Sei anni di arbitrato. Poi l'intesa. Il 25 marzo Novamont e Versalis ( Eni) hanno firmato l'accordo transattivo che chiude la controversia sulla jv Matrica, creata per riconvertire la petrolchimica di Porto Torres. Lo scontro si è concluso, per Novamont, con un aumento di capitale da 141 milioni, attraverso cui Versalis è passata dal 25 al 35% della società e con l'accantonamento di 151 milioni in oneri futuri di partecipazioni. Un prezzo alto, già incorporato nel bilancio 2021 della azienda di Novara che affonda le radici nella scuola di scienza dei materiali Montedison e che dal 1989 è diventata leader nel mondo delle bioplastiche lanciando il Mater-B, di cui sono fatti gli shopper compostabili. Il bilancio evidenzia una forte dinamica industriale: i ricavi crescono del 44% a 414 milioni, l'ebitda è a 50 milioni (-6%). Il risultato netto è invece negativo per 136,3 mln (-313,7 rispetto all'esercizio precedente) a causa del conto pagato per l'accordo.

Nella sua prima intervista dopo il superamento dell'arbitrato Catia Bastioli, ceo di Novamont, ha anticipato a ClassCnbc strategia e priorità della nuova fase. Senza escludere un futuro in Borsa, partendo dalla valorizzazione post aumento di 1,4 miliardi, anche se a decidere saranno i soci. Ovvero al 65% i fondi NB Reinassance e Investitori Associati, oltre a Versalis stessa.

Domanda. Bastioli, da dove riparte Novamont?

Risposta. L'accordo è molto importante, non solo come soluzione dell'arbitrato, ma perché segna il rilancio della partnership. La strategia di Versalis e Novamont è finalmente riconosciuta nei fatti e non solo a parole. Ricominciamo a costruire insieme e vedo grandi opportunità: partiamo da un'incredibile piattaforma che integra agricoltura, rifiuti, chimica, biotecnologie ed energie rinnovabili.

D. In passato non siete andati d'accordo. Perché il futuro dovrebbe essere diverso?

R. Era una collaborazione nata con certe idee, che poi si è bloccata nel tempo. Oggi, però, entrambe le società vedono la bio-economia come grande motore di trasformazione e hanno un piano in comune. Abbiamo entrambi investito in Matrica ed investiremo ancora per portare la società a break-even. Per noi è un anello fondamentale della strategia, sia perché simbolo della rigenerazione dei territori sia perché può vantare due prodotti fondamentali: l'acido azelaico e quello pelargonico. Il primo serve per le bio-plastiche, il secondo è un erbicida naturale in grado di ridurre l'impatto della chimica in agricoltura. Funziona meravigliosamente. Stiamo aspettando le autorizzazioni. Speriamo arrivino rapidamente.

D. Oltre ai tempi, quali sono le sfide?

R. Prendiamo le nostre bioplastiche per sacchetti e imballaggi che sfruttano i monomeri rinnovabili. Oggi competono con prodotti in arrivo dalla Cina che non pagano tasse sulla Co2. Noi abbiamo investito in grandi impianti in Europa, dove paghiamo per la Co2 emessa secondo lo schema dell'European Trading System. Mentre sui prodotti importati dalla Cina non si paga nulla, anche se hanno impatti ambientali del 60 o 70% maggiori.

D. Sta dicendo che il mercato dei prodotti biodegradabili è pieno di falsi?

R. È un problema in più. In Italia e Francia i sacchetti per la frutta devono avere un contenuto di rinnovabile al 60 o 50%. Molti prodotti in circolazione, invece, sono ampiamente sotto questo valore. E non è tutto: dal punto di vista della biodegradabilità ci sono prodotti totalmente «fake». Almeno 20 mila tonnellate di shopper in circolazione sono ancora falsamente biodegradabili. E nessuno ha le competenze per vigilare. Serve inserire il tema della bioeconomia circolare nelle strategie italiane ed europee.

D. Il Pnrr lo ha messo al centro...

R. Solo a parole però. Quello che serve è la logica sistemica che noi spingiamo da sempre. Non basta pensare all'energia rinnovabile, ma bisogna rivolgere l'attenzione anche ai prodotti generati dagli scarti naturali che riducono l'impatto ambientale.

D. Il bilancio da cui siamo partiti è del 2021. Come sta andando quest'anno?

R. Nella prima parte del 2022 abbiamo sofferto per il rincaro dell'energia, ma l'andamento è ancora molto positivo. La sfida arriva adesso. Penso che la cosa più importante sarà la risposta del Paese ai prodotti «fake» che sono sul mercato.

D. I vostri azionisti di controllo sono gli stessi due fondi da metà degli anni '90. Una anomalia per il private equity. L'exit oggi è più vicina?

R. Neuberger Berman e Investitori Associati ci hanno accompagnato e sostenuto per vent'anni perché credevano in questo progetto. Oggi ci possono essere tante possibilità da esplorare. Immagino che guarderanno con attenzione tutte le strade, mettendo al centro la salute dell'azienda che anche quest'anno è stata confermata unica, nella categoria «Chemicals», ad ottenere il riconoscimento «BCorp Best for the World».

D. L'aumento di capitale vi assegna una valorizzazione da un miliardo e 400 milioni. C'è la borsa nel vostro futuro?

R. Decideranno gli azionisti. È importante che quanto abbiamo fatto sia ora valorizzato e resta aperta sia la possibilità di entrare in Borsa sia quella di fare altre alleanze. Ma la cosa fondamentale è avere tecnologie organiche alla nostra crescita e una strategia chiara su dove vogliamo andare. Questo facilita eventuali partnership e anche un'eventuale quotazione.

D. Faciliterà anche nuove acquisizioni? L'ultima l'avete fatta l'anno scorso con la norvegese Bio Bag...

R. Diciamo che guardiamo con interesse a tutto quello che ci circonda. Se ci saranno opportunità, le coglieremo.

alu

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0109:46 ago 2022

 

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August 01, 2022 03:47 ET (07:47 GMT)

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