Guala C.: Giovannini conferma crescita organica 2019 a 5%, margini non soffrono dazi

Data : 16/10/2019 @ 18:38
Fonte : MF Dow Jones (Italiano)
Titolo : Ferrari NV (RACE)
Quotazione : 165.35  -1.65 (-0.99%) @ 01:37
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Guala C.: Giovannini conferma crescita organica 2019 a 5%, margini non soffrono dazi

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La marginalità di Guala Closures nel corso del terzo trimestre non ha risentito del momento difficile che il segmento wine&spirits sta attraversando e per l'intero esercizio l'azienda punta a confermare "tranquillamente, una crescita organica del 5%".

Le indicazioni sono state fornite questa mattina dal presidente e a.d. del gruppo, Marco Giovannini, nel corso di un'intervista concessa a MF DowJones.

In particolare, secondo quanto ha spiegato il top manager, sulla marginalità del business hanno inciso molto poco le numerose guerre commerciali scoppiate negli ultimi mesi. Per quanto riguarda i recenti dazi imposti dagli Stati Uniti all'Europa, Giovannini sottolinea ad esempio come dal perimetro sottoposto a una fiscalità più gravosa siano stati esclusi il Cognac, tutti i whisky blended - Johnnie Walker, J&B, Glen Grant e altri - e i whisky irlandesi. La stragrande maggioranza degli spirits non è stata quindi colpita. "A pagare pegno sono stati solo qualche vodka, gin, Aperol o Campari, che però possono essere tutti prodotti in altre zone del mondo dal momento che non hanno la denominazione d'origine. In realtà, dunque, sul fronte spirits siamo toccati poco e niente. Se anzi qualcuna di queste marche - ad esempio quelle italiane - dovesse decidere di spostare parte della produzione in America per evitare i dazi, a noi farebbero solo un favore, perché negli Usa a fornire le chiusure potremmo essere solo noi", essendo molto inferiore la concorrenza oltre Atlantico.

Analogamente, sul segmento dei cosiddetti spirits di super lusso, Giovannini osserva che i compratori - generalmente big spender abituali - non si faranno influenzare da dazi che influiscono di qualche euro a bottiglia su scontrini medi a tre cifre. "E' un discorso analogo a quello della Ferrari: più aumenta il prezzo al concessionario, più la gente le compra".

Guala si è mossa con largo anticipo anche per ridurre al minimo l'impatto della crisi ucraina e del conseguente braccio di ferro ancora in atto tra Russia e Ue che su questo fronte si è tradotto nell'imposizione di una serie di dazi incrociati. "A fine ottobre partiremo con un nuovo stabilimento in Bielorussia, spostando parte delle linee produttive dall'Ucraina - che vale tra l'8% e il 9% del nostro fatturato - risolvendo così il problema alla fonte", chiarisce Giovannini, ricordando come la Bielorussia sia oggi considerata zona franca di tutti i Paesi dell'Est, libera da dazi. Complessivamente, l'investimento che il gruppo alessandrino si sobbarcherà sarà di circa un milione d'euro. Poiché anche i costi di trasporto risulterebbero inferiori, da questa operazione l'azienda confida di ottenere un beneficio tangibile dal punto di vista economico.

Anche il semaforo rosso imposto dagli Usa a diverse tipologie di vino sembra giocare a favore di Guala. "Meno se ne esporta dall'Europa, più noi saremo favoriti: venendo a mancare prodotto italiano, francese e spagnolo, gli americani cercherebbero infatti alternative sul mercato - parliamo di etichette di gamma medio bassa in termini di prezzo - orientandosi su vini cileni, argentini, australiani o neozelandesi: tutti Paesi dove noi possiamo vantare fabbriche in loco e dove dunque potremmo addirittura ricavare più volumi rispetto a quanti ne facciamo in Europa.

Inoltre, mentre i vini europei usano prevalentemente i tappi in sughero, quelli non europei preferiscono quasi esclusivamente la chiusura in alluminio.

Neppure l'ultima crisi in ordine di tempo, quella che sta riguardando la Turchia, sembra destare particolari preoccupazioni. "Pesa meno dello 0,5% del nostro giro d'affari e si limita a un unico cliente, Diageo. Dunque, non è il caso di dire mamma li turchi", assicura Giovannini.

Tra gli argomenti toccati nel corso della conversazione con l'imprenditore c'è anche la visita avvenuta nel luglio scorso agli stabilimenti di Spinetta Marengo da parte del vice sindaco della municipalità della regione dello Sichuan, in Cina. Un fronte dove il mercato si attende sviluppi. "La storia insegna che i rapporti con i partner cinesi richiedono tempo e pazienza", dice ha questo proposito il numero uno di Guala Closures. "Continuiamo ad avere rapporti, a intrattenere relazioni che sono propedeutiche a futuri sviluppi che definirei molto interessanti. Procediamo però secondo i tempi cinesi che sono più lunghi dei nostri. Ne consegue che ad oggi all'orizzonte non c'è nulla che possa far prevedere la creazione di una qualsiasi alleanza: per ora stiamo facendo reciproca conoscenza, ci stiamo studiando. Poi si vedrà".

Nel frattempo, il titolo a piazza Affari continua a scambiare sotto i 7 euro, valore che non tocca da ormai un anno anche a causa degli scambi ancora poco sostenuti che fino a oggi hanno finito per scoraggiare gli investimenti dei grandi fondi internazionali. "La prima volta che andammo a piazza Affari, le nostre azioni erano in mano al 90% a soggetti esteri e il 10% a fondi italiani. Oggi la situazione si è più che capovolta, il che di sicuro non agevola la nostra società che è più conosciuta all'estero che in Italia, con quest'ultima che non arriva a pesare per il 9% sul fatturato. In passato il titolo ha effettivamente sofferto della mancanza di liquidità, ma di recente siamo entrati nell'indice FtseMib, generando un notevole incremento dei volumi scambiati". L'auspicio è che questo passaggio possa agevolare l'ingresso di fondi istituzionali non italiani.

ofb

 

(END) Dow Jones Newswires

October 16, 2019 12:23 ET (16:23 GMT)

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