BILANCIO 2022: stretta Bce fa impennare tassi, mutui viaggiano verso 6%
30 Dicembre 2022 - 5:37PM
MF Dow Jones (Italiano)
Il 2022 è stato l'anno della stretta monetaria. A partire da
luglio la Banca centrale europea è intervenuta ben quattro volte
per alzare i tassi di interesse con l'obiettivo di ridurre
l'inflazione nell'Eurozona, che anche a novembre ha registrato un
aumento tendenziale sopra il 10%. Per contenere l'aumento dei
prezzi, spinti dalla fiammata dei beni energetici e per assicurare
un ritorno dell'inflazione verso l'obiettivo del 2% a medio
termine, l'Eurotower è partita con un aumento dei tassi di 50 punti
base. Si è trattato del primo rialzo deciso dalla Bce dopo 11 anni.
I tassi di interesse sono stati pari a zero a partire dal marzo
2016. Il livello massimo dei tassi era stato raggiunto a ottobre
2000 quando erano pari a 4,75%.
Con il progressivo aumento dell'inflazione, la Bce ha imboccato
una strada più decisa alzando i tassi di 75 punti base a settembre
e a ottobre portando il principale riferimento sul costo del denaro
nell'area euro al 2%, il livello più elevato dal gennaio del 2009.
L'ultimo intervento circa due settimane fa con la decisione di
aumentare i tassi di interesse dell'eurozona di altri 50 punti
base, portando il tasso di riferimento al 2,50%, sui livelli del
dicembre 2008.
Le decisioni della Banca centrale hanno sollevato molte
polemiche anche per la velocità con cui sono state adottate. In un
momento in cui imprese e famiglie sono alle prese con rincari
significativi delle bollette e la fiammata inflattiva, la stretta
monetaria - è il ragionamento di una parte del mondo politico e
imprenditoriale - rischia di pesare ulteriormente sulla crescita,
già sotto pressione per le conseguenze della guerra in Ucraina. Da
più parti sono state sollevate critiche perché la Bce sarebbe
intervenuta in modo tardivo - ma anche a causa di stime errate
sulla durata della corsa dei prezzi - e per questo è stata
costretta a rincorrere le scelte della Fed e della Bank of England.
L'inflazione aveva cominciato ad alzare la testa già a metà 2021,
ma è stata considerata fisiologica per la forte ripresa in atto
dopo lo stop imposto dai lockdown decisi dai vari Paesi per
contrastare la diffusione del Covid. Alla fine di febbraio lo
scoppio della guerra in Ucraina e il ricatto della Russia
all'Europa sulle forniture di gas hanno cambiato non solo il quadro
geopolitico, ma anche le prospettive economiche mondiali. Il rialzo
dei prezzi energetici si è riversato a cascata sui prezzi degli
altri beni facendo lievitare l'inflazione su livelli che non si
vedevano da almeno trent'anni. Rompendo l'equilibrio che in
Eurolandia era stato garantito proprio dall'euro e dalla Bce.
L'aumento dei tassi di interesse ha avuto un impatto immediato e
significativo sui prestiti. In particolare sui mutui erogati alle
famiglie per l'acquisto della casa. A ottobre, prima ancora che la
Bce decidesse gli ultimi due rialzi, secondo dati di Bankitalia i
tassi sui mutui hanno segnato un balzo al 3,23%, dal 2,65% di
settembre, posizionandosi sul livello più alto dal settembre 2014,
quando erano pari al 3,27%.
E la stangata non sembra finita perché nel 2023 sono attesi
nuovi rialzi da parte della Bce. L'inflazione della zona euro a
novembre era ancora al 10%, un livello più basso del record del
10,6% di ottobre ma comunque elevatissimo e lontano dal 2% indicato
nel mandato della Bce. Perché si riduca ci vorrà del tempo. La
presidente della Bce, Christine Lagarde, ha spiegato che si
procederà con "rialzi significativi a un ritmo regolare", quindi 50
punti base a rialzo. Il prossimo rialzo è atteso per il 25 gennaio,
quando si riunirà il consiglio direttivo dell'Eurotower.
