Grazie a nuove cartolarizzazioni e ulteriori cessioni di

Npl, il tasso medio di prestiti problematici in pancia alle banche

italiane dovrebbe ridursi entro fine 2019 al di sotto dell'8%, livello più

che dimezzato rispetto al picco del 17% registrato nel 2015.

E' quanto ha spiegato Moody's in una ricerca pubblicata oggi.

La riduzione degli stock deteriorati e il conseguente miglioramento

della qualità degli asset, osserva la casa di rating americana, è stato

facilitato sia dalle cessioni di crediti deteriorati effettuata negli

ultimi due anni dalle cinque principali banche del Paese - Intesa

Sanpaolo, Unicredit, Ubi B., Banco Bpm e B.Mps - sia dal contestuale

aumento degli accantonamenti a bilancio per coprire le perdite registrate

sul fronte crediti, fattore quest'ultimo che ha determinato una riduzione

della forchetta tra valore di libro e di mercato degli Npl.

Nonostante i progressi ottenuti, dice Moody's, a fine 2018 per le banche

italiane il livello degli Npl sul totale dei crediti lordi si attestava

comunque al 9,3%, vale a dire al triplo del 3,2% rappresentato dalla media

Ue.

Tra lo scorso anno e il 2019, la Bce ha definito alcune linee guida a

cui devono attenersi tutti gli istituti vigilati con un livello elevato di

Npl, chiedendo maggiori accantonamenti per far fronte a vecchie e nuove

sofferenze. Su questo fronte, Moody's ritiene che l'approccio più rigoroso

del supervisore costringerà pertanto le banche italiane a ridurre

ulteriormente lo stock di crediti problematici nei prossimi anni.

ofb

 

(END) Dow Jones Newswires

July 16, 2019 09:35 ET (13:35 GMT)

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