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Bipop E Unicredit ! (UCG)

- 27/11/2011 10:44
duca minimo N° messaggi: 38149 - Iscritto da: 29/8/2006
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Bipop-Carire: uno scandalo ignorato e rimosso dalla grande stampa

Ven, 15/02/2002 - 17:32 da odg

 

IL CRAC BIPOP-CARIRE NON FA NOTIZIA!!!

Un caso di cattivo giornalismo denunciato da Franco Abruzzo,
costituito parte civile per conto dell’Ordine dei Giornalisti della
Lombardia nel procedimento penale in corso a Brescia contro i vertici
di Bipop-Carire. Abruzzo per conto dell’OgL (assistito dall’avv.
Raffaele Di Palma del Foro di Milano) ha presentato una circostanziata
denuncia penale a tutela dei danni subiti dall’ente tradito dai vertici
di Bipop-Carire, che, com’è noto, usavano una sorta di "doppiopesismo
bancario", favorendo i clienti amici. Sin dal 2002 l’assemblea degli
iscritti è stata messa al corrente delle perdite subite per circa 500
milioni di vecchie lire, di cui l’OgL ha chiesto la restituzione).



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6 Commenti
1
1 di 6 - 27/11/2011 10:45
duca minimo N° messaggi: 38149 - Iscritto da: 29/8/2006


“Com’è nato lo scandalo BIPOP-CARIRE:
Come hanno potuto due piccole banche provinciali arrivare, in un brevissimo arco di tempo, a capitalizzare più della FIAT e in qualche modo a insidiare le maggiori banche italiane?
500 questionari somministrati ad altrettante famiglie e centinaia di incontri con risparmiatori e investitori traditi, forniscono l’unica risposta plausibile a questa domanda. Non è possibile uno scandalo finanziario della portata di BIPOP-CARIRE – con tutti i gravissimi reati finanziari, tra cui l’associazione per delinquere, ipotizzati dal Tribunale di Brescia e poi “spariti” nelle richieste di rinvio a giudizio della Procura di Milano – senza un coinvolgimento massiccio di migliaia e migliaia di risparmiatori e piccoli azionisti considerati come “parco buoi”. Ai quali sono stati venduti in maniera indiscriminata e come fossero prodotti di largo consumo sia il titolo azionario per incrementarne a dismisura il valore, sia prodotti di gestione del risparmio, particolarmente rischiosi e aggressivi, capaci però di assicurare alla banca commissioni “stellari” e quindi utili cospicui che a loro volta contribuivano alla crescita esponenziale del valore del titolo.”

2 di 6 - 27/11/2011 10:48
duca minimo N° messaggi: 38149 - Iscritto da: 29/8/2006
RISPARMIO TRADITO E GIORNALISMO TRADITO - Diverse grandi banche nel capitale
di molti giornali oppure diversi editori indebitati con le banche.
Risultato: annullato il diritto dei cittadini all'informazione

Bipop-Carire: una scandalo ignorato e rimosso dalla grande stampa Conferenza
stampa il 19 ottobre 2004 a Montecitorio promossa da 15 parlamentari sul
tema "BIPOP-CARIRE: come s'inganna un risparmiatore. La parola ai truffati -
Presentazione dell'indagine promossa dal Comitato risparmiatori. I risultati
di oltre 500 questionari". Nel caso coinvolti più di 70.000 risparmiatori e
piccoli azionisti con una distruzione di risparmio superiore ai 10 miliardi
di euro, Mentre la notizia ha avuto ampio risalto su varie testate (in RAI 1
è stata la prima notizia del TG Economia, con interviste e preannuncio nel
TG1), su altre testate (Sole 24 Ore, Corriere della Sera e La Repubblica)
non è apparso neppure un trafiletto.

di Giorgio Salsi - presidente Comitato Risparmiatori e Piccoli Azionisti
BIPOP-CARIRE
(iscritto all'elenco pubblicisti dell'Albo)

