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Borse in rosso e petrolio in rialzo dopo l'attacco israeliano all'Iran

I listini europei aprono in negativo dopo il raid di Israele contro la base militare iraniana di Isfahan. Fiammata per l'oro che poi torna piatto, S&P taglia il rating sovrano di Tel Aviv. Buona trimestrale per Netflix a Wall Street

di Antonio Cardarelli, Financialounge.com 19/04/2024

Borse in rosso e petrolio in rialzo dopo l'attacco israeliano all'Iran
Partenza in rosso per le Borse europee, che reagiscono all'attacco israeliano contro l'Iran. Il Ftse Mib di Milano cede lo 0,8% con Tim e Stellantis in coda. Male anche Francoforte e Parigi, Londra in avvio cede lo 0,4%.

ATTACCO ISRAELIANO CONTRO L’IRAN

L’annunciata rappresaglia israeliana dopo gli attacchi iraniani del 13 aprile è arrivata questa mattina intorno alle ore 4:30 italiane. Secondo quanto riportato dai media internazionali (Israele non ha rivendicato ufficialmente l’attacco) e dai media locali, ci sono state diverse esplosioni nei pressi della città di Isfahan, che ospita una base militare, non lontano da alcuni impianti nucleari che però sarebbero al sicuro. L’attacco sarebbe stato condotto principalmente con l’uso di droni. Secondo la maggior parte degli analisti internazionali, si sarebbe trattato di una risposta “limitata” (in base a quanto concordato tra Israele e Usa) pensata per non provocare un’ulteriore risposta iraniana e scongiurare una pericolosa escalation. I media di Stato iraniani parlano di danni trascurabili, altro elemento che farebbe pensare alla volontà di non rispondere militarmente.

BORSA GIAPPONESE IN FORTE ROSSO

Tuttavia, l’attacco diretto degli israeliani contro l’Iran ha provocato uno scossone sui mercati aperti nell’ora del raid, ovvero quelli dell’Asia. L’indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha chiuso in calo del 2,6% (peggiore seduta degli ultimi 3 anni) dopo aver recuperato parte delle perdite verso il finale.  In rosso anche le Borse cinesi, con Hong Kong e Shanghai che perdono rispettivamente l’1% e lo 0,2% a poco dalla chiusura.

PETROLIO IN RIALZO

Ovviamente l’attacco israeliano ha mosso il petrolio, salito in modo repentino per i timori di problemi delle forniture globali. Subito dopo il raid il Brent è salito del 4%, oltre i 90 dollari al barile, per poi ritracciare intorno agli 88 dollari al barile, con un rialzo inferiore al 2%. Andamento simile per il petrolio Wti, poco sotto gli 84 dollari al barile. Andamento inizialmente in rialzo anche per l’oro, bene rifugio per eccellenza di fronte alle tensioni in crescita, tornato poco sotto il record di 2.430 dollari l’oncia per poi tornare intorno ai 2.390, più o meno il prezzo di chiusura del giorno prima. Traiettoria simile per il dollaro, con l'euro che cala a 1,0633 contro il biglietto verde (da 1,0660 in chiusura alla vigilia).

S&P TAGLIA IL RATING DI ISRAELE

Intanto S&P Global ha abbassato i rating sovrani a lungo termine in valuta estera e locale di Israele ad "A+" da "AA-" e i rating a breve termine ad "A-1" da "A-1+". L'outlook dei rating a lungo termine passa da stabile a negativo. L’agenzia fa sapere che l'outlook negativo riflette il rischio che la guerra tra Israele e Hamas e il confronto con Hezbollah possano "aggravarsi o influenzare i parametri economici, fiscali e della bilancia dei pagamenti di Israele in modo più significativo di quanto attualmente previsto".

BUONA TRIMESTRALE PER NETFLIX

Nel frattempo, dagli Usa non arrivano notizie positive sul fronte tassi di interesse. Ieri Raphael Bostic, presidente della Fed di Atlanta, ha detto che la Banca centrale "sarà in grado di ridurre i tassi solo verso la fine dell'anno” e che “non bisogna avere fretta" perché "la strada verso un'inflazione al 2% sarà più lunga di quanto previsto e accidentata". A Wall Street, negli scambi after hours, il titolo Netflix ha perso oltre il 4% nonostante una trimestrale oltre le attese. Nei primi tre mesi del 2024 la società ha registrato un utile per azione di 5,28 dollari su ricavi di 9,37 miliardi, contro attese per 4,52 dollari su ricavi di 9,28 miliardi, in rialzo dagli 8,16 miliardi di un anno prima. In aumento del 16% il numero di abbonati, arrivato a 269,6 milioni, contro i 264,2 milioni delle attese.
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