Economia: Del Vecchio guida la classifica dei paperoni (Mi.Fi.)

Data : 20/08/2018 @ 08:39
Fonte : MF Dow Jones (Italiano)
Titolo : Parmalat (PLT)
Quotazione : 2.85  0.0 (0.00%) @ 17:35
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Economia: Del Vecchio guida la classifica dei paperoni (Mi.Fi.)

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L'talia è una Paperopoli senza Rockerduck. Nessuno riesce a insidiare il primato di Paperon Leonardo Del Vecchio. Per il sesto anno consecutivo il patron di Luxottica è il re di Piazza Affari, forte di un patrimonio borsistico di 21 miliardi di euro, in crescita del 16,7% rispetto ai 18 del 2017.

Il suo deposito - si legge su Milano Finanza - è pieno di occhiali (+17% in borsa fra il 14 agosto 2017 e il 10 agosto 2018). Di recente, però, si è arricchito di tappi dopo la quotazione di Guala C., in cui Delfin, la holding lussemburghese di Del Vecchio, detiene il 4,2%.

L'imprenditore 83enne doppia la famiglia Rocca, che tramite il veicolo lussemburghese San Faustín controlla il 60,5% di Tenaris. Con 10,7 miliardi (+28%) i fratelli Gianfelice e Paolo hanno scalzato dal secondo posto Stefano Pessina, amministratore delegato di Walgreens Boots Alliance, che negli ultimi 12 mesi ha perso un quarto della sua ricchezza borsistica (8,3 contro 10,8 miliardi) e due posizioni in classifica. Guadagnano il terzo posto, con un balzo del 36% a 8,6 miliardi, Miuccia Prada e Patrizio Bertelli.

Il lusso, del resto, è una delle industrie trainanti di Piazza Affari. Appartengono a questo settore 10 dei 50 nababbi (Del Vecchio compreso) che nel complesso detengono partecipazioni quotate per oltre 41 miliardi, il 26% della ricchezza borsistica totale. Vola Remo Ruffini, che grazie alla cavalcata di Moncler (+57% nell'ultimo anno) ha incrementato il suo patrimonio del 90% a 2,5 miliardi, con un balzo di 11 posizioni rispetto al 2017. Temporaneamente fuori moda, invece, Wanda Miletti Ferragamo, che passa dalla posizione 12 alla 22 (-26,5% a 1,8 miliardi) a causa della performance negativa dell'omonimo marchio (-19%). A completare la top 5 dei Paperoni d'Italia, stabile la famiglia Agnelli-Elkann con 7 miliardi.

Prima della catastrofe di Genova, in realtà, la quinta piazza era occupata dai fratelli Benetton. In tre sedute (14, 16 e 17 agosto) però il titolo Atlantia è calato del 23% e la famiglia di Treviso ha perso 1,3 miliardi di patrimonio, scendendo al sesto posto (-15% rispetto alla classifica 2017 a 6,8 miliardi). Non figura fra i primi 10 del torneo Silvio Berlusconi. Il Cavaliere (-16% a 3,1 miliardi) è stato sbalzato dai destrieri Mediaset, Mondadori e Mediolanum, che hanno registrato tutti cali intorno al 20%. Era già successo nel 2012, ma la detronizzazione di colui che fra il 1996 e il 2004 è stato il re indiscusso di Piazza Affari desta scalpore. Scatta del 51% e scala tre posizioni (al 7°) invece Luca Garavoglia grazie all'effervescenza di Campari , apprezzatasi del 25% negli ultimi 12 mesi.

Le partecipazioni del presidente del gruppo valgono quasi 2 miliardi in più dell'anno scorso (5,4 contro 3,6 miliardi). Unica novità nella top 10 è l'ingresso della ChemChina, che attraverso la società Marco Polo International controlla il 45,5% di Pirelli. A ottobre 2017, a due anni dal delisting, i cinesi hanno riportato in borsa il produttore di pneumatici. Da allora il titolo ha guadagnato il 17% portando l'impresa con sede a Pechino all'ottavo posto con 4,8 miliardi.

Compresa Chemchina, sono otto i Paperoni stranieri fra i primi 50. Nell'ultimo anno i loro investimenti in Italia hanno conosciuto alterne fortune. Non bastassero i guai giudiziari, Vincent Bolloré, presidente e ad dell'omonimo gruppo, ha visto ridursi il suo patrimonio a Piazza Affari del 13% a poco più di 1 miliardo. Il bretone ha dovuto subire anche il sorpasso del rivale nella partita Tim Paul Singer, che attraverso il fondo Elliott controlla l'8,9% dell'ex monopolista italiano delle tlc e il 30,8% di Ansaldo Sts.

Il valore delle partecipazioni detenute dal battagliero attivista statunitense è più che triplicato nell'ultimo anno (+227%) passando da 496 milioni a 1,6 miliardi. Cifra che ha portato Singer a risalire 25 posizioni in classifica, fino alla 27esima. Ne ha perse invece 17 lo svizzero Sebastien Egon von Furstenberg (-46% a 671 milioni), presidente di B.Ifis, che nel giro di 12 mesi ha visto dimezzarsi la capitalizzazione di mercato dell'istituto da lui fondato.