ROMA, 14 febbraio 2005. La costituzione di parte civile nel procedimento
penale in corso a Brescia di soggetti quali l'Ordine Giornalisti della
Lombardia e il Comitato Risparmiatori e Piccoli Azionisti BIPOP-CARIRE, può
rappresentare un'opportunità per cercare di superare la rimozione che
riguarda da troppo tempo lo scandalo BIPOP-CARIRE, banca passata, dopo lo
scoppio della crisi, sotto il controllo di CAPITALIA.
Per capire la portata di tale rimozione è interessante, per l'Ordine
Professionale e per i giornalisti, l'illustrazione di un caso concreto di
cui è stato protagonista e testimone il Comitato (promosso lo scorso anno da
Azionariato Diffuso e da FedeRisparmiatori / Federconsumatori nazionali),
alla cui iniziativa stragiudiziale e conciliativa hanno aderito finora più
di 4.000 risparmiatori e piccoli azionisti BIPOP-CARIRE, di cui oltre 1.500
si sono anche costituiti parte civile nell'udienza preliminare del 13
gennaio 2005 a Brescia.
Il 19 ottobre dello scorso anno, presso la sala stampa della Camera dei
Deputati, è stato organizzato un incontro stampa, promosso da quindici
parlamentari di diverso orientamento politico e tenuto dai rappresentanti
del Comitato, sul tema "BIPOP-CARIRE: come s'inganna un risparmiatore. La
parola ai truffati - Presentazione dell'indagine promossa dal Comitato. I
risultati di oltre 500 questionari". Da notare che uno degli scopi dell'incontro
era di "superare la rimozione stampa cui è soggetto il caso BIPOP" (!).
Quali sono stati i principali temi affrontati nell'incontro, introdotto,
come preannunciato dal titolo, dalla presentazione dei risultati di un'indagine
basata su un campione significativo di oltre 500 questionari e su centinaia
di colloqui con risparmiatori e piccoli azionisti truffati? E tali temi
erano interessanti per i mezzi d'informazione e i loro lettori?
Partendo dalla constatazione che il caso BIPOP-CARIRE è stato uno dei più
gravi scandali di risparmio tradito, che ha coinvolto direttamente una banca
e più di 70.000 risparmiatori e piccoli azionisti, per una distruzione di
risparmio superiore ai 10 miliardi di euro, la tesi sostenuta nell'incontro
in Parlamento è stata che il caso è emblematico del "risparmio tradito" per
almeno quattro ordini di motivi.
1. Per la violazione sistematica della normativa prevista dal Testo Unico
che regola l'intermediazione finanziaria. La commercializzazione dei
prodotti è, infatti, avvenuta con evidenti conflitti d'interesse e scarsa
trasparenza. Senza che la banca raccogliesse adeguate informazioni sulle
caratteristiche e propensione al rischio di risparmiatori e piccoli
azionisti. Fornisse adeguate informazioni su caratteristiche e rischiosità
dei prodotti venduti. Considerasse l'adeguatezza degli stessi rispetto ai
risparmiatori.
2. Per il colossale abuso della fiducia che i risparmiatori riponevano nelle
vecchie banche che avevano dato luogo alla fusione. Risparmiatori ai quali
sono stati venduti prodotti finanziari del tutto inadeguati alle loro
caratteristiche e propensione al rischio, prioritariamente sulla base dei
budget di vendita e di profitto della banca e non sulle loro esigenze,
attese e abitudini d'investimento. Con la vendita quindi di prodotti
particolarmente "aggressivi" e, in parte, "dinamici", a risparmiatori
"conservatori" o al massimo "prudenti". Abuso di fiducia che ha riguardato
inoltre la presunta "gestione attiva" degli investimenti affidati alla
BIPOP-CARIRE, che non c'è assolutamente stata, come dimostra l'assenza di
cambiamenti tra le diverse tipologie di gestione e nell'asset allocation,
