Ricavi per 5,6 miliardi e un ebitda adjusted di oltre 125 milioni di euro sono i principali target finanziari del piano al 2024 licenziato poche ore fa da Esprinet. MF-Milano Finanza ha chiesto all'ad Alessandro Cattani come intende raggiungerli.

Domanda. Nel nuovo piano ipotizzate che il controvalore delle vendite salga a 5,6 miliardi a fine 2024 rispetto ai 4,6 miliardi del 2021 per una crescita annua composta del 7%. Sulla base di quali dati?

Risposta. I governi dei Paesi Ue in cui operiamo - Italia, Spagna e Portogallo - hanno capito che parte del gap accusato in termini di produttività rispetto a Francia e Germania è frutto di scarsa informatizzazione. Per iniziare a colmare il divario ora destineranno tra il 18 e il 23% dei fondi del Pnrr alla digitalizzazione: per il solo comparto della distribuzione si ipotizzano circa 12 miliardi per l'Italia, 4,8 per la Spagna e 0,8 per il Portogallo, cioè quasi 17,6 miliardi di opportunità potenziali da qui al 2026. Quasi 3 miliardi l'anno di volumi addizionali da intercettare.

D. Il peso dell'attività legata all'affitto di merce è destinato a crescere...

R. Puntiamo a convertire parte delle vendite da transazionale a noleggio e stimiamo che a livello di ebitda nei prossimi 3 anni ne ricaveremo benefici per 5 milioni sui volumi di transato di 200 milioni attesi nel 2024, destinati in prospettiva ad aumentare parecchio e a cambiare faccia al conto economico di Esprinet: i contratti di noleggio prevedono infatti un trattamento contabile in base al quale la parte rilevante del beneficio si ottiene a fine periodo, quando viene monetizzato il bene che ritorna a fine contratto. Questa attività dovrà aiutarci a portare il margine ebitda da 1,6-1,7% attuale al 2,2% a fine piano e oltre negli anni successivi.

D. Oggi è impossibile operare senza tenere in conto i principi Esg. Su questo fronte come vi muovete?

R. Abbiamo una politica Esg stringente: significa imporsi vincoli aggiuntivi al modo di operare e dunque costringersi a innovare. In questo senso, a fine contratto il renting ci riporta il prodotto affittato spalancando il mercato del refurbishing, che intendiamo sondare nei prossimi anni per incrementare la redditività. Potremmo immettere sul mercato soluzioni di noleggio a prezzo calmierato, perché si tratterà di oggetti ricondizionati. Questa sarà la nostra ricetta per ridurre l'impatto dell'electroinc waste, perché di certo non basta acquistare certificati verdi e sostituire le lampadine tradizionali con il led per definirsi in linea con i requisiti Esg.

D. Nel nuovo piano industriale indicate la volontà di crescere in una nuova geografia: il Nord Africa.

R. È un vero e proprio cambio di prospettiva geografica. Nel mondo distributivo tradizionale stiamo avviando un percorso d'ampliamento delle geografie e in questo senso il Nord Africa - dove presidiamo Paesi francofoni come Algeria, Tunisia e Marocco e più limitatamente l'Egitto - è un'area in cui intendiamo fare approfondimenti e sostenere ulteriori investimenti per crescere. Al tempo stesso vorremmo pianificare investimenti anche in altre aree d'Europa che reputiamo a valore aggiunto elevato, fuori dai Paesi che oggi presidiamo.

D. Non avete escluso acquisizioni, anche in considerazione del fatto che avete alle spalle una lunga storia di operazioni di m&a. Come finanziereste eventuali deal?

R. Con le risorse che avremo a disposizione, tenendo conto che la priorità è riuscire a mantenere il cash cycle sotto 18 giorni. Abbiamo anche a disposizione un 3% di azioni proprie - oltre metà delle quali al servizio di un piano d'incentivazione del management - da utilizzare per operazioni carta contro carta in caso dovessimo individuare grossi target, anche se per il momento non stiamo guardando ad alcun dossier di questo tipo.

D. Come giudica l'azione del governo Draghi?

R. Sta facendo una vera politica industriale, come non si vedeva da oltre 20 anni. Ha identificato le cause d'arretratezza del sistema-Paese e sta ora cercando di colmare il gap concentrando gli investimenti in aree dove il divario con il resto d'Europa è più evidente, a partire da educazione-formazione e informatizzazione. Ricorda un po' il momento del boom della .com economy, pur con ovvie differenze: in quel caso fu il cosiddetto «spirito animale» privato ad alimentare la crescita, ora sono i governi a iniettare capitali nell'economia in modo che gli «animal spirits» informatici possano scatenarsi. In questo senso Esprinet intende raccogliere il guanto di sfida e essere della partita.

fch

 

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November 15, 2021 03:10 ET (08:10 GMT)

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