Si sono mosse insieme, Tim Brasil, Claro e Vivo, e hanno chiesto una revisione del prezzo d'acquisto per le attività di telefonia mobile dell'ex incumbent brasiliano Oi. Le tre società, che fanno capo a Tim, America Movil e Telefonica, con un documento dal titolo "Changes to the Adjusted Closing Price for the acquisition of the mobile assets of Oi Móvel" hanno sostenuto che da un'analisi affidata a un consulente indipendente (Kpmg) emergono elementi, di cui le società sono potute venire a conoscenza solo dopo la firma dell'acquisizione, tali per cui sarebbe necessaria una modifica del prezzo.

Per Tim, scrive MF, la modifica avrebbe un impatto sul prezzo finale di acquisto di 1,4 miliardi di reais (ossia circa il 44% della revisione complessiva da 3,2 miliardi richiesta) equivalenti a circa 270 milioni di euro. L'analisi avrebbe evidenziato divergenze nelle assunzioni e nei criteri di calcolo. In particolare, per quanto riguarda gli investimenti (capex) le tre società acquirenti avrebbero individuato un mancato rispetto del volume minimo e della natura degli obblighi di investimento di Oi, che non avrebbe rispettato nemmeno gli obblighi relativi al mantenimento della quota minima di nuove attivazioni nette.

In più, evidenzierebbe sempre l'analisi, sarebbero state evidenziate differenze nei contratti con alcune società fornitrici di servizi di infrastruttura mobile (affitto di siti/torri), che darebbero quindi ad un indennizzo che il venditore (Oi) dovrebbe riconoscere ai compratori, ossia Tim, Vivo e Claro. In sostanza, le tre aziende che hanno rilevato gli asset mobili di Oi avrebbero trattenuto la cifra dal pagamento. È evidente che questa scelta aprirà un contenzioso con la società brasiliana che ha già contestato le motivazioni dei compratori.

Secondo l'ex incumbent l'analisi svolta da Kpmg sarebbe viziata da errori tecnici, procedurali e di metodologia, ma questo non ha impedito al titolo di crollare in borsa (-1% ieri e -7% negli ultimi cinque giorni). Oi ha anche già annunciato che prenderà provvedimenti e tecnicamente avrà 30 giorni di tempo per mettere agli atti tutte le contestazioni alla posizione dei compratori.

Tim ha comunque precisato al mercato che, nonostante la presenza di differenze rispetto a quanto previsto dal contratti, le rettifiche hanno un impatto solo sul prezzo ma non ne hanno sulle sinergie risultanti dall'operazione. Questo anche in virtù del fatto che la maggior parte del valore attribuito a queste sinergie deriva da beni infrastrutturali, che non sono interessati dall'adeguamento contrattuale chiesto dalla controllata di Telecom Italia.

red

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