nonostante le vistose inversioni nell'andamento dei mercati finanziari e
quanto tutti consigliavano una diminuzione della componente azionaria dei
portafogli.
3. Come esempio evidente degli effetti disastrosi che possono derivare ai
risparmiatori, quando una banca esaspera alcune storture, presenti in tutto
il mercato finanziario, per i fini delittuosi evidenziati nelle richieste di
rinvio a giudizio del Pubblico Ministero di Brescia, delitti impossibili da
ipotizzare senza un coinvolgimento massiccio di risparmiatori e piccoli
azionisti usati come "parco buoi". Storture derivanti dal rapporto del tutto
squilibrato tra risparmiatori e intermediari finanziari. Rapporto a sua
volta inquinato dall'assoluta asimmetria informativa sui prodotti di
risparmio e investimento sempre più complessi e non comprensibili ai più.
Dai vasti conflitti d'interesse e dalla scarsa trasparenza delle banche.
Dalla totale assenza di tutela commerciale dei risparmiatori.
4. Per la soluzione della crisi, dopo lo scoppio dello scandalo, che ha
aggiunto al danno subito da risparmiatori e piccoli azionisti, la beffa. Il
passaggio sotto il controllo di CAPITALIA, favorito da Bankitalia, è,
infatti, avvenuto definendo un concambio che ha sopravvalutato BANCA DI ROMA
e sottovalutato BIPOP-CARIRE. Con la riconferma, nelle "nuove" banche del
gruppo CAPITALIA, di persone inquisite e poi imputate di "associazione per
delinquere" o gravissimi reati finanziari. Senza iniziative concrete per
recuperare fiducia e credibilità perdute. Senza che CAPITALIA abbia ancora
accettato di aprire un tavolo di conciliazione per valutare le singole
posizioni dei truffati, così com'hanno fatto altre banche, come ad es. Monte
Paschi Siena per lo scandalo della Banca 121, passata poi sotto il suo
controllo.
Riteniamo difficile sostenere che il caso presentato, il luogo e i promotori
dell'incontro, le argomentazioni citate (scaturite da un'indagine
approfondita e che meriterebbero grande attenzione anche nel Ddl sul
risparmio), non rappresentino una "notizia" interessante per la stampa,
degna di essere pubblicata. Anche perché all'incontro in Parlamento, oltre
alla maggior parte dei parlamentari promotori e di altri, erano presenti le
più importanti agenzie e testate giornalistiche, tra le quali ANSA, AGI,
RADIOCOR, TG1, SOLE 24 ORE, CORRIERE DELLA SERA, LA REPUBBLICA, MESSAGGERO,
UNITA', ITALIA OGGI. Ed era anche presente una rappresentante dell'ufficio
stampa CAPITALIA (P. Di Raimondo).
Eppure, mentre la notizia ha avuto ampio risalto su varie testate (ad es. in
RAI 1 è stata la prima notizia del TG Economia, con interviste e preannuncio
nel TG1), su altre testate (Sole 24 Ore, Corriere della Sera e La
Repubblica) non è apparso neppure un trafiletto. Giornali che, d'altra
parte, al caso BIPOP-CARIRE, in altre occasioni, hanno dedicato articoli e
approfondimenti importanti. Mentre probabilmente hanno giudicato quanto
emerso dall'incontro in Parlamento una notizia non interessante per i loro
lettori. E per questo, o altri motivi, gli stessi giornali o i giornalisti
presenti all'incontro hanno deciso di non pubblicarla.
Da parte nostra continuiamo a scandalizzarci per la rimozione cui è
sottoposto lo scandalo BIPOP-CARIRE che invece, proprio perché caso
rappresentativo, meriterebbe ampie inchieste giornalistiche dalle quali
scaturirebbero certamente indicazioni utili su cosa fare per tutelare
concretamente il risparmio e i risparmiatori, nel momento in cui langue il
Ddl in discussione in Parlamento.
