La crisi di governo e l'incertezza sul futuro della coalizione Pd-Cinque Stelle rischia di mandare in stand-by il processo di privatizzazione del Montepaschi. In base agli accordi presi nel 2017 con la Commissione Europea nell'ambito del salvataggio, il Tesoro dovrà uscire dal capitale di Siena entro la fine di quest'anno.

La scadenza è stata finora ben chiara al ministro dell'Economia Roberto Gualtieri che ha scelto di rispettare la tabella di marcia, imprimendo una certa accelerazione al dossier dopo la pausa estiva. E questo malgrado la forte opposizione dei grillini che continuano a opporsi al processo di privatizzazione. I risultati conseguiti però sono stati scarsi. I sondaggi svolti negli ultimi mesi si sono arenati, complice anche il passo indietro di Jean Pierre Mustier dal vertice di Unicredit. La banca di piazza Gae Aulenti rimane infatti il principale interlocutore del Tesoro sulla partita e la posizione del futuro ceo Andrea Orcel rimane ancora tutta da decifrare. Anche la data room aperta nelle scorse settimane sotto la regia degli advisor Mediobanca e Credit Suisse sarebbe per il momento rimasta deserta, segno che il dossier non scalda gli animi dei banchieri italiani.Ecco perché a Roma negli ultimi giorni si è riaffacciata l'ipotesi di un rinvio della privatizzazione.

Secondo quanto risulta l'esecutivo potrebbe chiedere alla Commissione due anni di tempo in più rispetto alla scadenza di fine 2021 concordata al momento del salvataggio. Una scelta giustificabile con l'avverso momento di mercato e con la pesante minusvalenza che oggi grava sulla partecipazione del Tesoro (primo azionista di Mps al 64%). Difficile prevedere l'esito del confronto che, pur alla luce della maggiore elasticità introdotta negli ultimi mesi da Bruxelles, non si preannuncia semplice.Tutto tace invece sul fronte della privatizzazione. Occorre però ricordare che, prima di Natale, il Tesoro aveva fatto importanti aperture sulla dote promessa all'eventuale compratore.

Se la trasformazione delle dta in crediti fiscali è stata blindata in legge di bilancio (l'effetto dovrebbe essere di oltre 2 miliardi), in queste settimane sarebbe in fase di definizione anche la garanzia sul contenzioso. Se sul futuro del Monte pendono infatti circa 10 miliardi di rischi legali, l'idea del governo sarebbe quella di assicurarli facendo subentrare Fintecna, Amco o un'altra partecipata pubblica in qualità di risk taker. La materia è delicata, anche per i profili in materia di concorrenza e di aiuti di Stato, e le interlocuzioni sono in corso ormai da un paio di mesi e tra i consulenti coinvolti (Mediobanca e Oliver Wyman per Mps, Bofa e Orrick per il Tesoro) non c'è molto ottimismo. Non si esclude peraltro che la dote possa perfino essere più ampia. A Roma si sta infatti studiando l'ipotesi di un'ulteriore pulizia dell'attivo della banca senese. Già il recente trasferimento di otto miliardi di non performing exposure ad Amco ha abbassato notevolmente il npe ratio, ma c'è chi ritiene che per propiziare la privatizzazione possa servire uno sforzo ulteriore.

fch

 

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January 27, 2021 02:20 ET (07:20 GMT)

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