Tra i partiti presenti in Parlamento sono in molti a nutrire perplessità sull'ingresso dello Stato in alcuni settori dell'economia. Altre formazioni, come Fratelli d'Italia, sono invece preoccupate per l'eccessivo controllo estero, in particolare francese, di aziende tricolori. L'avvio della vendita di Mps a Unicredit è quindi l'occasione per chiedere al Presidente di FdI, Giorgia Meloni, come si muoverà in Parlamento dal lato dell'opposizione a fronte di questa operazione del governo Draghi che sta facendo discutere. Meloni parla con MF-Milano Finanza all'indomani della pausa estiva delle Camere e nel pieno del risiko bancario che coinvolge anche Bpm e Unipol.

Domanda. Presidente Meloni, il ministro Franco ha difeso la vendita di Mps a Unicredit e ha detto in Parlamento che lo Stato manterrà una quota nella banca senese. Come giudica questa operazione?

Risposta. Non abbiamo pregiudizi ma solo come sempre il faro dell'interesse nazionale, con una premessa: occorre che i cittadini sappiano quanto costa allo Stato il salvataggio della banca che per decenni è stata gestita dalla sinistra, prima dal Pci e poi dai suoi eredi del Pd. Potremmo chiamarla la «cassaforte» degli scandali.

D. Lei parla di scandali, ha fatto dei calcoli sul costo di Mps per la collettività?

R. Parliamo solo in questa ultima fase di almeno 15 miliardi di euro, pari per intenderci alla metà di una legge finanziaria! 5,4 miliardi solo per la statalizzazione effettuata dal Ministro Padoan nel 2016, oggi quelle azioni valgono 8 volte di meno. Ed ora almeno altri dieci miliardi se consideriamo quanto serve per la ricapitalizzazione comunque necessaria, con la «dote» complessiva confezionata per Unicredit: i vantaggi fiscali determinati dalla Dta inserita dal ministro Gualtieri nella manovra dello scorso dicembre, il duplice intervento di Amco per acquisire a prezzi fuori mercato (per l'esattezza a un valore doppio di mercato) i crediti deteriorati di Mps e di Unicredit, le risorse da accantonare per la manleva, essendo ancora in corso cause legali per oltre 6 miliardi, il costo sociale e occupazionale dei cosiddetti «esuberi», cioè 4/5 mila lavoratori che perderanno il posto di lavoro. Insomma, pretendiamo una «operazione verità» perché gli italiani sappiano di cosa si tratti e cosa ci sia dietro: forse il più grande scandalo finanziario della storia d'Italia.

D. Cosa sarebbe giusto fare ora secondo lei?

R. Credo che sia giusta la richiesta che i protagonisti di tutto ciò abbiano almeno il pudore di fare un passo indietro. È assurdo che l'allora ministro Padoan sia oggi il Presidente di Unicredit, dopo essere stato eletto in Parlamento proprio nel collegio di Siena. Peraltro lei sa che solo la pervicace azione, allora solitaria di Fratelli d'Italia, ha fatto saltare il «baratto» che sembrava profilarsi con il precedente governo quando, appunto, si era addirittura ipotizzato di scorporare la parte estera di Unicredit per consentire all'allora amministratore delegato, il francese Mustier, sempre con Padoan presidente, di portarsi in dote la parte internazionale della banca, che come tutti sanno fa gola a molti.

D. Ora però le cose sono cambiate, la strategia di vendita di Mps da parte del Mef è diversa...

R. Ora il contesto è diverso e può nascere una forte banca di sistema con proiezione internazionale, ma credo che il governo debba chiarire al Parlamento se davvero lo Stato manterrà una quota in Unicredit, per il conferimento delle azioni di Mps, penso intorno all'8%, consolidando così l'italianità della banca; se davvero il marchio storico verrà mantenuto e magari valorizzato e se ciò accadrà nel perimetro di Unicredit o se invece, come a noi appare opportuno, tornando alla naturale vocazione di una banca territoriale che abbia ancora a Siena la sua direzione centrale; infine che fine faranno gli «sportelli» meridionali che non saranno assorbiti da Unicredit. Non abbiamo pregiudizi, ma solo determinazione nel difendere gli italiani e l'interesse nazionale.

D. Già altre volte lei ha messo in guardia su operazioni di ingresso dello Stato nell'economia, avviate quando al Mef c'era Roberto Gualtieri, parlando di un rischio di colonizzazione francese per Borsa Italiana ed esprimendo preoccupazioni anche per la composizione dell'azionariato e gli equilibri di Stellantis. Ha cambiato idea ora che Mps resta Italiana?

R. Il risiko bancario è ben più vasto e la partita è appena iniziata con un clamoroso gol segnato dalla Francia a porta vuota: qualcuno dovrà spiegarci perché si è favorita Agricole, con la Dta, nella scalata ostile al Creval proprio mentre il Copasir denunciava nella Relazione al Parlamento l'eccessiva presenza della finanza francese nel sistema bancario italiano.

D. Questo ormai è il passato. Che atteggiamento avrete per il futuro?

R. Saremo molto vigili anche in questi mesi, perché si preservi il Sistema Italia e il riassetto finanziario bancario e assicurativo non lasci varchi a ulteriori scalate ostili, tanto più che parliamo di Mediobanca e Generali, cuore del nostro sistema finanziario e assicurativo. Peraltro, che avevamo ragione lo dimostrano proprie le contromisure che il governo Draghi sta mettendo in campo per preservare gli stabilimenti automobilistici italiani dal riassetto francese di Stellantis (a proposito, il megaimpianto sulle batterie elettriche deve realizzarsi in Italia, anche per questo Sace ha concesso otto miliardi di crediti a Fca!), così come il riequilibrio nella governance di Borsa italiana, tuttora squilibrata verso Parigi: il sindaco Sala si è accorto con sei mesi di ritardo e solo in campagna elettorale che Milano rischia grosso! Potrei aggiungere l'operazione «rete unica» che così come era stata concepita sempre da Gualtieri consegnava le redini dell'operazione a Vivendi, cioè ancora una volta a un'azienda francese. Anche in questo campo mi sembra che il governo finalmente ci dia ascolto.

D. Il governo Draghi ha compiuto sei mesi, si è entrati nel semestre bianco, certe riforme (fisco, concorrenza, giustizia) servono per avere i soldi del Recovery Plan ma sembrano di difficile concretizzazione dopo l'approvazione delle leggi delega e dei disegni di legge. Come sarà l'atteggiamento di Fratelli d'Italia in Parlamento?

R. Fin dall'inizio di questa legislatura Fratelli d'Italia ha dimostrato di fare una opposizione patriottica. Votiamo a favore dei provvedimenti che reputiamo utili alla Nazione e ci opponiamo alle misure che reputiamo dannose o insensate. Faremo lo stesso con le riforme, sostenendo tutte quelle necessarie senza pregiudizi. Ma con la libertà di chi non ha posizioni di potere o poltrone da difendere.

fch

 

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August 10, 2021 02:26 ET (06:26 GMT)

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