Certo ciascuno è libero di considerare più interessanti per i propri
lettori, le affermazioni dell'amministratore delegato e del presidente
CAPITALIA. Come quella di Matteo Arpe circa la necessità per il sistema
bancario di allontanare gli amministratori e dirigenti che sbagliano
(proprio come ha fatto CAPITALIA nel caso BIPOP-CARIRE). Oppure l'affermazione
di Geronzi secondo il quale il caso BIPOP-CARIRE è stato la vera ENRON
italiana (con i conseguenti comportamenti coerenti già citati al precedente
punto 4). Forse però sarebbe stato utile confrontare queste amene
affermazioni con i reali comportamenti della banca di cui gli interessasti
sono autorevoli esponenti. Trattandosi della newsletter di un importante
Ordine dei Giornalisti, può essere utile un'ultima annotazione più generale
sul ruolo fondamentale che - secondo la nostra opinione - potrebbero
svolgere i mezzi d'informazione nella tutela del risparmio e dei
risparmiatori. Mentre sui casi clamorosi il loro ruolo è stato spesso
essenziale e lo spazio dedicato in genere al risparmio è notevolmente
aumentato. Manca purtroppo la continuità sulle storture che si verificano
tutti i giorni, nel silenzio della cronaca, a causa dei nodi strutturali
irrisolti del sistema. E soprattutto è del tutto carente - per motivazioni
oggettive (fonti) - il punto di vista della tutela del risparmio e del
risparmiatore. E' indubbio che la stampa sia subissata da informazioni che
si pongono dal punto di vista dell'industria finanziaria (uffici relazioni
esterne delle potenti imprese finanziarie; associazioni di settore, con le
loro attività di comunicazione e lobbying; agenzie di stampa, ecc.). Mentre
vi è una quasi totale assenza di fonti alternative "dalla parte del
risparmiatore o piccolo azionista".
Se "la parola ai truffati", come recitava il titolo dell'incontro stampa in
Parlamento, è ignorata da importanti mezzi d'informazione, diventa quasi
impossibile quella tutela del risparmio e dei risparmiatori che tutti
auspicano. Tanto più se consideriamo che in quel caso le opinioni erano
supportate da un'indagine approfondita e da un'analisi sulle storture del
mercato finanziario che difficilmente si legge sulla stampa (documentazione
disponibile sul sito www.azionariatodiffuso.it ). L'auspicio delle
associazioni impegnate a far nascere anche in Italia un movimento di
consumerismo finanziario, è che i mezzi d'informazione dedichino uno spazio
maggiore a temi di sicuro interesse dell'opinione pubblica quali ad esempio:
confronti competitivi su costi e rendimenti dei vari prodotti d'investimento
offerti dagli intermediari e sulla loro efficienza. "Bilanci" trimestrali e
annuali (in termini di efficienza dei loro investimenti) anche dei clienti
di banche e assicurazioni, non solo delle imprese. Tutela commerciale dei
risparmiatori, considerata la complessità tecnica dei prodotti e l'assoluta
disparità informativa tra intermediari e risparmiatori. Assenza di
trasparenza e indisponibilità di semplici confronti competitivi a livello
territoriale dei prodotti finanziari venduti dagli intermediari. Inchieste
sui continui conflitti d'interesse degli intermediari: priorità dai budget
di vendita e profitti rispetto alle esigenze dei risparmiatori; vendita
esclusiva dei prodotti di cui si controlla produzione e distribuzione;
politiche organizzative, retributive e delle risorse che privilegiano
esclusivamente le attività di vendita a scapito di quelle finalizzate ad
assicurare efficienza remunerativa ai prodotti finanziari.
----------------

