A Piazza Affari e tra i Paperoni italiani nel mondo è partita la corsa per trovare il successore di Leonardo Del Vecchio, che ha lasciato ai suoi otto eredi 28,4 miliardi di euro di sola ricchezza azionaria, calcolata da MF-Milano Finanza nella sua tradizionale classifica ferragostana che riunisce i 628 uomini e donne con le maggiori consistenze azionarie nel listino milanese e gli italiani con partecipazioni rilevanti in società quotate all'estero alla data di chiusura di borsa del 3 agosto 2022. La speciale graduatoria sarà pubblicata sul numero di Milano Finanza in edicola domani.

La famiglia del patron di Luxottica è ancora prima in classifica, ma ogni erede ha 3,6 miliardi, che sarebbero comunque sufficienti a occupare il dodicesimo posto nel ranking, appena sopra i 3,3 miliardi di Francesco Gaetano Caltagirone.

Dopo i Del Vecchio, il secondo posto è occupato da Patrizio Bertelli e Miuccia Prada, a capo dell'omonima casa di moda il cui titolo scambia alla borsa di Hong Kong. Le consistenze azionarie dei due Paperoni del fashion ammontano a 11,5 miliardi. Per trovare i primi italiani con partecipazioni solo in Italia bisogna scendere al terzo gradino del podio, dove compaiono i Rocca, Gianfelice e Paolo, proprietari dell'azienda di infrastrutture petrolifere Tenaris, che grazie alla corsa del greggio successiva allo scoppio della guerra in Ucraina ha vissuto a Piazza Affari una crescita prossima al 50%. La ricchezza azionaria dei fratelli Rocca è così balzata a 9,4 miliardi. Sorte analoga a quella dei Benetton, che a quattro anni esatti dalla tragedia del ponte Morandi di Genova hanno saputo rialzare la testa, conquistano la quarta piazza a 8,6 miliardi, trainata dal +50% in borsa di Atlantia.

I Benetton, con Atlantia stessa, lasceranno però presto Piazza Affari, così come la famiglia Agnelli-Elkann, quinta in classifica con 8,4 miliardi. Da oggi venerdì 12 agosto, infatti, la loro principale partecipata, Exor, è in dual listing a Milano e Amsterdam, ed entro 45 giorni sarà quotata soltanto in Olanda. L'anno prossimo quindi gli eredi di Gianni Agnelli rafforzeranno le fila dei Paperoni italiani con partecipazioni prevalenti nelle borse estere: in top ten, oltre agli eredi di Del Vecchio e al duo Bertelli-Prada compaiono anche al settimo posto (in miglioramento di tre posizioni) Nicola e Paolo Bulgari, forti dei loro 7,6 miliardi provenienti dal colosso francese Lvmh, e all'ottavo Stefano Pessina, a capo della multinazionale americana della salute e del benessere Walgreens Boots Alliance, con 5,6 miliardi.

Chiudono la rosa dei migliori dieci, tre nomi che rappresentano alcune delle eccellenze del made in Italy nel mondo. In sesta posizione i Garavoglia, a capo della Campari (8,1 miliardi). Alla nona Gustavo Denegri di Diasorin (4,3 miliardi). E alla decima Piero Ferrari (4,2 miliardi), ultimo erede della casa automobilistica di Maranello.

Dallo scorso anno, oltre a Leonardo Del Vecchio, un altro gigante ha lasciato la classifica: Ennio Doris, scomparso il 24 novembre 2021 all'età di 81 anni. Ora i suoi eredi, la moglie Lina Tombolato e i figli Massimo e Sara, occupano la posizione 21 in graduatoria, con circa 2,1 miliardi di valore. Appena tre piazze sopra di loro (al 18° posto) compare invece un'altra dinastia che con il defunto Doris è legata a doppio filo: i Berlusconi. Ammontano a 2,4 miliardi le ricchezze azionarie di Silvio Berlusconi e della sua famiglia, ma rispetto allo scorso anno la flessione in classifica è stata di tre posizioni.

Esultano invece gli storici rivali calcistici dei Berlusconi, i Moratti: la partecipazione in Saras ha permesso loro di raggiungere i 517 milioni, ben 25 posizioni in più rispetto al 2021. Anche il listino delle piccole e medie imprese, l'Egm, ha infine il suo nome illustre, una new entry assoluta: la famiglia Crippa, guidata dal patron Giuseppe, primo azionista di Technoprobe, l'azienda dei chip che ha debuttato a Piazza Affari a febbraio con una capitalizzazione di oltre 3 miliardi. I Crippa entrano tra i Paperoni alla posizione 33, con 813 milioni.

MF-Milano Finanza ha calcolato anche la ricchezza azionaria del Tesoro italiano e dei grandi investitori istituzionali esteri, nonché quella delle fondazioni bancarie. Lo Stato italiano, con 49 miliardi, resta di fatto il primo azionista di Piazza Affari, seppur in flessione dai 56 miliardi dello scorso anno. Interessante notare che le partecipazioni di Cassa Depositi e Prestiti hanno visto il loro valore aumentare da 27,8 a 28,2 miliardi, grazie soprattutto alle quote in Eni e Terna. Il ministero dell'Economia e delle Finanze (Mef) si è invece impoverito di oltre 7 miliardi, penalizzato dalla flessione borsistica di Enel e dal tonfo di Mps. Più forti invece i fondi esteri, la cui quota è salita per il secondo anno consecutivo, arrivando sopra i 45 miliardi. In testa c'è sempre Norges Bank, il fondo sovrano norvegese, forte di 149 partecipazioni che valgono oltre 8 miliardi. Infine, lo short selling: le posizioni corte nelle quotate della borsa milanese ammontano a 540 milioni.

red/alb

 

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August 12, 2022 08:42 ET (12:42 GMT)

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