La società dei sogni è come Apple, che nel 2022 ha approvato un buyback monstre da 90 miliardi di dollari , ovvero oltre due volte la capitalizzazione di Eni. Però anche a Piazza Affari la pratica degli acquisti delle proprie azioni ha un peso importante. Secondo quando ha calcolato MF-Milano Finanza in base ai dati comunicati al mercato dalle stesse società, da inizio anno già una trentina di blue chip ha previsto buyback per almeno 8,1 miliardi di euro. Il dato potrebbe salire a 9,5 miliardi se Eni alzasse gli acquisti dal minimo atteso di 1,1 miliardi a 2,5 miliardi, meccanismo legato al prezzo del greggio con un rapporto di diretta proporzionalità. Le regine del buyback. Come si può leggere nella tabella in pagina, le regine del buyback a Piazza Affari sono Intesa Sanpaolo (1,7 miliardi), Unicredit (1,58 miliardi), Eni (1,1 miliardi) ed Enel (2 miliardi nei prossimi 18 mesi).

La banca guidata dall'ad Carlo Messina ha approvato un corposo piano di acquisti nel 2022 per 3,4 miliardi di euro. Ma ha dato esecuzione per ora solo a 1,7 miliardi, riservandosi alla pubblicazione dei conti 2022 la decisione sull'altra metà dell'importo. Questo perché la situazione è complessa, fra guerra in Ucraina, inflazione ai massimi degli ultimi 40 anni (8,6% a giugno nell'Eurozona) e banche centrali determinate ad alzare i tassi fino a raffreddare il carovita anche se ciò potrebbe portare l'economia in recessione. A questo si aggiunga il fatto che Francoforte ha già messo le mani avanti sulla distribuzione di capitale. Giovedì 30 giugno Andrea Enria, il presidente del consiglio di vigilanza della Bce, ha infatti avvertito che agli istituti di credito verrà proposto il ricalcolo dei dividendi incentrato su scenari avversi con la contestuale revisione delle previsioni relative ai livelli patrimoniali in uno scenario più rischioso che includa un embargo sul gas o una recessione. Il mercato si ricorda ancora che nel 2020 la Bce congelò sia dividendi sia buyback e a questo punto si comprende la cautela di Ca' de Sass, il cui programma d'acquisti, in ogni caso, è già stato approvato da Francoforte. Tra l'altro la banca ha specificato che le azioni saranno annullate, a beneficio del valore del titolo. Una mossa simile è stata fatta da Unicredit, guidata dal ceo Andrea Orcel. Il gruppo ha nel cassetto un piano da 2,5 miliardi di acquisto di azioni. Ma ha annunciato l'avvio immediato di un buyback da 1,58 miliardi (con l'ok della Bce) riservandosi di decidere sul miliardo residuo più avanti, in attesa di capire come evolverà la complessa situazione geopolitica. Unicredit prevede di arrivare a fine piano a detenere il 9,84% delle proprie azioni.

Fabio Caldato, partner di Olympia Wealth Management, è un "sostenitore del buyback. Come spesso accade, tuttavia, non è l'uso, ma l'abuso di uno strumento a creare criticità. Negli Usa una grande maggioranza di società ha fatto largo utilizzo di questo strumento e i dati dimostrano che i volumi totali del buyback a Wall Street sono direttamente proporzionali o quasi all'andamento di borsa". Ciò testimonia, secondo il gestore che lavora a Londra, "un errore di fondo: nei momenti di crisi borsistica anche le aziende buone e solide subiscono cali del prezzo azionario ed è proprio quello il momento più propizio per implementare il buyback e non, come emerge, in periodi di euforia. In Italia assistiamo a un fenomeno più sano. Le due banche principali hanno annunciato il ricorso al buyback per cifre rotonde e, visto il contesto attuale, crediamo sia una scelta intelligente".

Con i mercati scossi dalla paura di una recessione in arrivo, Lorenzo Batacchi, portfolio manager di Bper Banca e membro Assiom Forex, ritiene che "sarebbe interessante vedere se le società iniziano ora a varare piani di questo tipo, che potrebbero diventare interessanti per gli investitori magari in agosto, quando i mercati, scesi ulteriormente, cercheranno di stabilizzarsi. A quel punto si inizierà a ragionare andando a cercare titoli di valore. E i piani di buyback possono rappresentare un elemento di grande interesse".

Come funziona il buyback? È il riacquisto d'azioni proprie da parte della stessa società che le ha emesse. Si tratta di una pratica che, per i titoli quotati, fa riferimento sia al Codice civile italiano sia alla normativa europea della Market Abuse Regulation (Mar). Il primo stabilisce che un'impresa può rilevare fino al 20% delle proprie azioni, la seconda prevede per esempio che sia un soggetto esterno, di solito una banca d'affari (spesso sono americane) a comprare i titoli all'interno di una fascia di valore predefinita, in modo da evitare possibili manipolazioni dei prezzi. Di solito la prassi di mercato prevede che il tetto al buyback sia del 10% perché i proxy advisor - società che forniscono consulenza agli investitori istituzionali su come votare all'assemblea generale degli azionisti - preferiscono che non si ecceda questa soglia. Per effettuare l'operazione, le banche devono ottenere preventivamente il via libera di Bce.

Il buyback viene effettuato per diverse ragioni: per costruire un serbatoio di titoli da destinare ai manager per incentivarli a restare in azienda, oppure perché si crede che la società scambi a sconto in borsa e che di conseguenza in futuro potrebbe valere di più. Oppure ancora come sottostante per bond convertibili o per deliberare possibili acquisizioni in futuro. In quest' ultimo caso si comprano i titoli quando sono scambiati a prezzi depressi, si sostiene così il loro andamento in borsa e li si usa eventualmente in un secondo momento, quando i mercati tornano a crescere, per offrirli carta contro carta in operazioni di M&A. L'obiettivo del buyback è indicato nella delibera originaria d'assemblea che lo approva. Se per esempio si compra titoli per annullarli, bisogna averlo riportato in precedenza nel documento di approvazione dell'operazione. Così come se si intende eventualmente reimmetterli in un secondo momento sul mercato. Nel 2021 Mps ha collocato in borsa il 3,62% del proprio capitale.I titoli oggetto di buyback restringono il flottante, non percepiscono dividendo e non hanno diritto di voto.

Interpump è fra le società dell'indice Ftse Mib che da oltre vent' anni rinnova i piani di buyback, ritenuti funzionali alla crescita aziendale. Il modello del gruppo, che ha realizzato oltre 80 acquisizioni, prevede una grande autonomia per le aziende acquisite, con gli imprenditori spesso ancora oggi alla guida delle società e che hanno ricevuto pacchetti di azioni come corrispettivo dell'acquisizione.

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