Tabloid/marzo 2002
L'Ordine e i "tosati" della Bipop-Carire

Milano, 15 febbraio 2002. In un articolo apparso su Borsa e Finanza del 9
febbraio scorso ("Anche l'Ordine dei giornalisti tra i clienti "tosati" da
Sonzogni"; pagina 10, a sigla G.Riv.) si dà conto in maniera non del tutto
corretta della spiacevole situazione in cui s'è venuto a trovare l'Ordine
dei Giornalisti della Lombardia in quanto cliente dell'istituto bresciano.
Per completezza d'informazione e in attesa della relazione di tesoreria sui
conti 2001 che verrà presentata all'assemblea annuale, fissata per il
prossimo 21 marzo, si rendono necessarie alcune precisazioni. Nell'assemblea
del marzo 2001, comunque, il consigliere tesoriere dell'epoca ha già
riferito sulle perdite del 2000 (-240 milioni di lire circa) coperte con il
ricorso agli accantonamenti.
L'OgL (con voto unanime del Consiglio e del Collegio dei revisori dei conti)
ha affidato all'inizio dell'anno 2000 una quota del suo patrimonio - all'incirca
775mila euro; 1,5 miliardi delle vecchie lire - a una gestione patrimoniale
su fondi proposto dal Servizio di Private Banking della Filiale di Milano
della Bipop-Carire. La scelta, fatta dal precedente Consiglio, si inquadrava
in un momento storico particolare: l'OgL, a fronte della prospettiva di una
riforma che pareva imminente e che avrebbe potuto portare al superamento
dell'attuale assetto degli ordini professionali, decise di escludere l'ipotesi
di acquisto di una propria sede. In attesa di capire gli sviluppi politici e
legislativi si scelse di valorizzare il patrimonio abbandonando un vecchio
investimento in obbligazioni Cariplo per una più innovativa gestione
patrimoniale. E Bipop-Carire, due anni fa, risultava essere la banca
italiana dotata di uno dei servizi di private banking che poteva garantire,
sul fronte delle gestioni in fondi, certificazioni di qualità e di controllo
da parte di società di rilievo internazionale che altri istituti non
avevano. Il Consiglio dell'Ordine e il Collegio dei revisori, comunque,
scelsero Bipop-Carire dopo un attento esame di un ventaglio di offerte fatte
da cinque primari istituti di credito.
L'affidamento in gestione venne fatto su una tipologia di asset allocation
che prevedeva una quota azionaria del 45% e una quota obbligazionaria del
55%: il portafoglio era costituito da fondi internazionali raccolti in
quattro linee di investimento e il benchmark prescelto garantiva una rendita
sul capitale da verificare su una duration di 5-7 anni. Purtroppo il pessimo
andamento dei mercati azionari e obbligazionari nel biennio che è seguito ha
portato a una minusvalenza piuttosto importante (circa -31% dall'inizio
della gestione). Una situazione certamente preoccupante anche per un
investitore istituzionale qual è l'OgL. E che resta grave (-500 milioni di
lire circa in due anni) anche se confrontata con i risultati conseguiti da
altri enti come l'Inpgi (che al 30 settembre 2001 ha subito una svalutazione
in portafoglio per i titoli mobiliari detenuti pari a 28,1 miliardi di
lire). Tuttavia i veri guai con Bipop-Carire sarebbero arrivati a metà
ottobre, quando il nuovo amministratore delegato, Maurizio Cozzolini, ha
comunicato con una missiva agli azionisti che era stata scoperta una lista
di 250 clienti privilegiati afferenti alle gestioni patrimoniali in fondi.
Appresa la notizia il Consiglio s'è subito mosso dando mandato a un legale,
l'avvocato Raffaele Di Palma, affinché individuasse un'eventuale linea
difensiva. A metà novembre la Procura della Repubblica di Brescia ha aperto
un'inchiesta ipotizzando reati di falso in bilancio, aggiotaggio, violazione
della legge bancaria, e associazione a delinquere. L'OgL, ente pubblico non
economico, non poteva restare ancora a guardare e, infatti, approvata l'apertura
di un proprio fronte giudiziario (civile e penale) contro Bipop-Carire a
tutela del patrimonio e dell'immagine, il Consiglio ha deliberato la
gestione dei propri fondi ad altro istituto di credito (il servizio di
private banking di IntesaBci), mantenendo invariata la tipologia d'impieghi
e la duration dell'investimento, sempre affidata a una gestione
patrimoniale.
Fin qui i rapporti con Bipop-Carire, che sarebbero stati risolti allo stesso
identico modo anche a fronte di ben diversi risultati della gestione sul
portafoglio dato in affidamento.
L'articolo pubblicato su Borsa e Finanza si chiude con un riferimento all'aumento
a 100 euro delle quote annue d'iscrizione facendo intendere che, anche
tramite quella mossa, l'OgL starebbe ora cercando di "fare qualcosa per
recuperare". Ovviamente non è così: l'aumento a 100 euro, che non riguarda
solo i giornalisti della Lombardia ma tutti i giornalisti italiani, è stato
stabilito dal Consiglio nazionale con motivazioni che nulla hanno a che fare
con la situazione dei conti dell'OgL e dello stesso Consiglio nazionale. L'aumento
arriva dopo sei anni e rimarrà invariato per i prossimi sei anni. (OT).


