Continua la fuga della finanza europea dalla Russia. Dopo i rumor su una possibile cessione delle attività da parte di Unicredit, ieri sui mercati hanno tenuto banco le dichiarazioni del cfo di Allianz Giulio Terzariol: «la probabilità di una nostra uscita dal mercato russo è molto alta», ha dichiarato il manager italiano (peraltro tra i nomi circolati nei mesi scorsi per la guida delle Generali) durante la presentazione dei dati del primo trimestre che la compagnia tedesca ha chiuso con utile in forte calo a 669 milioni, a causa di un accantonamento ante imposte straordinario di 1,9 miliardi.

Allianz, scrive MF, è peraltro solo l'ultimo gruppo finanziario in ordine di tempo a ventilare una exit dal mercato russo. Restando solo nel settore assicurativo, dichiarazioni analoghe sono state rese nelle scorse settimane dai competitor Axa e Zurich mentre già ai primi di marzo Generali ha chiuso il proprio ufficio di rappresentanza a Mosca e ha ritirato i propri rappresentanti dal consiglio di amministrazione di Ingosstrakh. Tra le banche invece l'unica ad aver ceduto le proprie attività sinora è stata Société Générale. Il gruppo guidato da Frédéric Oudéa ha infatti venduto l'intera quota in Rosbank e delle filiali assicurative a Interros Capital, la società di investimento fondata dall'oligarca Vladimir Potanin. Parlando agli analisti durante la presentazione dei risultati trimestrali anche il ceo di Raiffesen Johann Strobl ha rivelato di aver ricevuto manifestazioni di interesse non sollecitate per le attività presenti nel Paese e di essere pronto a esaminare con attenzione queste proposte nelle prossime settimane.

Nella stessa direzione si starebbe muovendo anche Unicredit che sarebbe stata contattata da acquirenti interessati alla propria controllata. Alla finestra ci sarebbero istituzioni finanziarie e società non sottoposte a sanzioni e interessate a ottenere una licenza bancaria all'interno del Paese. La vendita è una delle opzioni ma in ogni caso, si precisa, l'intenzione della banca è valorizzare la quota. Del resto i conti della controllata russa di piazza Gae Aulenti sono ancora apprezzabili, nonostante l'emergenza in corso. Dalla trimestrale del gruppo emerge infatti che i ricavi sono balzati del 79% rispetto al trimestre precedente a 230 milioni grazie un serie di fattori. In primo luogo la forte volatilità del rublo ha spinto al rialzo il trading, mentre il rialzo dei tassi deciso dalla banca centrale di Mosca ha avuto un effetto molto positivi per il margine di interesse che, nei primi tre mesi dell'anno, è salito del 15,4%.

L'altra banca italiana presente in Russia, Intesa Sanpaolo, non avrebbe invece ancora registrato contatti con potenziali compratori, pur avendo annunciato già allo scoppio della guerra una revisione strategica delle attività nel paese. La relazione trimestrale appena pubblicata segnala peraltro la meticolosa attività che la Ca' de Sass ha compiuto sull'esposizione alla Russia. A febbraio è stata attivata l'unità di emergenza che, a sua volta, ha deliberato la creazione di due task force, con potere di indirizzo e monitoraggio, per affrontare le priorità immediate.

red/lde

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