È durata tre stagioni la storia d'amore sportiva tra Cristiano Ronaldo e la Juventus. Il calciatore portoghese arrivato nell'estate 2018 al club bianconero, dopo aver vinto cinque Champions League, quattro coppe del mondo per club e tre palloni d'oro, ha deciso di lasciare Torino per tornare al Manchester United, dove ha giocato dal 2003 al 2009.

L'affare più rilevante della storia della società controllata dalla Exor degli Agnelli-Elkann è stato anche il più oneroso in termini assoluti: 115,8 milioni per il cartellino e 31 milioni netti all'anno che diventano, come ha evidenziato il sito Calcio&Finanza, 86,2 milioni in termini di costo aziendale annuo (28,8 milioni a titolo di ammortamento). Quindi, finora, il fenomeno di Funchal (Madeira) ha impattato per qualcosa come 374 milioni sui conti della Juventus che con lui ha sì vinto due dei nove scudetti consecutivi ma non ha centrato l'obiettivo più importante, anche dal punto di vista economico: la vittoria della Champions League, che garantisce introiti Uefa per 120 milioni. Così ora il club presieduto da Andrea Agnelli dovrà cederlo almeno per 29 milioni, il valore netto a bilancio per non registrare una minusvalenza che impatterebbe su un bilancio già colpito dal Covid (il primo semestre 2020-2021 si è chiuso in rosso per 113,7 milioni), in modo tale da risparmiare anche sullo stipendio del calciatore, circa 70 milioni.

Comprare CR7 è stato un vero affare o no? Guardando i numeri contabili pare proprio di no; sì se si fa invece riferimento all'appeal sui social network, che non portano però ricavi immediati e certi. E se è vero che prima dell'arrivo del calciatore il bilancio bianconero si è era chiuso con ricavi per 504,7 milioni (102 milioni relativi a incassi dalla cessione di giocatori) e una perdita di 19,2 milioni (rispetto a un utile di 42,6 milioni dell'esercizio 2016-2017), è altrettanto vero che il primo conto economico dell'era Ronaldo si era chiuso con un fatturato di 621,5 milioni (ma di questi ben 157 milioni erano stati incassati dalle vendite di giocatori in rosa) e un rosso di 39,9 milioni anche perché i costi del personale erano aumentati di 68 milioni, proprio per l'arrivo dell'ex stella del Real Madrid. Analizzando quei numeri bisogna però sottolineare che la voce sponsorizzazioni era lievitata da 86,97 a 108,8 milioni e quella relative alle licenze da 27,8 a 44 milioni.

Quindi, in qualche modo, CR7 aveva portato un beneficio indiretto di 38 milioni sul giro d'affari. Contestualmente bisogna poi registrare il balzo che il titolo Juventus ha spiccato a Piazza Affari proprio nel 2018: dagli 0,56 dell'8 giugno di tre anni fa le azioni sono volate a 1,47 euro il 21 settembre (+162%) dello stesso anno per poi toccare il picco degli 1,54 euro il 12 aprile 2019 dopo il debutto, datato 5 dicembre 2018, nel Ftse Mib. Una permanenza durata poco più di un anno, visto che il 5 marzo dello scorso anno il titolo ha abbandonato il listino principale di Piazza Affari. Per cui anche in borsa gli azionisti, a partire da Exor (63,8%) hanno brindato all'asso lusitano che ha portato il club a valere quasi 1,8 miliardi rispetto al miliardo di market cap attuale, con il titolo sceso a 0,78 euro dopo aver toccato un minimo di 0,60 euro in piena pandemia, il 13 marzo 2020.

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(END) Dow Jones Newswires

August 30, 2021 02:07 ET (06:07 GMT)

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