3 di 6 - 27/11/2011 10:48
duca minimo N° messaggi: 38149 - Iscritto da: 29/8/2006
Bipop-Carire, si riparte da zero Il processo rischia di saltare
Il procedimento trasferito da Brescia a Milano

DAL NOSTRO INVIATO BRESCIA - Non ci sarà giustizia per il crac Bipop-Carire, il più grande scandalo bancario bresciano che ha coinvolto settantamila ignari risparmiatori. Perlomeno non qui. Il processo a quel «board occulto» che, con la complicità di vari funzionari, sul finire degli anni Novanta aveva gestito la banca trasformandola - sono parole dell' accusa - in una vera associazione per delinquere, si dovrà svolgere a Milano. Ma i nuovi termini di prescrizione fissati dalla legge ex Cirielli approvata proprio ieri al Senato, rendono verosimile l' ipotesi che non si arriverà mai ad aprire il dibattimento. Il Tribunale di Brescia presieduto da Anna Di Martino, alla prima udienza del processo ieri ha infatti accolto le eccezioni sollevate dalla difesa e si è dichiarato incompetente disponendo il trasferimento degli atti a Milano. Tutto da rifare, quindi. Gridano allo scandalo i risparmiatori trascinati nel crac. «Siamo esterrefatti», commenta a caldo Giorgio Salsi, presidente del Comitato che tutela l' azionariato diffuso. «Dopo tutti questi anni bisognerà ricominciare da capo e la possibilità di arrivare a un risarcimento si allontana. E' una vergogna, ma noi non molliamo, continueremo a chiedere giustizia». Ma il pasticcio era iniziato già sei mesi fa, quando l' inchiesta dei pm Antonio Chiappani e Silvia Bonardi era approdata al vaglio del gup, Lorenzo Benini, che di fatto aveva già depotenziato il processo facendo cadere l' ipotesi di aggiottaggio, prosciogliendo 25 imputati, rinviandone a giudizio 14, e creando le premesse della decisione presa ieri dal tribunale. Il giudice aveva infatti smembrato il procedimento decidendo che sei componenti del «board occulto» (Arturo Amato, Mauro Ardesi, Gianfranco Bertoli, Maurizio Cozzolini, Giacomo Franceschetti e Bruno Sonzogni) dovevano essere processati - insieme con altri due - a Milano per associazione a delinquere (in quanto le riunioni in cui venivano programmate le iniziative illegali si tenevano nel capoluogo lombardo) e a Brescia per gli altri reati (falso in bilancio, false comunicazioni sociali, infedeltà patrimoniale, ostacolo alle funzioni di vigilanza e violazione del testo unico in materia bancaria e creditizia). Il Tribunale di Brescia ieri, in dissenso con le decisioni del Gup, ha dichiarato invece l' incompetenza territoriale per connessione: in sostanza il reato di associazione a delinquere per cui è competente Milano avrebbe avuto una sua continuità nell' opera svolta dai funzionari che stavano a Brescia (anche se non sono accusati di quel reato). Di fronte a questa teoria, sono passate in secondo piano le eccezioni che sostenevano l' incompetenza territoriale dovuta al fatto che uno dei pm autori dell' inchiesta, Silvia Bonardi, aveva posseduto (come molti altri magistrati del distretto di Brescia) azioni della vecchia Bipop-Carire. La Procura aveva argomentato che non solo i vertici dell' istituto bancario, ma anche buona parte del management, aveva responsabilità in quella che era stata definita «cosmesi contabile», cioè una serie di azioni che servivano ad occultare le perdite e a ingannare il mercato per pilotare la quotazione delle azioni. Così erano stati rinviati a giudizio anche Mauro Daniel Borghini, Giovanni Cadei, Gianmaria Castelli, Aurelio Menni, Marino Passeri, Sergio Saleri, Pierluigi Streparava e Giuseppe Valvassori. Dopo la decisione del Tribunale, ieri sera, lasciando l' aula nessuno dei due pm ha voluto fare commenti, ma fonti della Procura si sono dette certe che ora i reati contestati finiranno in prescrizione. Un duro colpo per i quasi 2.200 risparmiatori che si erano costituiti parte civile. Luigi Corvi lcorvi@corriere.it IL RIFIUTO Il gruppo Capitalia che oggi controlla Bipop-Carire rifiuta il tavolo di confronto e conciliazione sollecitato da 5 mila risparmiatori e investitori IL TRADIMENTO Lo scandalo Bipop-Carire è un caso particolarmente rappresentativo del risparmio tradito, non meno grave di quelli Cirio, Parmalat e Argentina L' ESCLUSIONE Risparmiatori e investitori Bipop che hanno visto decimati i loro risparmi sono esclusi dall' apposito fondo previsto dalla legge finanziaria LA CLASS ACTION In Parlamento giace nel dimenticatoio la legge che introduce anche nel nostro ordinamento la possibilità di azioni legali collettive 2.132 LE PARTI CIVILI che rappresentano, oltre ai piccoli azionisti e ai risparmiatori, anche enti e istituzioni come ad esempio la Consob e la Banca d' Italia 14 GLI IMPUTATI che devono rispondere, tra l' altro, di appropriazione indebita, violazione delle normative bancarie, infedeltà patrimoniale La vicenda IL CASO Scoppia nell' ottobre 2001 quando vengono scoperte 250 gestioni patrimoniali garantite. La Procura di Brescia apre un' inchiesta, vengono ipotizzati vari reati, compresa l' associazione a delinquere. Complessivamente l' inchiesta coinvolge fino a 45 indagati IL PROCESSO Il 31 maggio scorso si è chiusa l' udienza preliminare: 14 persone sono state rinviate a giudizio a Brescia; in precedenza era stato disposto il trasferimento a Milano degli atti relativi agli 8 componenti il cosiddetto «board occulto» per quanto riguarda il reato di associazione a delinquere L' UDIENZA Il giudice Anna Di Martino, ieri, ha accolto l' eccezione di incompetenza territoriale sollevata dai legali degli imputati e ha disposto il trasferimento del processo a Milano L' APPELLO A CIAMPI DEI PICCOLI AZIONISTI


