Delle seimila imprese italiane in cui, secondo i dati Leanus (presentati dal fondatore e direttore Stefano Carrara), si concentra il 70% dei ricavi e il 77% dell'ebitda del sistema Paese, 800 hanno sede in Veneto. Una regione le cui società, dopo aver affrontato con tenacia le sfide della pandemia e riportato un +6% di ricavi aggregati nel 2021, ora si trovano davanti a una difficile congiuntura macroeconomica e geopolitica. E per superare con brillantezza anche queste sfide si affidano a poche ma importanti parole d'ordine: innovazione, idee, transizione ecologica, internazionalizzazione, made in Italy.

È quanto evidenziato all'interno della rassegna Motore Italia in Veneto, organizzata da Class Editori e sponsorizzata, tra gli altri, da De Rigo Vision, Cattolica, Movimente di Vito Di Lorenzo, Eligo, F&De Group e Moving Chairs Collection. «È una regione che ha molta fame di innovazione tecnologica, in cui le aziende cercano di sfruttare la necessità di adottare nuove soluzioni disruptive», ha spiegato Giuseppe Donanzan, presidente e ceo di Prisma Tech, società che fornisce soluzioni tecnologiche e consulenze alle aziende che vogliono innovare il proprio processo produttivo. E un esempio dell'attitudine veneta alla tecnologia l'ha fornita la città di Venezia, come ha ricordato Ivana Borrelli, responsabile offerta 5G Verticals di Tim: «Abbiamo realizzato un nuovo modello di smart city, dotando la città di una piattaforma che integra l'intelligenza artificiale, la connettività avanzata, i sensori per l'Internet of Things, il cloud computing e le soluzioni per l'analisi dei dati». Ma «la base per ogni evoluzione tecnologica è l'evoluzione culturale della persona», ha affermato Paolo Romiti, presidente di Prismi, azienda del marketing digitale con offerte differenziate a seconda delle dimensioni delle imprese.

La rassegna è stata anche l'occasione per mettere in mostra le più promettenti startup regionali: dalle soluzioni di intelligenza artificiale per l'e-commerce di Chiron (presente il ceo e fondatore Mattia Zoccarato) al riso Carnaroli di qualità e sostenibile di Meracinque (presente la co-founder Silvia Tovo), fino all'economia circolare di Hbi (presente il ceo Daniele Basso). Dopo la premiazione delle migliori pmi venete secondo l'indice di redditività e crescita di Mf-Milano Finanza (sul podio Ada, Elite - presente il ceo Giulio Bertolo - e Favero Electronics), l'evento è passato a trattare il tema delle infrastrutture. Sul quale le poste in gioco analizzate sono state numerose: l'evoluzione della rete ferroviaria ad alta velocità da Verona a Padova con Vincenzo Macello (responsabile direzione investimenti di Rfi), ma anche il ruolo di Porto Marghera come primo hub nel Mediterraneo per l'idrogeno con Andrea Bos (presidente di Hydrogen Park). Senza prescindere dalla necessità di investire sulla rete elettrica come strumento per assicurare la crescita del territorio, regionale e nazionale, come evidenziato da Adel Motawi, responsabile gestione processi amministrativi di Terna: «Se il new green deal ha alzato l'asticella sulle rinnovabili, è necessaria un'infrastrutturazione importante nelle dorsali, per usare la grande capacità energetica del nostro Paese».

Per consolidare i percorsi di crescita, un'altra necessità è puntare sull'export. Carlo Ferro, presidente di Ice, agenzia per l'internazionalizzazione delle imprese italiane, ha sottolineato che «l'export veneto raggiunge i 70 miliardi di euro, è la terza regione per contributo alle esportazioni nel nostro Paese. Ice è vicina a queste attività». Gli hanno fatto eco, evidenziando come qualità e innovazione siano cruciali anche per la crescita all'estero, Leopoldo Destro (presidente di Aristoncavi e Assindustria Veneto), Diego Nardin (ad di Fope) e Oscar Marchetto, presidente e ad di Somec, che vede potenziale nelle pmi della regione: «Sono l'emblema del saper fare italiano ma hanno difficoltà per andare all'estero. Vogliamo fare un contenitore per investire in queste società». Riguardo al turismo, Massimiliano Schiavon, presidente di Federalberghi Veneto ha osservato che «nonostante manchino mercati significativi come l'Asia e le zone del conflitto, possiamo presumere una stagione balneare 2022 superiore al 2019 grazie al mercato estero di prossimità». Mentre Giuseppe Caldiera, direttore generale di Cuoa Business School, ha parlato della formazione come base per la creazione di qualità.

red

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