Il 2022 è stato l'anno della stretta monetaria. A partire da luglio la Banca centrale europea è intervenuta ben quattro volte per alzare i tassi di interesse con l'obiettivo di ridurre l'inflazione nell'Eurozona, che anche a novembre ha registrato un aumento tendenziale sopra il 10%. Per contenere l'aumento dei prezzi, spinti dalla fiammata dei beni energetici e per assicurare un ritorno dell'inflazione verso l'obiettivo del 2% a medio termine, l'Eurotower è partita con un aumento dei tassi di 50 punti base. Si è trattato del primo rialzo deciso dalla Bce dopo 11 anni. I tassi di interesse sono stati pari a zero a partire dal marzo 2016. Il livello massimo dei tassi era stato raggiunto a ottobre 2000 quando erano pari a 4,75%.

Con il progressivo aumento dell'inflazione, la Bce ha imboccato una strada più decisa alzando i tassi di 75 punti base a settembre e a ottobre portando il principale riferimento sul costo del denaro nell'area euro al 2%, il livello più elevato dal gennaio del 2009. L'ultimo intervento circa due settimane fa con la decisione di aumentare i tassi di interesse dell'eurozona di altri 50 punti base, portando il tasso di riferimento al 2,50%, sui livelli del dicembre 2008.

Le decisioni della Banca centrale hanno sollevato molte polemiche anche per la velocità con cui sono state adottate. In un momento in cui imprese e famiglie sono alle prese con rincari significativi delle bollette e la fiammata inflattiva, la stretta monetaria - è il ragionamento di una parte del mondo politico e imprenditoriale - rischia di pesare ulteriormente sulla crescita, già sotto pressione per le conseguenze della guerra in Ucraina. Da più parti sono state sollevate critiche perché la Bce sarebbe intervenuta in modo tardivo - ma anche a causa di stime errate sulla durata della corsa dei prezzi - e per questo è stata costretta a rincorrere le scelte della Fed e della Bank of England. L'inflazione aveva cominciato ad alzare la testa già a metà 2021, ma è stata considerata fisiologica per la forte ripresa in atto dopo lo stop imposto dai lockdown decisi dai vari Paesi per contrastare la diffusione del Covid. Alla fine di febbraio lo scoppio della guerra in Ucraina e il ricatto della Russia all'Europa sulle forniture di gas hanno cambiato non solo il quadro geopolitico, ma anche le prospettive economiche mondiali. Il rialzo dei prezzi energetici si è riversato a cascata sui prezzi degli altri beni facendo lievitare l'inflazione su livelli che non si vedevano da almeno trent'anni. Rompendo l'equilibrio che in Eurolandia era stato garantito proprio dall'euro e dalla Bce.

L'aumento dei tassi di interesse ha avuto un impatto immediato e significativo sui prestiti. In particolare sui mutui erogati alle famiglie per l'acquisto della casa. A ottobre, prima ancora che la Bce decidesse gli ultimi due rialzi, secondo dati di Bankitalia i tassi sui mutui hanno segnato un balzo al 3,23%, dal 2,65% di settembre, posizionandosi sul livello più alto dal settembre 2014, quando erano pari al 3,27%.

E la stangata non sembra finita perché nel 2023 sono attesi nuovi rialzi da parte della Bce. L'inflazione della zona euro a novembre era ancora al 10%, un livello più basso del record del 10,6% di ottobre ma comunque elevatissimo e lontano dal 2% indicato nel mandato della Bce. Perché si riduca ci vorrà del tempo. La presidente della Bce, Christine Lagarde, ha spiegato che si procederà con "rialzi significativi a un ritmo regolare", quindi 50 punti base a rialzo. Il prossimo rialzo è atteso per il 25 gennaio, quando si riunirà il consiglio direttivo dell'Eurotower.

I rialzi della Bce hanno reso i mutui a tasso variabile più onerosi, mentre sono tornati a essere vantaggiosi quelli a tasso fisso. Secondo un'analisi effettuata da MutuiOnline.it, le richieste a tasso fisso a novembre sono il 57%, in aumento rispetto al 51% di ottobre, grazie ad una diminuzione della forbice tra tasso fisso e variabile; le surroghe nel quarto trimestre raggiungono il 32,5% del mix, spinte da mutuatari a tasso variabile che preferiscono rifugiarsi nella certezza di un fisso.

I tassi nella zona euro restano comunque su un livello basso rispetto alle principali economie mondiali. Negli stessi giorni della Bce, la Fed ha alzato i tassi di 50 punti base, dopo mesi di rialzi di 75 punti base, con un target tra il 4,25 e il 4,5%. Anche l'ultimo rialzo della Bank of England è stato di solo 0,5% ma i tassi sono pari al 3,5%.

Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ha più volte spiegato che i tassi di interesse della Bce sono ancora al di sotto del livello coerente con il raggiungimento dell'obiettivo di inflazione nel medio termine. E' quindi necessario continuare l'azione restrittiva, ha proseguito Visco sottolineando la necessità di "attuare un approccio meno aggressivo sta guadagnando terreno". Durante la 'Lezione Ugo La

Malfa', presso la Camera dei deputati, il governatore ha messo in evidenza la necessità di trovare il "giusto equilibrio tra il rischio

che l`inflazione resti elevata troppo a lungo e quello che il peggioramento della situazione economica finisca per ricondurre la crescita dei prezzi nel medio periodo al di sotto dei valori coerenti con l`obiettivo".

Sulla nuova marcia impressa dalla Bce sui tassi e sugli effetti negativi che potrebbe produrre sull'economia reale, e a cascata sulle banche, è intervenuto anche il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli. "Non penso ci debba essere rincorsa a livelli troppo alti dei tassi. Quelli che muovono solo i tassi e non fanno riforme strutturali finiscono come l'Argentina e la Turchia. In Europa la crisi principale è quella energetica. Bisogna risolvere questo problema", ha spiegato più volte Patuelli sottolineando di condividere il pensiero di Visco sull'opportunità che la politica monetaria della Bce "non segua con automatismo quella americana, ma che valuti le condizioni che possono essere man mano affioranti".

Dopo l'ultimo rialzo della Bce, la Fabi ha lanciato un vero e proprio allarme sull'impennata dei mutui. La Banca centrale, ha spiegato il sindacato dei bancari, ha tracciato una traiettoria che porta il costo dei prestiti verso il 6%. Se i tassi medi si sono attestati, nel mese di ottobre, attorno a quota 3,2%, quando il costo del denaro era al 2%, sul mercato alcuni intermediari propongono, già oggi, mutui con interessi superiori al 5%. Con il costo del denaro aumentato di mezzo punto percentuale al 2,5%, l'orizzonte del 6% appare sempre più vicino. Nonostante non rappresenti uno shock per i consumatori, già in frenata con le spese e penalizzati da inflazione e bassa crescita, la mossa della Banca centrale europea "rappresenta non solo il pretesto per far meno ricorso al credito, ma anche la probabile causa di rimborsi sempre più difficili", ha sottolineato la Fabi. La decisione della Banca centrale europea "farà alzare i tassi di interesse sui mutui alle famiglie, ad eccezione di quelli a tasso fisso, già contratti con le banche. Le famiglie italiane, comunque, non devono rinunciare al sogno della vita, l'acquisto della casa, perché quando i tassi d'interesse caleranno e diventeranno più favorevoli, sarà possibile estinguere il vecchio mutuo con uno nuovo più vantaggioso. Per i giovani che vogliono acquistare casa è indispensabile che il governo rafforzi economicamente il Fondo statale di garanzia", ha commentato il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni.

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valeria.santoro@mfdowjones.it

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