4 di 6 - 27/11/2011 10:49
duca minimo N° messaggi: 38149 - Iscritto da: 29/8/2006
Quasi nessuno ci spera più e così, una famiglia di Reggio che porta a casa metà del gruzzolo che aveva investito nei fondi suggeritigli dalla Bipop Carire prima del crac diventa una notizia: 7mila euro a fronte di 15mila “evaporati” nel volgere di pochi mesi.

La notizia c’è tutta e non tanto per la cifra quanto per il fatto che quello della famiglia di Reggio - assistita da Azionariariato diffuso - è l’unico caso a cui Unicredit (nel frattempo subentrata a Bipop) ha detto sì. Ne riferisce anche il Sole 24 Ore nell’edizione di ieri dell’inserto Plus 24. Nell’articolo a firma di Gianfranco Ursino, si sottolinea così come «cade (quasi) nel vuoto l'ennesimo tentativo di ottenere un risarcimento da parte dei risparmiatori coinvolti nello scandalo Bipop Carire. Uno dei casi più gravi di risparmio tradito che sfilò 10 miliardi di euro dalle tasche di oltre 70mila investitori, tra clienti e piccoli azionisti dell'istituto nato nel 1999 dalla fusione tra la Banca Popolare di Brescia e la Cassa di Risparmio di Reggio».

Invero, quella del tavolo di conciliazione è uno dei tanti tentativi fatti dai risparmiatori per cercare di recuperare almeno in parte il denaro perduto. E la dimostrazione sta nelle cifre, o meglio, nel confronto tra i 70mila investitori che si presume furono pesantemente danneggiati dagli ultimi anni della gestione della banca brescian-reggiana e i 140 che soltanto nel 2008 (ovvero diversi anni dopo anche la conclusione del processo penale per il crac Bipop) hanno intrapreso la strada della conciliazione. Una strada che presuppone l’adesione volontaria delle parti. E su questo punto, i legali di Unicredit che hanno ricevuto le richieste di conciliazione hanno avuto un atteggiamento difficile da decifrare.

