La sostenibilità è ormai una richiesta sempre più chiara ed evidente da parte dei consumatori, ma è anche un percorso di distintività per l'agroalimentare italiano ed è una imperdibile opportunità per le grandi aziende di fare efficienza e per le piccole imprese di diventare grandi.

Lo ha evidenziato il convegno "La sostenibilità, fattore di crescita delle aziende del settore agroalimentare", organizzato a Villa Necchi Campiglio a Milano dalla Fondazione Gambero Rosso. Nel suo intervento il vicepresidente esecutivo Paolo Cuccia ha sottolineato che "la domanda di prodotti sostenibili oggi è diventata pressante", ha sottolineato Cuccia introducendo il tema, "e la sostenibilità, oltre a essere una strada ormai obbligata, sta diventando un'esigenza e va quindi certificata». Sulla stessa lunghezza d'onda il sottosegretario del ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Gian Marco Centinaio, spiegando però anche che "la parola sostenibilità non si riferisce soltanto al fattore ambientale, ma ci sono vari tipi di sostenibilità. Un esempio riguarda quella aziendale, un altro riguarda la sostenibilità sociale e nel mondo del lavoro». Concorde il parere del ministro delle Pari Opportunità, Elena Bonetti, che ha citato anche l'importanza della parità di genere nel percorso di uno sviluppo sostenibile, mentre Centinaio ha poi sottolineato un altro punto: "Il percorso intrapreso in tal senso dall'Italia lo stiamo seguendo non perché ce lo sta chiedendo l'Europa, ma perché ce lo stiamo chiedendo noi e lo stiamo mettendo noi in primis sul tavolo. Oltre a chiedercelo l'Ue e gli enti governativi, ce lo sta chiedendo il consumatore".

Una domanda di sostenibilità che si intreccia con un quadro molto complesso, come ha dipinto Stefania Trenti, head of industry research di Intesa Sanpaolo: "La guerra ha un impatto forte sui prezzi dell'energia per la filiera agroalimentare, che è energivora anche se in modo indiretto. Poi c'è la carenza delle materie prime e un altro fattore di rischio è la frenata dei consumi». Ma l'anno scorso l'export dei prodotti agroalimentari ha superato i 50 miliardi e il saldo export-import è tornato positivo dal 2019. "Questo perché c'è una grande tenuta della filiera, fondamentale per raggiungere la sostenibilità", ha concluso Trenti. Non a caso, Standard Etichs nel valutare la sostenibilità delle maggiori aziende del food ne ha estrapolate una trentina che sono in grado di rendicontare in modo efficace il loro percorso in tal senso, come ha sottolineato il direttore dell'ufficio ricerca Jacopo Schettini Gherardini.

Una delle necessità è quella di creare una cultura della sostenibilità, un punto su cui ha insistito Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Equalitas: "Siamo convinti che ce ne sia bisogno proprio a livello di impresa». Ma bisogna anche aiutare le pmi in questo. "Perché quello della sostenibilità è un percorso", ha indicato Angelo Riccaboni, presidente di Santa Chiara Next, "ed è già stato fatto molto in questo senso, ma ora è necessario adottare un approccio più strutturato sulla sostenibilità». Lo spin off dell'Università di Siena ha creato la piattaforma Impresa 2030 per aiutare le imprese ad auto valutarsi attraverso un test che fornisce uno score: delle 110 aziende che hanno partecipato, sono 47 quelle che hanno ottenuto il bollino di sostenibilità.

Per far fronte alle sfide ambientali serve però una collaborazione tra tutti i portatori di interesse, pubblici e privati, come ha dichiarato Andrea Illy, presidente di Illycaffè: "Non c'è stakeholder che da solo possa ottenere dei risultati. In questo momento storico non sembra esserci una governance adatta a curare quella necessaria transizione ecologica nei tempi prestabiliti. Bisogna quindi lasciare il tutto alla responsabilità dei singoli e alla collaborazione". Infatti non ci può essere sostenibilità se non c'è integrazione nella filiera come ha rimarcato Luigi Scordamaglia, ad di Inalca e Filiera Italia: «La sostenibilità oggi è una scelta di sopravvivenza, altrimenti si muore. Come Inalca siamo ormai al settimo bilancio di sostenibilità. Poi ovviamente conta anche l'aspetto energetico, lavorando a partire dalla produzione primaria».

Tra gli altri produttori è intervenuto anche Michele Pezza, direttore operativo Italia e responsabile sinergie di gruppo di Zignago Vetro, sottolineando che "il vetro è uno dei fattori al centro della sostenibilità, può essere riciclato infinite volte. La sostenibilità è un nostro interesse primario perché è dentro al nostro business". E se per Silvano Brescianini, presidente di Consorzio Franciacorta, "la nostra zona è attenta da anni al tema con attualmente nove progetti in corso", per Guglielmo Auricchio, export manager di Auricchio, "il formaggio stesso nasce come forma di sostenibilità», mentre secondo Roberto Vezzoso, owner dell'Azienda Agricola Mariangela Prunotta, «bisogna imparare a guidare le aziende guardando alla sostenibilità. E per noi piccoli essere sostenibili può anche essere più semplice del previsto a volte: ad esempio noi già negli anni '80 eravamo biologici e poco dopo fotovoltaici".

Il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, ha sottolineato un altro punto di forza dell'agroalimentare italiano da sfruttare. "La biodiversità è un patrimonio del nostro Paese, che noi sottovalutiamo. La biodiversità deve congiungersi con la sostenibilità perché vuol dire difendere i sistemi produttivi legati ai territori, guardando in evoluzione futura rispetto a quelle che sono le tecnologie che noi potremmo andare a utilizzare". Un esempio di sostenibilità è legato al tema dell'acqua a livello infrastrutturale, come ha ricordato Massimo Gargano, direttore generale Associazione Nazionale Bonifiche Irrigazioni. Secondo Massimiliano Cattozzi, executive director agribusiness di Intesa Sanpaolo, "l'agribusiness è trainante e la sostenibilità è un'opportunità per essere più profittevoli, ma servono gli investimenti". Un punto sottolineato anche da Fabio Rolfi, assessore all'agricoltura di Regione Lombardia: "Bisogna aiutare le imprese a innovarsi, consentendo loro di fare investimenti".

Per Alessandro Bielli, responsabile area credito e finanza di Assolombarda "per le piccole imprese la sfida adesso è sul sociale e sulla governance", mentre per Michele Villa, division business senior director di Gi Group bisogna puntare sulla "sostenibilità del lavoro". Ma è fondamentale il sostegno delle banche. "Bisogna aiutare le aziende a fare un piano per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità", ha indicato Paolo Melone, senior director coordinamento marketing & business development imprese di Intesa Sanpaolo. Infine, Anna Roscio, executive director sales & marketing imprese di Intesa Sanpaolo, ha sottolineato l'importanza di "facilitare l'accesso al credito, anche a fronte delle risorse in arrivo grazie al Pnrr".

red

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