Dan Friedkin è tuttora interessato all'acquisto della Roma ma non ha intenzione di alzare la proposta presentata nelle settimane scorse, ritenendola la più congrua alla situazione del club giallorosso.

Per questo, secondo quanto risulta a Mf Milano Finanza, al momento preferisce restare alla finestra, in attesa di tornare alla carica se e quando i nuovi potenziali investitori -che secondo i rumor, si sono palesati in questi giorni- non riuscissero a trovare la quadra con l'attuale presidente James Pallotta.

Ieri è emerso infatti che la cifra che convincerebbe il finanziere di Boston a passare la mano sarebbe un'offerta di circa 600 milioni, di cui 300 destinati a coprire i debiti. E la notizia in effetti quadra con quanto questo giornale aveva scritto lunedì 29 maggio rivelando che Pallotta aveva detto no a un'offerta di Friedkin, basata su un enterprise value per il club di circa 580 milioni. Una cifra che però comprenderebbe un'iniezione di denaro fresco di circa 90 milioni come aumento di capitale riservato una volta che Friedkin avesse acquisito la società. E che quindi, al netto di questa futura immissione di mezzi finanziari, valuta il club 490 milioni. Questo significa che decurtando i 300 milioni del debito, gli asset della società di Trigoria sono stati valutati 190 milioni da Friedkin e che Pallotta e i suoi soci, i quali detengono una quota di controllo della Roma, di circa l'88%, incasserebbero circa 177 milioni dalla cessione. Siccome in questi quasi otto anni da numero uno giallorosso Pallotta ha investito circa 260-270 milioni, l'operazione significherebbe per il finanziere di Boston una perdita di circa 100 milioni. Motivo che lo ha spinto a dire no.

red/lab

 

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July 08, 2020 02:10 ET (06:10 GMT)

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