Parte da Italia e Francia, sempre più vicine, la spinta all'evoluzione dei campioni nazionali e franco-italiani in campioni europei. La conferma, scrive Milano Finanza, arriva dal V Forum bilaterale delle imprese promosso da Irefi, l'Istituto per le relazioni economiche Francia Italia, che si è tenuto il 30 giugno e l'1 luglio a Roma, a Palazzo Farnese. Da Euronext, al quale sta stretta l'etichetta di gruppo "francese", a Leonardo e Thales, che indicano nei programmi europei la strada per la sovranità tecnologica dell'Ue, fino a Generali, Bnp Paribas, Edison, StMicroelectronics e via dicendo, è evidente che tutti i grandi gruppi intervenuti al Forum condividono lo stesso timore: l'autonomia fa presto a diventare irrilevanza. O, per dirla con l'ambasciatore francese in Italia, Christian Masset, "l'integrazione europea va sempre più veloce e le imprese possono giocare un ruolo anche in questo processo".

Crescere in Borsa e nei grandi progetti di ricerca. «Sono molti gli attori economici che condividono la necessità di creare dei campioni europei, ma restano pur sempre una minoranza. Gli altri preferiscono fare gli europeisti a casa loro», ha detto il cfo di Euronext, Giorgio Modica. "Eppure, alcuni numeri dovrebbero far riflettere. Un solo giorno di trading di Apple equivale ai volumi dei tre maggiori mercati azionari europei. Come Euronext stiamo cercando di dare sempre maggiore visibilità alle nostre imprese, per dimostrare che l'alternativa al mercato dei capitali Usa c'è. Lo stiamo facendo per esempio con Tech Leaders". Subito soprannominato il Nasdaq europeo, è il nuovo segmento di mercato che raccoglie le imprese ad alta tecnologia, con una capitalizzazione stimata in circa mille miliardi di euro. E se si parla di hi-tech, si arriva al cuore di questa V edizione del Forum Irefi. "Il ruolo della ricerca è fondamentale, come strategia economica e industriale di Italia e Francia e in generale dell'Unione Europea", secondo il presidente, Fabrizio Maria Romano, che ha condiviso con i gruppi partner l'analisi elaborata da Irefi sui contenuti del Trattato del Quirinale e dei piani di ripresa e resilienza dei due Paesi. Su quali settori puntare? Digitalizzazione, cyber-sicurezza, cloud, intelligenza artificiale, spazio. Senza tralasciare la transizione ecologica, con la lotta ai cambiamenti climatici e l'idrogeno verde.

Santo Borsellino, presidente di Generali Insurance Asset Management, ha suggerito una diversa via di sviluppo valida per tutti i settori guidati dalla ricerca e dallo sviluppo tecnologico. "Andrebbe ribaltato il concetto di cooperazione che parte a valle dei processi industriali, bisognerebbe piuttosto iniziare a cooperare a monte, partendo dalle idee e sviluppando progetti di ricerca con università e venture capital. Così potranno nascere i prossimi campioni", ha detto, aggiungendo che allo stesso tempo è fondamentale lavorare a livello europeo anche per convogliare i capitali verso strumenti d'investimento legati all'economia reale, così da aiutare le imprese ad avere altri sbocchi per finanziarsi.

Difesa ed energia i business del momento.Visto il particolare contesto di mercato, cresce anche l'attenzione per il business della Difesa, aspetto sottolineato dall'ad di Thales Italia, Donato Amoroso, che punta oltre che sulla collaudata collaborazione Italia-Francia (la jv per lo spazio con Leonardo), anche sui programmi europei, destinati a crescere per importanza e budget. Parlando di contesto, anche al Forum Irefi non poteva mancare un riferimento all'emergenza energia, con Giovanni Brianza, ad di Edison Next, secondo il quale per la transizione energetica ben vengano le collaborazioni tra Paesi europei, a patto di trovare un equilibrio tra costi delle tecnologie e prezzi dell'energia.

"Questo è il vero tema da sviluppare".

C'è ovviamente del buono anche nel piccolo, e lo ha ricordato Andrea Munari, presidente di Bnl (Gruppo Bnp Paribas), sottolineando come a trainare l'export italiano siano proprio le pmi. L'ambiente è fertile anche per le start-up, come dimostra Bif, Business Innovation Factory, l'acceleratore lanciato a inizio anno da Leonardo. Dove investono gli italiani. Dal Forum è arrivato anche un aggiornamento sul quadro degli investimenti tra Italia e Francia. Gli italiani preferiscono Parigi, ma non disdegnano la Costa Azzurra. Secondo i dati della Camera di Commercio Italiana a Nizza, diffusi da Irefi, le regioni francesi che attraggono più investimenti dall'Italia sono l'Ile-de-France (30%), l'Auvergne-Rhône-Alpes (15%) e la Provence-Alpes-Côte d'Azur (8%). In generale, la Francia rimane il principale Paese di destinazione degli investimenti italiani in Europa, col 44% del totale. Seguono la Gran Bretagna (11%) e la Germania (10%). Come si legge nel Bilan 2021 des investissements internationaux en France (il rapporto sugli investimenti internazionali in Francia per il 2021) prodotto dall'agenzia nazionale per l'internazionalizzazione dell'economia francese Business France, nel 2021 le imprese straniere in generale (non solo italiane, quindi) hanno avviato oltre 1.600 nuovi progetti di investimento in Francia, con un aumento del 32% rispetto al 2020. Questi progetti hanno creato o mantenuto più di 45mila posti di lavoro nel Paese (+30% rispetto al 2020).Tornando all'Italia, nel 2021 sono stati avviati 96 nuovi progetti, che a loro volta hanno generato 1.830 posti di lavoro, con una crescita di ben il 61% rispetto all'anno precedente. Le acquisizioni di aziende francesi hanno rappresentato il 6% dei progetti, e in particolare sono raddoppiate quelle di imprese in difficoltà.

Mentre le aziende transalpine hanno investito principalmente nella creazione o nell'espansione di attività industriali (29% dei progetti), in altre attività legate ai siti aziendali (28%) e in R&S, ingegneria e progettazione (16%), gli investitori italiani hanno rappresentato il 10% di tutti i progetti di ricerca e sviluppo intrapresi in Francia da aziende straniere. I settori interessati sono il turismo alberghiero e della ristorazione (16%), l'automotive (15%), l'edilizia e le costruzioni (15%), la lavorazione del vetro, della ceramica, del legno e della carta (13%) e i mobili (13%). Nell'analisi di Romano, i settori più promettenti per rafforzare nuove forme di cooperazione tra Italia e Francia comprendono sia interventi capital intensive - per i quali è indispensabile la presenza pubblica (key enabling technologies, ecosistemi dell'innovazione, Infrastrutture, tecnologie satellitari, aerospazio) - sia interventi a gestione prevalentemente privatistica, ma sempre con un contributo di finanziamenti pubblici, per esempio agro-alimentare e mobilità. Andando ancora più nel dettaglio, unendo i rispettivi Pnrr, alla voce Mobilità e Infrastrutture vengono impegnati complessivamente 31,5 miliardi di euro. "Francia e Italia ambiscono a importanti prospettive strategiche che sarebbe opportuno pensare in una logica bi-laterale", è l'osservazione di Irefi. "A questi investimenti si legano, strategicamente anche i circa 18 miliardi di euro complessivi dei due piani per le politiche di transizione energetica, che trovano un forte terreno comune sul tema dell'idrogeno".

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