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Eni in rialzo nonostante le tensioni in Venezuela, operazioni senza impatti

05 Gennaio 2026 11:23AM

Eni ha avviato la seduta in rialzo dopo le recenti azioni statunitensi in Venezuela, con il gruppo energetico italiano che ha ribadito come le proprie attività nel Paese proseguano senza interruzioni.
“Eni sta monitorando attentamente l’evoluzione della situazione; al momento non si registrano impatti sulle operazioni, che procedono regolarmente.” Così un portavoce della società ha commentato gli sviluppi in Venezuela successivi al raid statunitense che ha portato alla rimozione del presidente Nicolas Maduro.

A Piazza Affari, Eni (BIT:ENI) ha aperto in progresso di oltre l’1% a 16,588 euro. In rialzo anche altri titoli del comparto oil, con Saipem (BIT:SPM) e Tenaris (BIT:TEN) in crescita di circa il 3%, rispettivamente a 2,57 e 17 euro.

Sul fronte delle materie prime, invece, i prezzi del greggio sono in calo: il Brent scambia a 60,20 dollari al barile (-0,80%), mentre il WTI arretra dello 0,90% a 56,80 dollari.

Eni è presente in Venezuela, dove produce gas destinato interamente all’approvvigionamento nazionale e alla generazione di elettricità. Negli ultimi anni il gruppo ha recuperato parte dei crediti vantati nei confronti della compagnia statale PDVSA attraverso la fornitura di carichi di greggio destinati all’export. La società ha precisato che tutte le operazioni sono sempre state condotte nell’ambito di licenze generali e autorizzazioni specifiche, in costante dialogo con le autorità statunitensi.

Questo quadro è cambiato a marzo 2025, quando le autorità USA hanno revocato tutte le licenze o autorizzazioni precedentemente concesse alle compagnie petrolifere non statunitensi per il recupero dei crediti tramite il ritiro di carichi di greggio di PDVSA. Da allora, Eni ha avviato un confronto trasparente con le autorità USA per individuare soluzioni che consentano a PDVSA di ripagare le forniture di gas non soggette a sanzioni — ritenute essenziali per la popolazione — attraverso carichi di greggio destinati all’esportazione, nel pieno rispetto del quadro sanzionatorio internazionale.

Gli analisti di Equita hanno richiamato l’attenzione sull’esposizione del gruppo, sottolineando: “Nel 2024, la quota di produzione di Eni in Venezuela è stata pari a 62 kboed (3,5% dei volumi upstream).” E hanno aggiunto: “A fine giugno 2025, l’esposizione creditizia nominale di Eni verso PDVSAS (inclusa l’esposizione della JV Cardon IV) ammontava a circa 2,3 miliardi di dollari (valore contabile 0,9 miliardi), in aumento rispetto al bilancio 2024 a causa della decisione dell’amministrazione USA di revocare tutte le licenze o comfort precedentemente concessi alle major internazionali per il recupero dei crediti tramite il ritiro di carichi di greggio PDVSA.”

Equita conclude che “la transizione venezuelana resta rilevante dal punto di vista del recupero crediti, della ripresa operativa e della stabilità legale in contesti ad alto rischio”, confermando la raccomandazione buy su Eni con target price a 16,50 euro.

Dopo la rimozione di Maduro, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di avere grandi piani per l’industria petrolifera del Paese e per le sue vaste riserve, anche se permangono incertezze sugli sviluppi futuri. La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha invitato Washington a collaborare con il suo Paese, adottando un tono più conciliante dopo le prime reazioni di sdegno per la cattura di Maduro.

I mercati, tuttavia, tendono a ridimensionare l’impatto. “Il rumore geopolitico svanisce rapidamente,” ha scritto Dilin Wu, strategist di Pepperstone Group Ltd. “L’improvvisa esplosione di tensioni in Venezuela non è riuscita a propagarsi in modo significativo sugli asset di rischio globali, rafforzando la tendenza del mercato a prezzare rapidamente gli shock geopolitici e ad assorbirli altrettanto in fretta.”

Una visione simile è stata espressa da Stephen Innes, managing partner di SPI Asset Management: “Per i mercati, questo specifico shock geopolitico avrà un impatto molto breve. Il premio per il rischio evapora rapidamente quando gli investitori realizzano che l’evento riduce il rischio di coda invece di amplificarlo. Anzi, nel medio termine questa situazione è probabilmente negativa per il petrolio e positiva per l’economia globale. Una governance più prevedibile e canali di export più chiari si tradurranno in ultima analisi in più barili, non in meno.”

Nonostante quanto accaduto nel fine settimana in Venezuela, il Paese OPEC rappresenta una quota limitata dell’offerta globale, in un mercato già alle prese con un eccesso di produzione. “Qualsiasi interruzione di breve periodo della produzione venezuelana può essere facilmente compensata da un aumento dell’offerta altrove,” ha affermato Neil Shearing, capo economista di Capital Economics Ltd, confermando la sua previsione di “una crescita dell’offerta globale nel prossimo anno che spingerà i prezzi del petrolio verso i 50 dollari.”

Questo contenuto è fornito esclusivamente a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria, d’investimento o di altro tipo professionale. Non deve essere considerato come una raccomandazione all’acquisto o alla vendita di titoli o strumenti finanziari. Tutti gli investimenti comportano dei rischi, inclusa la possibilità di perdere il capitale investito. Le performance passate non sono indicative di risultati futuri. Si consiglia di effettuare le proprie ricerche e di consultare un consulente finanziario qualificato prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.
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