Se le geografie del sistema bancario italiano potrebbero cambiare molto rapidamente, molti si interrogano su quali saranno gli effetti per chi oggi lavora nel mondo del credito. Lo smart working da un lato e il consolidamento dall'altro saranno le due braccia di una tenaglia inesorabilmente destinata a colpire l'occupazione? Salvatore Poloni non ne è convinto. L'attuale condirettore generale di Banco Bpm e responsabile delle relazioni sindacali dell'Abi ha speso gran parte della carriera nel mondo delle risorse umane, prima in Fiat, poi in Cariplo e quindi Intesa per approdare nel 2015 nel gruppo guidato da Giuseppe Castagna. Reca la sua firma il contratto nazionale che i bancari hanno ottenuto nel 2019, a pochi mesi dall'inizio della pandemia.

Domanda. Il consolidamento alle porte avrà riflessi importanti anche per i livelli occupazionali e, più in generale, per la gestione delle risorse in banca. I sindacati sono molto sensibili al tema. Da presidente del Casl Abi qual è il suo punto di vista?

Risposta. Capisco il punto d'attenzione, le risorse umane sono l'asset più importante per un settore come il nostro in cui la differenza non la fa solo il prodotto in quanto tale, ma soprattutto il servizio. Fatta questa premessa, sono confidente anche alla luce delle moltissime fusioni cui ho partecipato dagli anni Novanta a oggi. Il consolidamento non è un fenomeno sconosciuto. Al contrario, se ci mettiamo a contare tutte le operazioni, la lista è davvero lunga. Le banche hanno dimostrato di saperle gestire e hanno saputo dialogare con le organizzazioni sindacali creando una serie di strumenti che hanno consentito di realizzare le aggregazioni in maniera proattiva. Non sto pensando solo al fondo di solidarietà ma, per esempio, anche al fondo per l'occupazione che finora ha portato nel nostro settore circa 30 mila giovani. Insomma, nella storia recente il settore bancario italiano ha sempre affrontato i cambiamenti in maniera equilibrata e sostenibile. Problemi ce ne potranno essere, ma abbiamo gli strumenti per risolverli e guardare con serenità al futuro.

D. Nel frattempo nei prossimi mesi le principali banche italiane presenteranno i propri piani industriali. Per Banco Bpm l'appuntamento è fissato per il 5 novembre. I cambiamenti imposti dalla pandemia che riflesso avranno sulle nuove strategie?

R. Oggi possiamo fare le prime considerazioni sulle trasformazioni gestionali, organizzative e tecnologiche imposte dal Covid nei mesi scorsi. Per il settore si è trattato di sfide totalmente inattese, ma siamo soddisfatti delle azioni messe in campo. Anche nel periodo più duro del lockdown le colleghe e i colleghi hanno fatto un ottimo lavoro, facilitato e accompagnato da un dialogo proficuo con le organizzazioni sindacali con le quali abbiamo messo a punto, tempo per tempo, i Protocolli per lavorare in sicurezza.

D. Tra i cambiamenti più significativi c'è stata l'introduzione dello smart working. Uno strumento non nuovo che però ha avuto ampia diffusione nel corso della pandemia. Cosa resterà?

R. Nei principali gruppi bancari lo smart working era uno strumento rodato già prima dell'inizio della pandemia al punto che, nel dicembre 2019, una novità nell'ultimo rinnovo del Contratto Nazionale di Lavoro è stata proprio la sua regolamentazione. Questa scelta si è rivelata molto utile visto che ha facilitato non poco il lavoro delle banche nel corso dell'emergenza sanitaria, rendendo ancora più efficace la continuità di servizio alla clientela.

D. Uno strumento destinato a durare nell'operatività dei grandi gruppi?

R. Farei una premessa. Durante i mesi della pandemia dello smart working si è fatto un uso molto più ampio rispetto al periodo precedente e le finalità dello strumento sono state diverse: non una forma di tutela del work life balance, ma una misura emergenziale per assicurare il distanziamento e prevenire il rischio di contagio. Precisati questi aspetti, credo che più persone utilizzeranno lo smart working anche se non ci sarà un'unica ricetta. Si tratterà infatti di raggiungere un equilibrio che, oltre all'attenzione per le problematiche extra professionali, salvaguardi lo scambio di esperienze, di competenze e di socialità sui luoghi di lavoro. La pandemia ci ha insegnato a svolgere più attività da remoto, ma lavorare in presenza conserva molta importanza.

D. Durante l'emergenza i bancari hanno conosciuto soprattutto l'home working come alternativa all'ufficio. Sono possibili altre soluzioni?

R. Le forme di bilanciamento possono essere molte. Per esempio con le app di teleconferenza lavoriamo in remoto anche dall'ufficio. Abbiamo preso famigliarità con questi nuovi strumenti. Un'altra soluzione è una formula di smart working che si svolga in appositi hub aziendali e che limiterebbe il pendolarismo senza isolare le persone.

D. Lei ha parlato di sostenibilità, un termine sempre più presente nell'industria finanziaria italiana e internazionale. In Banco Bpm come lo state declinando?

R. Le tematiche Esg sono sempre più importanti e trasversali e le assicuro che non si tratta di un puro esercizio verbale. Mi faccia fare qualche esempio molto concreto. In Banco Bpm abbiamo costituito un comitato manageriale ad hoc, presieduto dal ceo Giuseppe Castagna, composto dalle più importanti figure apicali della banca. Abbiamo inoltre varato sette cantieri: governance, people, risk&credit, clients&business, wealth management, environment, stakeholder. In questi cantieri abbiamo 32 progetti, 15 strutture aziendali interessate e più di 50 colleghe e colleghi coinvolti.

D. Torniamo al suo ruolo in Abi. Un appuntamento importante sarà il rinnovo del contratto nazionale. È già possibile fare qualche previsione sul nuovo documento?

R. È francamente un po' presto per parlarne. Stiamo finalizzando l'articolato dell'ultimo rinnovo che dovrebbe vedere la luce nelle prossime settimane. Posso però fare un'osservazione: - in occasione del rinnovo del contratto siglato alla fine del 2019 abbiamo fatto una scelta difficile ma corretta: ragionare non solo su un aggiornamento dei trattamenti economici, ma su una revisione profonda per renderlo attuale e quindi uno strumento centrale per la gestione dei rapporti di lavoro. Una scelta che si è rivelata utilissima nel corso della pandemia e che dovrebbe semplificare i lavori del prossimo rinnovo.

fch

 

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October 18, 2021 03:41 ET (07:41 GMT)

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