Nel 2023 la Popolare di Bari potrebbe tornare in utile dopo un salvataggio e un lavoro di ristrutturazione durato quasi tre anni. Lo spiega Cristiano Carrus, amministratore delegato dell'istituto controllato dal Mediocredito Centrale, in un'intervista a Milano Finanza. Dopo aver mosso i primi passi alla Popolare di Verona e al Credito Bergamasco, il banchiere veneziano guidò Veneto Banca negli anni che precedettero un altro salvataggio, quello delle due banche venete ad opera di Intesa Sanpaolo. Se il ricordo di quel crack resta freschissimo nella memoria dei soci, per Carrus il periodo delle crisi bancarie è concluso. E c'è ancora spazio per istituti di credito di medie dimensioni e a vocazione territoriale, come vuole essere la Popolare di Bari.

Domanda. Carrus, lei è amministratore delegato di Popolare di Bari da nove mesi. Che bilancio fa di questo periodo?

Risposta. Gli impieghi sono in crescita, la raccolta è sostenuta e le perdite sono state ridotte in maniera consistente. Abbiamo riavviato la macchina, ma adesso dobbiamo proseguire con determinazione, tenendo i piedi ben ancorati per terra. Per il nostro lavoro siamo partiti dalle linee strategiche sviluppate al momento del salvataggio e abbiamo continuato in coerenza con l'evoluzione del mercato. Sul fronte dei costi abbiamo portato avanti un controllo attento e quotidiano che ci ha consentito di portare a casa una consistente riduzione nell'arco del primo semestre, grazie a minori spese amministrative e a un minore costo del personale, anche per effetto della mancanza di spese straordinarie. Dal lato dei ricavi abbiamo spinto sulla crescita degli impieghi, segnando una inversione di tendenza rispetto agli anni scorsi. Di soddisfazione è stata anche la forte tenuta della raccolta diretta. Grazie a questi risultati abbiamo chiuso i primi sei mesi del 2022 riducendo le perdite dell'85,3% a 14,8 milioni di euro.

D. Quando prevedete di raggiungerlo?

R. Dopo il risultato conseguito quest' anno il 2023 sarà un anno importante. Le difficoltà relative all'evoluzione del quadro economico. sono evidenti per tutti, non solo per noi. L'essenziale nei prossimi mesi sarà consolidare le cose buone che abbiamo fatto sinora. La sfida è difficile ma dobbiamo farcela.

D. Non è rischioso per una banca fare impieghi al Sud in questi mesi di rallentamento economico?

R. Anche grazie alle preziose sinergie con la capogruppo Mcc, la crescita sana degli impieghi è uno dei pilastri della nostra strategia. In questi ultimi mesi, per esempio, abbiamo raggiunto molte aziende accompagnandole nel percorso di crescita con credito a lungo e, soprattutto, a breve termine. Questa attività è andata di pari passo con una attenta classificazione degli impieghi e con rettifiche nella forchetta delle best practice di mercato.

D. Lei è cresciuto professionalmente negli istituti di credito del Nord. Che differenze ha osservato lavorando in una banca del Sud?

R. Lo scenario concorrenziale è diverso. Le grandi banche ci sono anche qui, ma le quote di mercato sono più basse rispetto al Nord. Questo apre spazi importanti per istituti di medie dimensioni come la Popolare di Bari. Gli imprenditori di qualità del resto non mancano. Basti pensare ai settori merceologici di eccellenza della Puglia come l'agrifood, la logistica, il turismo e le energie rinnovabili. In questi settori lavorano aziende con rating di tutto rispetto che siamo felici di servire.

D. Il contesto economico però è pieno di incertezze, dal caro energia alle difficoltà sulle catene di approvvigionamento. Osservate segnali di frenata?

R. Stiamo attraversando una fase molto delicata in cui la prevenzione è sostanziale. La banca parte da livelli di copertura molto alti sul portafoglio crediti (78% per le sofferenze e 41% per gli utp), ma trimestre dopo trimestre stiamo continuando ad accantonare. Nel frattempo i canali di dialogo con la clientela sono aperti e il nostro invito è mantenere il più possibile in equilibrio i bilanci per limitare i contraccolpi. Devo però ammettere che per ora non osserviamo un significativo deterioramento dell'attivo. Continuiamo a monitorare l'evoluzione del quadro generale ed essere pronti a intervenire.

D. Gli strumenti messi a disposizione dal governo saranno sufficienti per contrastare la crisi o pensa che serviranno altre misure di sostegno?

R. Credo che gli strumenti a disposizione siano coerenti con le necessità. Semmai, se il contesto si deteriorasse, potrebbe servire una messa a punto per renderli più efficaci.

D. State lavorando a un nuovo piano industriale. Su cosa vi concentrerete?

R. Il nuovo piano di gruppo sarà approvato entro la fine dell'anno. La revisione era pianificata in coerenza con le policy di gruppo nonché con il contesto economico generale, mutato profondamente rispetto all'approvazione precedente di febbraio 2022. La nostra strategia e il nostro ruolo nel gruppo Mcc comunque non cambieranno. Il focus resterà concentrato sulla crescita degli impieghi verso le aziende e della raccolta diretta, con un costante efficientamento della parte costi.

D. In estate avete comprato la piccola Banca del Sud. Prevedete altre operazioni straordinarie?

R. L'acquisto di 4 filiali della Banca del Sud è stata una scelta coerente con la nostra strategia di rafforzamento commerciale in Campania. Se si presenteranno altre opportunità, le coglieremo. Del resto la fase in cui abbiamo dovuto ottimizzare la nostra rete commerciale è alle spalle. Ora intendiamo crescere.

D. La sua precedente esperienza alla guida di un istituto di credito è stata, tra il 2015 e il 2017, a Veneto Banca. L'istituto di Montebelluna è stato protagonista di una delle grandi crisi bancarie del decennio scorso. Pensa che per il sistema creditizio quel periodo di forte instabilità sia alle spalle?

R. Sicuramente il periodo a cui fa riferimento è stato molto affollato di crisi bancarie e, in Europa e in Italia, ha stimolato la ricerca di soluzioni normative e regolamentari. Il percorso è stato complesso ma ha posto le premesse perché oggi non ci siano più situazioni di quel tipo.

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