Dopo aver contribuito a infiammare il titolo Tim in borsa l'opa di Cdp prevista dal Piano Minerva sulla compagnia telefonica finisce in congelatore. Il governo è tornato a insistere sulla rete unica a controllo pubblico, ma le strade per arrivarci sono ancora tutte da disegnare.

In attesa di capire a chi saranno assegnate all'interno dell'esecutivo le deleghe sull'infrastruttura fra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alessio Butti (che ha già quella all'innovazione e digitalizzazione) e il ministero delle Imprese e made in Italy (ex Mise), scrive Milano Finanza, il titolare del dicastero Adolfo Urso, conferma la cautela sul tema espressa venerdì dal numero uno del Mef, Giancarlo Giorgetti. «Sulla rete abbiamo una visione strategica, la rete per noi è fondamentale» e occorre «farla in fretta per raggiungere tutte le zone del Paese per la sicurezza nazionale e per la connettività», ha spiegato Urso al convegno Asstel, ma «per quanto riguarda come organizzare questa strategia», ha aggiunto l'esponenente di Fdi, «spetta al governo nel suo complesso. Stiamo analizzando i dossier e lo realizzeremo nel tempo che è necessario farlo». Dunque «rete effettivamente a controllo pubblico», ma su come procedere lo si deciderà in Cdm. «All'unisono ci ripromettiamo di farlo dopo aver fatto tutte le ricognizioni necessarie», ha concluso Urso.

«Ci sono molti ministri coinvolti, dobbiamo discuterne», erano state invece le parole di Giorgetti. Come fatto finora, più fretta al dossier reti di nuova generazione l'ha messa Butti, secondo cui l'industria italiana delle telecomunicazioni versa in una situazione «molto difficile», anche con riguardo ai ritardi di Open Fiber nel piano per la banda ultralarga nelle aree bianche, ritardi che, secondo il sottosegretario di Palazzo Chigi, si registreranno anche per le aree grigie e la realizzazione del Pnrr. La situazione richiede quindi un «cambio di passo» tanto che Butti si è detto «intenzionato a convocare, quanto prima, un tavolo con i ceo dei principali operatori italiani». Mentre la scorsa settimana Vivendi, azionista di Tim con il 23,7%, ha aperto alle trattative per una rete unica a controllo statale, l'amministratore delegato di Tim Pietro Labriola ha tenuto invece la barra dritta sul proprio piano industriale che prevede lo scorporo della rete in Netco e la vendita dell'infrastruttura a Cdp. «Sono scelte del governo, io come ceo di un'azienda quotata devo massimizzare il valore per tutti i miei soci», ha tagliato corto il top-manager. Nello scenario di incertezza, resta un punto fermo ed è quello della scadenza del 30 novembre della proroga concessa da Tim a Cassa (senza l'esclusiva) per la presentazione dell'offerta non vincolante sulla rete, dossier su cui fino a due settimane fa le valutazioni erano molto distanti. In borsa il titolo continua il rimbalzo (+1,3% a 0,24 euro) dai minimi storico del 12 ottobre.

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MF-DJ NEWS

1508:28 nov 2022

 

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