Una delle decisioni più strategiche da prendere nell'ambito dell'integrazione tra Unicredit e B.Mps per il business a lungo termine passa dall'alleanza nell'asset management e anche dal rafforzamento del private banking. L'esito del merger tra i due istituti di credito, ancora allo studio, non è scontato, ma finito il primo step di due diligence sulla valutazione dei crediti e dei contenziosi legali e partito quello relativo alle controllate, i tempi sembrano maturi per l'apertura di un cantiere sul futuro degli accordi commerciali attivi nei due gruppi.

Per quanto riguarda l'asset mangement in ballo ci sono gli accordi di B.Mps con Anima (197,8 mld di masse gestite secondo i dati al 30 giugno, in crescita di 3,4 mld rispetto alla fine del 2020; un Ebitda adj. di 188,2 mln, anch'esso in aumento rispetto ai 144,9 mln del 2020): non va dimenticato che a luglio Siena ha avviato discussioni per allungare la scadenza dell'alleanza e aumentare così la redditività di breve termine, senza dimenticare quelli di Unicredit con ls francese Amundi a cui nel 2016 aveva ceduto le attività di Pioneer per 3,8 miliardi. Due creature molto diverse tra loro: Anima è un asset manager italiano nato da un percorso di aggregazione di più società, la cui capogruppo è quotata in Borsa dal 2014 e conta oggi su oltre 300 professionisti, in Italia e all'estero che si occupano in larga misura di fondi generalisti. Amundi invece è una realtà al 100% internazionale dotata di numerosi fondi specializzati, aperta all'azionario internazionale: radicalmente diversa da Anima H. sia per quanto concerne l'offerta sia per quanto riguarda il profilo dei gestori.

Da un punto di vista strategico è difficile pensare a un addio ad Amundi, operatore che si sposa perfettamente con il profilo internazionale e paneuropeo di Unicredit, ma anche Anima - il più grande gruppo indipendente del risparmio gestito italiano - con le sue soluzioni di investimento flessibili e costruite intorno alle esigenze specifiche di investitori istituzionali, imprese o privati - può offrire un vantaggio competitivo. Motivo per cui alcuni analisti osservano che le alleanze potrebbero essere tenute in vita entrambe.

Un discorso diverso va fatto per il private banking. La banca guidata dal ceo Andrea Orcel, dopo la vendita di Fineco disposta dall'ex a.d. Jean Pierre Mustier, è rimasta più spoglia su questo fronte. Attualmente Unicredit può contare su due divisioni interne: Cordusio Sim e Unicredit Pb. La prima ha 120 private banker e oltre 26 miliardi di masse gestite, la seconda conta 605 private banker, per 64,6 miliardi di masse gestite. E in tutto registrano 65.000 nuclei familiari private e wealth come clienti. Il Monte ha dal canto suo una sua divisione di private banking che conta (secondo i dati Aipb) 19 miliardi di euro di aum, circa 400 private banker e 36.000 clienti private. E potrebbe portare in dote anche Banca Widiba, attiva nell'advisory retail e con un posizionamento decisamente diverso rispetto a Fineco. Widiba porterebbe con sé 527 consulenti finanziari e un patrimonio di circa 7,74 miliardi di euro (oltre 5 miliardi di masse gestite), secondo i dati Assoreti. In arrivo ci sarebbero anche i 28 private banker della banca digitale di Mps, con masse private gestite per oltre 2 miliardi. Vista anche la grande enfasi che Orcel ha messo sull'accelerazione digitale come pilastro del nuovo Piano industriale e data la necessità di rafforzarsi nel settore è ragionevole pensare che Widiba rimarrà all'inetrno del perimetro.

Non dovrebbe accadere lo stesso per la controllata di Rocca Salimbeni, Mps Capital services (350 dipendenti e 100 mln di fatturato) che, come emerso da indiscrezioni stampa, non dovrebbe figurare tra gli asset cui il gruppo è intenzionato ad acquisire. Unicredit punta molto infatti sulla sua divisione Cib che registra 4 miliardi di ricavi l'anno e conta circa 3.500 dipendenti.

Tornando agli accordi commerciali un altro interrogativo da sciogliere è quello legato alle intese assicurative. Solo in Italia Unicredit ha cinque joint venture con tre alleati diversi, Allianz, Cnp Assurances (controllata della potente Banque Postal) e Unipol, mentre Mps può vantare lo storico rapporto con Axa (di cui l'ex ceo Marco Morelli è oggi presidente della divisione Investment Managers). Sciogliere il nodo non sarà semplice tanto più che Allianz si è nel frattempo posizionata al 3,11% di piazza Gae Aulenti, forse per meglio monitorarne la strategia e il cfo di Axa Alban de Mailly Nesle ha appena definito "estremamente strategica" l'alleanza con Siena. La testata francese Les Echos, inoltre, ha di recente puntualizzato che la questione polizze sta facendo litigare il mondo assicurativo francese: né Axa né Cnp Assurances hanno intenzione di mollare la presa.

Meno complesso, ma comunque impegnativo dovrebbe essere il cantiere nel credito al consumo: se infatti qui Unicredit si appoggia su una fabbrica interna, Mps è alleata con Compass (Mediobanca). Alcuni osservatori fanno notare che - complici i chiari di luna dell'economia e le ristrettezze delle famiglie italiane - è un momento d'oro per il credito al consumo ma si tratta di un business rivolto al segmento più basso della clientela e quindi meno strategico rispetto al risparmio gestito che offre ritorni diversi. Tuttavia, alcune banche come per esempio il Santander, hanno costruito un piccolo tesoretto su tale segmento di business che - se ben eseguito - può offrire interessanti margini. Il credito al consumo, va ricordato, non era particolarmente amato da Jean Pierre Mustier che infatti non si era speso troppo per svilupparlo o rafforzarlo con strategie particolari. Potrebbe accadere ora? In questo quadro è difficile - fanno notare osservatori e analisti - che Unicredit si metta a vendere tramite le sue filiali i prodotti di Compass e non è detto che all'istituto guidato da Orcel serva un alleato esterno: potrebbe invece continuare a vendere suoi prodotti tramite i suoi sportelli, come accade oggi. Il destino dell'alleanza tra Mps e Compass, in ogni caso, non è ancora definito, si vedrà quali saranno le sorti qualora l'integrazione di Rocca Salimbeni in Unicredit andasse in porto. Meno complicato ancora da risolvere è il rompicapo leasing, dove le banche si appoggiano entrambe a divisioni interne.

cce

claudia.cervini@mfdowjones.it

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