Non è stata un'ottima annata neanche per i fondi sovrani. Il tracollo di Atlantia si è riflesso sul patrimonio di Gic Private Limited, il fondo sovrano di Singapore, che detiene l'8,13% della holding infrastrutturale. La centrifuga di Unicredit (-28% dal 17 agosto 2017), poi, ha ristretto anche il portafoglio del principe Khalifa bin Zayed Al Nahyan, che con il fondo Aabar ha poco più del 5% dell'istituto italiano. Il patrimonio dell'emiro di Abu Dhabi è sceso del 22% a 1,5 miliardi. Nella Paperopoli di Piazza Affari dovrebbe presto arrivare un altro investitore estero.

A giugno, infatti, gli inglesi di Cvc hanno raggiunto un accordo con la famiglia Recordati per acquisire la maggioranza dell'azienda farmaceutica. A operazione conclusa (manca l'autorizzazione, scontata, dell'Antitrust), il fondo britannico con sede in Lussemburgo rileverà la decima posizione occupata dai Recordati, piazzandosi subito dietro la famiglia Besnier, proprietaria del gruppo Lactalis che controlla l'89,6% di Parmalat. Il patrimonio dei signori del formaggio è sceso del 5,6% a 4,4 miliardi. È andata molto meglio a due imprenditori d'Oltreoceano con il pallino del pallone: James Pallotta e Thomas DiBenedetto, principali investitori nella Roma.

La società capitolina ha ottenuto buoni risultati in campo e a Piazza Affari (+7,7%). La ricchezza quotata del duo italo-americano così è cresciuta dell'81%, passando da 147 a 266 milioni. Del resto, la ritrovata competitività della Serie A rende le squadre del massimo campionato italiano più attrattive. Anche sul mercato. Negli ultimi 12 mesi la Lazio ha quasi raddoppiato la sua capitalizzazione (+98%) e il patron Claudio Lotito ha visto aumentare il suo patrimonio borsistico del 117% a 71,5 milioni. All'ultimo posto in questo speciale campionato a tre squadre (le sole quotate) figura la Juventus ('solo' +24,8%). L'arrivo di Cristiano Ronaldo, però, le ha fatto fare il salto di qualità sul listino, facendo esultare la famiglia Agnelli che tramite la holding Exor controlla il 63,8% della società bianconera.

Guardando, infine, alle migliori e peggiori performance dell'ultimo anno, balza all'occhio l'avanzata di Marco Astorri e Claudio Cicognani, azionisti di Bio-On, che grazie alla corsa della Ferrari della bioplastica (+158% su Aim) hanno guadagnato 30 posizioni, triplicando il loro patrimonio a 408 milioni. Si 'limitano' al raddoppio invece Anna Maria Formiggini (+ 87% a 2,7 miliardi), azionista di maggioranza di Amplifon, e Urbano Cairo (+113% a 550 milioni), presidente di Cairo Comm. e di Rcs.

In totale i 437 Paperoni del listino detengono investimenti per 155 miliardi (+11,6% rispetto al 2017). Le chiavi del forziere più grande della Paperopoli tricolore però sono in mano, direttamente o indirettamente, pubblica. Cassa Depositi e Prestiti e il Tesoro infatti assommano un patrimonio borsistico di 53 miliardi, un terzo di quello controllato da tutti i privati. Cdp, in particolare, è il primo attore a Piazza Affari con azioni per quasi 29 miliardi, in rialzo del 14% rispetto alla classifica 2017. Per le società partecipate dall'istituto guidato da Fabrizio Palermo sono stati 12 mesi di soddisfazioni. Di conseguenza Cdp ha visto aumentare il valore della sua quota in Poste Italiane del 16% a 3,3 miliardi, in Eni del 20% a 15,4, in Saipem del 35% a 560 milioni e in Fincantieri addirittura del 45% a 1,6 miliardi. In questa sinfonia stonano solo Snam (-10% a 3,9 miliardi) e Trevi (-61% a 9 milioni, erano 32 due anni fa). Il processo di salvataggio del colosso ingegneristico si sta rivelando complesso (-60% a Piazza Affari nell'ultimo anno) nonostante l'intervento pubblico.

Da segnalare infine l'ingresso ad aprile di Cdp in Telecom (e nella battaglia Singer-Bolloré) con una quota del 4,93% che in borsa vale circa 400 milioni. Meno entusiasmante ma comunque positiva la performance delle società in cui ha investito il Tesoro. Il suo patrimonio è cresciuto di 1 miliardo esatto, arrivando a quasi 24 miliardi. A novembre 2017 il Mef ha incrementato la sua partecipazione in B.Mps dal 4 al 68% e perciò la quota nella banca senese ora vale 1,8 miliardi, il 636% in più di agosto 2017. Il Tesoro poi ha ampliato il suo carnet di investimenti in ambito creditizio intervenendo a sostegno di B.Carige tramite Sga. La quota del 5,4% ai corsi attuali di borsa vale poco meno di 27 milioni.

red/ofb

 

(END) Dow Jones Newswires

August 20, 2018 02:24 ET (06:24 GMT)

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