Ci sono i piani industriali di alcune grandi partecipate di Stato, includendo nel ristretto club corporate anche Tim, di cui Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) ha il 9,8% del capitale e si candida a rilevarne la rete. E poi c'è la politica, che in piena campagna elettorale rompe le uova nel paniere alle strategie aziendali già disegnate, annunciate al mercato e che hanno ricevuto l'ok dell'azionista pubblico. Strategie su cui poi, in alcuni casi come quelli di Ita Airways, del Montepaschi o dell'ex Ilva, è stata anche accesa la luce verde dei sindacati.

Un film già visto, scrive Milano Finanza, anche in altre tornate elettorali. A un mese dal voto anticipato del 25 settembre i leader politici e i programmi dei partiti sono già entrati a gamba tesa sulla doppia privatizzazione dell'erede di Alitalia e della banca senese, sulla telenovela della rete unica ultraveloce che vede coinvolte le infrastrutture della compagnia telefonica e di Open Fiber, sui futuri assetti azionari di Acciaierie d'Italia (l'ex Ilva) sul ruolo di Eni ed Enel nell'estrazione di terre rare per rafforzare la politica nazionale sulle materie prime e l'indipendenza industriale del Paese.

red/lab

MF-DJ NEWS

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