MILANO (MF-NW)--Un'inattesa ed episodica battuta d'arresto? Oppure il primo segnale del calo dei consumi, che anticipa i venti di recessione e si ripercuoterà anche sui prossimi esercizi? Il terzo trimestre di Campari, il gruppo della famiglia Garavoglia che produce l'iconica bevanda rossa, si è chiuso sotto le attese degli analisti. In particolare hanno deluso i ricavi, diminuiti di poco a 743,5 milioni (-1%), ma inferiori ai 775 milioni previsti da Equita. Storia analoga per l'ebit adjusted, sceso a 161 milioni (-11%), sotto i 180 milioni previsti dalla sim. Gli investitori non hanno gradito e giovedì 26 ottobre hanno spinto il titolo sotto 11 euro, a 10,31 euro (-6,8%). Eppure la performance delle azioni nell'ultimo anno resta positiva (+15,5%), con le difficoltà che riguardano solo gli ultimi sei mesi (-10,1%). D'altronde il 2022 si era chiuso con un incremento a doppia cifra dei ricavi, ma poi le cattive condizioni meteo e l'effetto cambi hanno inciso in negativo sui primi sei mesi del 2023.

Anche il calo dei ricavi del terzo trimestre, scrive MF-Milano Finanza, è dovuto al maltempo, soprattutto in Italia, primo mercato europeo e secondo al mondo. Chi non ricorda il caldo torrido e le bombe d'acqua dell'estate, che hanno fatto evaporare la voglia di aperitivo? Sull'ebitd adjusted ha inciso invece il cambio tra peso messicano e dollaro, con la tequila Espolon che ha un peso determinate sul fatturato (l'8%) anche se è venduta quasi solo negli Usa. Maltempo e cambi, quindi, due fattori comunque "temporanei" per il Centro Studi di Intesa Sanpaolo: nessun analista infatti ha modificato il rating di Campari, che varia dall'hold di Equita all'accumulate di Banca Akros. Tutti però hanno ridotto il target price: ad esempio, Goldman Sachs lo ha abbassato a 10,2 euro per azione dai precedenti 11,1 euro e ha anche diminuito le stime sull'utile per azione 2023-2025 dopo che il management ha evidenziato una normalizzazione delle tendenze degli alcolici negli Usa e una riduzione delle scorte in Italia.

La visione degli analisti su Campari resta però positiva. Il quarto trimestre è partito con il piede giusto grazie al clima favorevole. Il management, poi, ha confermato la guidance sull'ebit adjusted nonostante il contesto macroeconomico volatile. E anche se l'effetto negativo sul cambio dovrebbe continuare, i margini nel 2024 sono visti in crescita per il minore costo del vetro e dell'agave, pianta necessaria per produrre la tequila. Né si teme la recessione: per gli esperti è difficile rinunciare all'aperitivo, svago più economico del ristorante. Lo confermano i dati del 2008-12, da cui non emerge un particolare calo dei consumi.

La società si dice fiduciosa sulla crescita futura di fatturato e margini. Con un portafoglio di 50 marchi è convinta di sfruttare la forza dei suoi prodotti di punta, che continuano a sovraperformare il mercato. Aperol e Campari sono quelli che differenziano il gruppo da tutti gli altri player e vengono bevuti per lo più in Italia. Il bourbon americano Wild Turkey è consumato insieme ai rum giamaicani soprattutto negli Usa, il mercato principale oltre che in crescita, mentre la vodka Skyy continua a diffondersi soprattutto in Cina. Il gruppo va spedito anche in Francia, la seconda piazza europea dopo l'Italia: Oltralpe si punta sempre sull'aperitivo ma l'obiettivo è sfruttare anche l'acquisizione di alcuni champagne. Insomma, per gli analisti la strategia di espansione del gigante del beverage funziona. Ecco perché sarà aggredito un nuovo mercato: a gennaio aprirà una filiale in Grecia, meta estiva strategica per gli aperitivi.

Campari quindi è un gruppo globale: fondata nel 1860 da Gaspare Campari, ha un network distributivo che raggiunge oltre 190 Paesi e conta 23 impianti produttivi nel mondo. Le dimensioni in borsa sono indicative: la società capitalizza circa 12,5 miliardi e dopo l'ipo del 2001 è cresciuta di oltre cinque volte sia in termini di fatturato netto che di ebitda adjusted. Come? Ha sfruttato una combinazione a metà tra crescita organica e per linee esterne: negli anni si contano più di 40 acquisizioni, con un investimento complessivo di 4 miliardi.

Lo sviluppo per vie esterne è facilitato anche dalla presenza di un azionista stabile come la famiglia Garavoglia, che controlla il gruppo con il 54,3% del capitale ordinario. La percentuale sale all'84% se si considera il diritto di voto maggiorato garantito dallo spostamento della sede legale in Olanda, avvenuto nel 2020. Gli effetti del trasferimento sono emersi ad agosto, quando alcune azioni a voto speciale A si sono convertite in quelle a voto speciale B, trasformazione che ha consentito agli azionisti loyal da almeno un quinquennio di aumentare i diritti di voto da due a cinque. Questo meccanismo, spiega la società, è stato creato proprio per "incoraggiare una struttura di capitale più favorevole a una crescita a lungo termine e per premiare un azionariato con un orizzonte di investimento più duraturo".

Il voto plurimo consente anche di monetizzare quote di capitale senza perdere il controllo. E le risorse così ottenute possono essere utilizzate per le acquisizioni. In realtà Campari preferisce reinvestire nella crescita parte degli utili. Ecco perché il dividendo è storicamente contenuto (nel 2022 era di 6 centesimi). Ma nonostante si parli di un acquisitore, l'indebitamento finanziario netto è sostenibile: è pari a 1,8 miliardi, con un multiplo di 2,6 volte l'ebitda adjusted. Campari, quindi, può andare avanti con la sua strategia di crescita: proseguirà anche con il nuovo ceo, Matteo Fantacchiotti, che ad aprile sostituirà Bob Kunze-Concewitz, che resterà nel board. Per gli analisti, però, il mercato rimane attendista e aspetta di conoscere il nuovo ad. Del resto non sarà facile prendere il posto di un ceo che in 16 anni ha fatto crescere il titolo di oltre il 400%.

red

 

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November 06, 2023 03:07 ET (08:07 GMT)

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