Tim. Con il backbone (la scelta sarebbe ancora in stand by in realtà) potrebbe cambiare qualcosa nei valori che, comunque, il gruppo di consulenti ha fissato con la condizione che tutto prenda corpo dal 2023. Andando avanti quei valori diminuirebbero, ma non sarebbero state fatte simulazioni alternative.

Questo il quadro nell'attesa di un memorandum of understanding fra Tim e Cdp (azionista di controllo di Of e socia al 10% di Telecom) di cui si è iniziato a parlare a inizio aprile, che era atteso per il 30 aprile, ma che ancora non è arrivato. Nel frattempo le cose si sono comunque evolute, con il venir meno delle possibilità di Opa per Kkr seguito però a distanza dall'accordo commerciale sulle aree bianche, ufficializzato venerdì, fra Tim e Open Fiber dopo essere passato - a valle di un paio di settimane di stop and go - dal Cda di una Fibercop che ha al 37,5% un fondo Kkr che in questo frangente si è fatto sentire, acconsentendo all'intesa commerciale ma solo sterilizzando il valore aggiuntivo, che ne deriverà, ai fini della valutazioni di Tim e Open Fiber alla base della fusione. Qui starà un nodo da sciogliere. Ma nel frattempo si è capito che i due fondi Kkr e Macquarie, azionista di Open Fiber, saranno chiamati a partecipare al tavolo. Anche, secondo alcune indiscrezioni, con una possibile firma in calce a un MoU come per presa visione di un accordo comunque da riempire di contenuti. E lì sarà il vero banco di prova.

Quanto al timing del memorandum of understanding che dovrebbe rappresentare il calcio d'inizio del lavoro per arrivare alla rete unica, di certo c'è che giovedì 26 maggio è previsto un Cda di Tim. Un Cda ordinario di Cassa Depositi e prestiti è a sua volta fissato per il 24 maggio. La riunione del board di Tim, oltre al tema MoU dovrebbe anche trattare lo stato dell'arte delle negoziazioni con Dazn per la revisione del minimo garantito da 340 milioni l'anno (sugli 840 milioni che la piattaforma versa annualmente alla Lega Serie A per i diritti del massimo campionato). Le trattative vanno avanti con il tramonto dell'esclusiva (della app Dazn su Timvision a scapito degli altri set top box come Sky Q o Vodafone Tv) che sembra da dare per scontato. Contropartita sarebbe uno sconto su quel minimo garantito di 340 milioni annui che non ha prodotto gli effetti sperati, ma ha invece condotto a profit warning per la telco oltre a un accantonamento per complessivi 548 milioni di euro.

Interessata all'evolversi della vicenda è Sky, ma secondo rumors di mercato anche Amazon.

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May 18, 2022 02:27 ET (06:27 GMT)

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