«UniCredit – afferma al Sole 24 Ore Giorgio Salsi, presidente di Azionariato Diffuso - doppo aver accettato di sedersi attorno a un tavolo riconoscendo alla famiglia di Reggio un parziale risarcimento successivamente ha respinto tutte le richieste di conciliazione avanzate da altri risparmiatori sulla base delle medesime premesse». Una spiegazione di questa strategia da parte di Unicredit può essere legata con l’obiettivo di dissuadere coloro che ancora cercano di ottenere un risarcimento per il denaro perduto, può essere nei costi. Se da un lato è vero che presentare una domanda di conciliazione, da parte di un privato ha un costo tutto sommato irrisorio (trenta euro) è anche vero che le spese aumentano nel caso in cui la domanda di conciliazione incontri il favore della controparte.

Da quel momento, i costi vengono equamente divisi tra le parti, ma vengono quantificati in proporzione alla cifra richiesta dal ricorrente.

5 di 6 - 30/11/2011 21:17
duca minimo N° messaggi: 38149 - Iscritto da: 29/8/2006
Quotando: duca minimoQuasi nessuno ci spera più e così, una famiglia di Reggio che porta a casa metà del gruzzolo che aveva investito nei fondi suggeritigli dalla Bipop Carire prima del crac diventa una notizia: 7mila euro a fronte di 15mila “evaporati” nel volgere di pochi mesi.

La notizia c’è tutta e non tanto per la cifra quanto per il fatto che quello della famiglia di Reggio - assistita da Azionariariato diffuso - è l’unico caso a cui Unicredit (nel frattempo subentrata a Bipop) ha detto sì. Ne riferisce anche il Sole 24 Ore nell’edizione di ieri dell’inserto Plus 24. Nell’articolo a firma di Gianfranco Ursino, si sottolinea così come «cade (quasi) nel vuoto l'ennesimo tentativo di ottenere un risarcimento da parte dei risparmiatori coinvolti nello scandalo Bipop Carire. Uno dei casi più gravi di risparmio tradito che sfilò 10 miliardi di euro dalle tasche di oltre 70mila investitori, tra clienti e piccoli azionisti dell'istituto nato nel 1999 dalla fusione tra la Banca Popolare di Brescia e la Cassa di Risparmio di Reggio».

Invero, quella del tavolo di conciliazione è uno dei tanti tentativi fatti dai risparmiatori per cercare di recuperare almeno in parte il denaro perduto. E la dimostrazione sta nelle cifre, o meglio, nel confronto tra i 70mila investitori che si presume furono pesantemente danneggiati dagli ultimi anni della gestione della banca brescian-reggiana e i 140 che soltanto nel 2008 (ovvero diversi anni dopo anche la conclusione del processo penale per il crac Bipop) hanno intrapreso la strada della conciliazione. Una strada che presuppone l’adesione volontaria delle parti. E su questo punto, i legali di Unicredit che hanno ricevuto le richieste di conciliazione hanno avuto un atteggiamento difficile da decifrare.

«UniCredit – afferma al Sole 24 Ore Giorgio Salsi, presidente di Azionariato Diffuso - doppo aver accettato di sedersi attorno a un tavolo riconoscendo alla famiglia di Reggio un parziale risarcimento successivamente ha respinto tutte le richieste di conciliazione avanzate da altri risparmiatori sulla base delle medesime premesse». Una spiegazione di questa strategia da parte di Unicredit può essere legata con l’obiettivo di dissuadere coloro che ancora cercano di ottenere un risarcimento per il denaro perduto, può essere nei costi. Se da un lato è vero che presentare una domanda di conciliazione, da parte di un privato ha un costo tutto sommato irrisorio (trenta euro) è anche vero che le spese aumentano nel caso in cui la domanda di conciliazione incontri il favore della controparte.

Da quel momento, i costi vengono equamente divisi tra le parti, ma vengono quantificati in proporzione alla cifra richiesta dal ricorrente.

6 di 6 - 02/12/2011 07:01
duca minimo N° messaggi: 38149 - Iscritto da: 29/8/2006


C'è gente che investe ancora in UNICREDIT ?
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P: V: D:20221202 17:43:25