I rialzi della Bce hanno reso i mutui a tasso variabile più
onerosi, mentre sono tornati a essere vantaggiosi quelli a tasso
fisso. Secondo un'analisi effettuata da MutuiOnline.it, le
richieste a tasso fisso a novembre sono il 57%, in aumento rispetto
al 51% di ottobre, grazie ad una diminuzione della forbice tra
tasso fisso e variabile; le surroghe nel quarto trimestre
raggiungono il 32,5% del mix, spinte da mutuatari a tasso variabile
che preferiscono rifugiarsi nella certezza di un fisso.
I tassi nella zona euro restano comunque su un livello basso
rispetto alle principali economie mondiali. Negli stessi giorni
della Bce, la Fed ha alzato i tassi di 50 punti base, dopo mesi di
rialzi di 75 punti base, con un target tra il 4,25 e il 4,5%. Anche
l'ultimo rialzo della Bank of England è stato di solo 0,5% ma i
tassi sono pari al 3,5%.
Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ha più volte
spiegato che i tassi di interesse della Bce sono ancora al di sotto
del livello coerente con il raggiungimento dell'obiettivo di
inflazione nel medio termine. E' quindi necessario continuare
l'azione restrittiva, ha proseguito Visco sottolineando la
necessità di "attuare un approccio meno aggressivo sta guadagnando
terreno". Durante la 'Lezione Ugo La
Malfa', presso la Camera dei deputati, il governatore ha messo
in evidenza la necessità di trovare il "giusto equilibrio tra il
rischio
che l`inflazione resti elevata troppo a lungo e quello che il
peggioramento della situazione economica finisca per ricondurre la
crescita dei prezzi nel medio periodo al di sotto dei valori
coerenti con l`obiettivo".
Sulla nuova marcia impressa dalla Bce sui tassi e sugli effetti
negativi che potrebbe produrre sull'economia reale, e a cascata
sulle banche, è intervenuto anche il presidente dell'Abi, Antonio
Patuelli. "Non penso ci debba essere rincorsa a livelli troppo alti
dei tassi. Quelli che muovono solo i tassi e non fanno riforme
strutturali finiscono come l'Argentina e la Turchia. In Europa la
crisi principale è quella energetica. Bisogna risolvere questo
problema", ha spiegato più volte Patuelli sottolineando di
condividere il pensiero di Visco sull'opportunità che la politica
monetaria della Bce "non segua con automatismo quella americana, ma
che valuti le condizioni che possono essere man mano
affioranti".
Dopo l'ultimo rialzo della Bce, la Fabi ha lanciato un vero e
proprio allarme sull'impennata dei mutui. La Banca centrale, ha
spiegato il sindacato dei bancari, ha tracciato una traiettoria che
porta il costo dei prestiti verso il 6%. Se i tassi medi si sono
attestati, nel mese di ottobre, attorno a quota 3,2%, quando il
costo del denaro era al 2%, sul mercato alcuni intermediari
propongono, già oggi, mutui con interessi superiori al 5%. Con il
costo del denaro aumentato di mezzo punto percentuale al 2,5%,
l'orizzonte del 6% appare sempre più vicino. Nonostante non
rappresenti uno shock per i consumatori, già in frenata con le
spese e penalizzati da inflazione e bassa crescita, la mossa della
Banca centrale europea "rappresenta non solo il pretesto per far
meno ricorso al credito, ma anche la probabile causa di rimborsi
sempre più difficili", ha sottolineato la Fabi. La decisione della
Banca centrale europea "farà alzare i tassi di interesse sui mutui
alle famiglie, ad eccezione di quelli a tasso fisso, già contratti
con le banche. Le famiglie italiane, comunque, non devono
rinunciare al sogno della vita, l'acquisto della casa, perché
quando i tassi d'interesse caleranno e diventeranno più favorevoli,
sarà possibile estinguere il vecchio mutuo con uno nuovo più
vantaggioso. Per i giovani che vogliono acquistare casa è
indispensabile che il governo rafforzi economicamente il Fondo
statale di garanzia", ha commentato il segretario generale della
Fabi, Lando Maria Sileoni.
vs
valeria.santoro@mfdowjones.it
fine
MF-DJ NEWS
3017:21 dic 2022
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December 30, 2022 11:22 ET (16:22 GMT)
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