Con alle spalle 15 anni ai vertici di Goldman Sachs e oltre una trentina nell'investment banking internazionale, Massimo Della Ragione conosce in profondità il sistema finanziario europeo. Un sistema che oggi si trova a fronteggiare sfide complesse e che, soprattutto, deve compiere un salto dimensionale ormai non più rimandabile. Per l'attuale vice-presidente di Intrum Italy i modelli distributivi tradizionali sono destinati a scomparire e i piccoli intermediari faranno sempre più fatica a competere sul mercato.

Domanda. Della Ragione come valuta il contesto macroeconomico in cui oggi si stanno muovendo le banche italiane?

Risposta. È importante osservare che la crisi pandemica è stata di natura esogena, come quella del 1991-1992. Si tratta in genere di crisi profonde, rapidissime nella loro escalation ma altrettanto rapide nello svanire. Qualcosa di molto diverso quindi dalla crisi dot.com del 2001 e da quella dei financial services del 2008 che erano choc strutturali. In aggiunta l'economia globale ha saputo reagire con prontezza, grazie a tutta una serie di interventi coordinati con i governi. Il risultato è che il pil mondiale oggi è quasi tornato ai livelli economici pre-pandemici, mentre nel 2022 dovrebbe salire a livelli superiori rispetto a quelli del 2019.

D. Quali saranno gli effetti di questo choc per il sistema bancario?

R. Quando l'economia è in crescita, anche le banche stanno meglio. Per garantire la stabilità del sistema nel corso della pandemia sono stati sospesi i dividendi e il regolatore è stato indulgente sulle politiche del credito. Oggi il quadro mi sembra incoraggiante: i volumi di deteriorato sono al di sotto dei livelli che inizialmente qualcuno si aspettava, gli accantonamenti sono sostenibili, la patrimonializzazione è robusta e la leva risulta contenuta. Tranne qualche eccezione insomma mi sembra che il comparto abbia retto all'impatto della crisi e questa è una differenza molto importante rispetto alla crisi del 2008.

D. Quindi non ci saranno contraccolpi violenti allo scadere delle moratorie?

R. Gli analisti delle grandi banche internazionali sono concordi nell'osservare che il livello di accantonamenti è stato migliore delle aspettative. In più c'è la ripresa economica. Questo non vuole dire che nel mercato delle esposizioni deteriorate non ci sia fervore. C'è comunque un regolatore che continua a chiedere agli istituti di abbassare quanto possibile il livello delle non performing exposure. È vero che in Italia la montagna ha smesso di crescere, ma l'obiettivo di Bce è abbassarla progressivamente e toglierla dai bilanci.

D. Lei descrive un sistema bancario in salute, eppure il mercato continua a penalizzare le valutazioni degli istituti.

R. Non si tratta solo di un fenomeno italiano. Valga un esempio su tutti: Apple oggi quota 2.500 miliardi di dollari, quasi quanto tutto il settore bancario Usa e un multiplo di quello europeo. Le ragioni sono più d'una, ma possono tutte essere ricondotte alla lentezza con cui il sistema bancario europeo è uscito dalle ultime crisi. A ciò si aggiungano le molteplici pressioni a cui oggi è sottoposto il settore: pressione digitale, pressione sociale, pressione monetaria.

D. Molti ritengono che proprio la pressione digitale sarà lo scoglio più impegnativo per il settore bancario.

R. Certo e voglio sottolineare che questo tema va legato al consolidamento. Oggi la principale motivazione che spinge le banche verso processi di M&A e di crescita dimensionale è che la struttura distributiva delle filiali è in forte discussione. La nuova base clienti delle banche sono i giovani che non vanno in filiale. Non solo, la maggior parte del trading di equity nel mondo è fatto da macchine. Le tecnologie digitali insomma avranno effetti non solo sul modello distributivo, ma più in generale su tutte le anime delle banche. In questo contesto più grande sei, meglio sei attrezzato ad affrontare i cambiamenti, anche perché gli investimenti necessari non sono proporzionali alle dimensioni della banca. C'è una base fissa ineliminabile per tutti.

D. Eppure in Italia si registra una certa resistenza a questo processo di consolidamento. Come mai?

R. Le banche hanno una clientela molto fedele che migra lentamente. Molti istituti giustificano il proprio immobilismo alla luce del fatto che potranno contare sull'attuale base clienti per altri 10-20 anni. Il fatto poi che oggi l'economia sia in ripresa consente di comprare tempo e di spostare in avanti le scelte di M&A. Sotto questo punto di vista in Italia e, più in generale, in Europa, è ancora successo pochissimo.

D. In Italia per esempio è saltato il deal tra Unicredit e Mps e ora per Siena si va verso una proroga della nazionalizzazione. Come valuta il quadro?

R. Non conosco dettagli e pertanto non giudico né la transazione né come si è evoluta, ma osservo che oggi per il governo italiano, come per tutti i governi, le priorità probabilmente sono altre. Con una pandemia ancora in corso e lo spettro di una quarta ondata di contagi all'orizzonte, la privatizzazione del Montepaschi potrebbe benissimo passare in secondo piano per Roma così come per Bruxelles. Oggi io penso che per esempio la priorità sia di garantire la sicurezza dei cittadini e la tenuta del sistema economico.

D. Lei è stato chiamato a ricoprire la vice presidenza di Intrum Italy con il pieno accordo degli azionisti. Come si trova in questo nuovo ruolo?

R. Le motivazioni che mi hanno portato in Intrum Italy sono semplici e molto belle, conosco bene la società fin da quando è nata perchè ci ho lavorato personalmente come consulente. La storia di Intrum Italy è una storia di cambiamento in cui giocano un ruolo chiave sia il programma di digitalizzazione che Intrum Group sta implementando in tutti i 24 paesi in cui è presente che la ricerca continua di nuovi talenti. Penso di poter dare un aiuto e sono molto intrigato dalle sfide sul tavolo.

D. Anche il settore dei servicer è investito di alcuni dei cambiamenti di cui abbiamo discusso. Che evoluzione si aspetta?

R. Le banche continueranno ad affrontare i problemi relativi ai crediti deteriorati e questa sarà un'opportunità di business per i player come Intrum Italy che agiscono sia come gestori che come investitori. Alberto Marone, il nostro ad, è concentrato nella preparazione del nuovo piano industriale la cui implementazione ci consentirà di recitare un ruolo importante nel mercato. Tutto il settore dei servicer e non solo in Italia è chiamato alla sfida della digitalizzazione e, come tanti operatori, anche io penso che ci sarà un consolidamento.

fch

 

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November 29, 2021 03:01 ET (08:01 GMT)

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