Petrolio: Descalzi, in equilibrio sul barine (Mi.Fi.)

Data : 28/10/2019 @ 08:23
Fonte : MF Dow Jones (Italiano)
Titolo : Eni (ENI)
Quotazione : 13.604  -0.046 (-0.34%) @ 17:35
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Petrolio: Descalzi, in equilibrio sul barine (Mi.Fi.)

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2 Mesi : Da Ott 2019 a Dic 2019

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Previsione rispettata. A luglio scorso l'ad Claudio Descalzi lo aveva anticipato a MF-Milano Finanza: le nuove scoperte supereranno i 600 milioni di barili. Tre mesi dopo, alla chiusura dei conti del terzo trimestre dell'anno, la guidance di Eni è stata perciò nuovamente corretta al rialzo, issando l'asticella a 700 milioni di barili, grazie ai successi delle continue campagne esplorative. Il dato, insieme al record trimestrale di produzione (1,888 barili al giorno da giugno a settembre scorso), attenua i segni meno alle voci utile operativo e utile netto rispetto all'anno precedente (dovuto al significativo ribasso dei prezzi) che si sono comunque mantenuti al di sopra del consensus. Ragione in più per non cambiare strategia: disciplina finanziaria e rapidità nel mettere in produzione le nuove scoperte. Come l'ad Descalzi spiega in questa intervista con MF-Milano Finanza.

Domanda. La strategia di Eni sembra sempre più sganciata dall'andamento del barile, è davvero così?

Risposta. Se non fosse così non potremmo parlare anche stavolta di una crescita della cassa a 9,4 miliardi di euro, che ci garantisce già la copertura degli investimenti di periodo, e i 3,4 miliardi di euro dei dividendi e del buy-back per l'intero anno, pur a fronte di uno scenario di prezzi molto più basso sia per l'oil che per il gas. Abbiamo operato in un contesto in forte peggioramento, col Brent che da un trimestre all'altro è sceso da 61,25 a 55,70 dollari al barile, e con le quotazioni del gas scambiato in Italia che si sono addirittura dimezzate.

D. Si aspettava che in un quadro geopolitico così instabile il barile scendesse ancora?

R. Ormai non è più la geopolitica a influenzare i prezzi. Abbiamo delle forti tensioni dal Venezuela alla Libia, alla Siria e all'Iran. Eppure il barile ha avuto un'effimera impennata oltre i 70 dollari dopo gli attacchi in Arabia Saudita, per poi riscendere a 55. La geopolitica ormai è soltanto un rumore di sottofondo. Ad agitare il mercato sono i dazi, perché colpiscono la parte finale del mercato e impediscono lo sviluppo, inibendo la crescita economica.

D. Quindi che previsioni fa?

R. La mia idea è che ancora fino al 2021 la domanda resterà debole. Credo che anche per il prossimo anno resteremo sui livelli del 2019.

D. Con queste premesse come agirete per tenere basso il break-even?

R. Eni vanta già un break-even di gran lunga inferiore alla media di mercato, intorno ai 25 dollari al barile. Con l'aumento della produzione scenderà ancora. Per la cash neutrality invece abbiamo un riferimento per la copertura degli investimenti organici e del dividendo a circa 55 dollari al barile.

D. Avete indicizzato anche il buy-back al prezzo del greggio.

R. Sì, per questo primo anno le risorse destinate al riacquisto di azioni proprie ammontano a 400 milioni di euro. Al 30 settembre risultano acquistate 16,2 milioni di titoli per un controvalore di 229 milioni di euro. Vedremo nel 2020 se raddoppiare a 800 milioni di euro, con un Brent sopra i 65 dollari al barile e un leverage intorno a 0,20. Anche questa è una riflessione che faremo in vista delle nuove linee strategiche che presenteremo a marzo.

D. A cosa è legato l'aumento della produzione?

R. Nel trimestre hanno contribuito con un aumento del 6% l'Egitto, il Kazakhstan, Ghana e la prima produzione dal Messico, ad appena 11 mesi dalla decisione finale di investimento. Questo ci ha garantito un'ulteriore apertura di credito nei rapporti con il nuovo governo, perché siamo stati la prima compagnia petrolifera estera ad aver avviato la produzione. Dall'acquisizione degli asset di Exxon in Norvegia ci attendiamo un apporto di circa 100 mila barili al giorno entro fine anno.

D. Dopo l'acquisto del 20% della raffineria di Ruwais, avete altri programmi negli Emirati Arabi?

R. Sì, ma comincerei proprio da Ruwais che accrescerà del 35% la nostra attuale capacità di raffinazione. Le esplorazioni proseguono come da tabella di marcia, e abbiamo in programma di partecipare alle prossime gare per l'aggiudicazione di altre licenze.

D. Il 28 ottobre a Ravenna incontrerete il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Sarà l'occasione per parlare del blocco delle nuove trivellazioni nell'Adriatico?

R. Il presidente Conte conosce benissimo la situazione. I nostri investimenti sono stanziati ma restano fermi. La nostra a Ravenna è una presenza storica, di gas nell'Adriatico ce n'è ancora molto e invece rischiamo di esporci a prezzi più alti perché dovremo importarlo. Lunedì però firmeremo un accordo importante che riguarda il nostro progetto pilota Iswec (Inertial sea wave energy converter) in grado di trasformare l'energia prodotta dalle onde in energia elettrica

red

 

(END) Dow Jones Newswires

October 28, 2019 03:08 ET (07:08 GMT)

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