Fabrizio Di Amato è presidente e azionista di riferimento del gruppo Maire Tecnimont. Uno dei principali contractor di impiantistica e ingegneria oil&gas e petrolchimico su scala globale. Questo il suo bilancio della crisi e la visione del futuro.

Domanda. Le recenti acquisizioni alleviano un anno terribile per voi e per tutto il comparto dell'impiantistica?

Risposta. La commessa indiana di questi giorni per un nuovo impianto petrolchimico ci mostra che siamo stati in grado di continuare ad acquisire commesse - oggi siamo a un totale di 2,7 miliardi - ma anche in grado di eseguire il nostro portafoglio. È stato un anno di nuovi contratti strategici. Tra questi un accordo per un importo aggiuntivo per accelerare il completamento di un progetto in esecuzione in Russia. Stiamo mostrando grande resilienza, grazie allo straordinario impegno di tutte le nostre persone, senza mai interrompere le attività. L'anno è assolutamente in linea con quanto riprogrammato.

D. Se una grande impresa rallenta, il suo indotto rischia di annegare.

R. La sostenibilità della filiera è nel nostro dna e si implementa anche attraverso lo sviluppo del local content: aiutiamo i nostri fornitori a diventare più internazionali e più localizzati. In questo sforzo di coesione, abbiamo attivato un programma insieme a Cassa Depositi e Prestiti a supporto dei fornitori strategici italiani della nostra filiera.

D. NextChem è la vostra grande missione.

R. NextChem è la nostra società dedicata alla chimica verde e allo sviluppo di tecnologie a supporto della transizione energetica e dell'economia circolare. È una nuova controllata nella quale sono confluite le competenze manageriali e tecnologiche verdi. Siamo stati pionieri di questa trasformazione e per questo oggi NextChem è una realtà che apre la strada a un nuovo modo di fare il nostro lavoro di tecnologi, ingegneri e realizzatori di impianti. L'Italia è stata pioniere nella chimica in passato e lo sarà anche nella chimica verde e nell'economia circolare. Siamo convinti che il mercato apprezzerà tutto questo.

D. Anche qui Brescia si conferma all'avanguardia.

R. Il territorio bresciano ha una grande tradizione industriale di riciclo e riutilizzo di materiali. Il nostro primo impianto di riciclo della plastica, uno dei più avanzati in Europa (95% di efficienza di riciclo, ndr). MyReplast, controllata di NextChem, infatti, ha sviluppato la tecnologia proprietaria di Upcycling, una soluzione innovativa che combina il riciclo meccanico con il processo chimico.

D. Un concetto che state sviluppando è quello di lavorare a marcia indietro, che non è la decrescita felice ma la crescita circolare...

R. Facciamo grandi impianti da decenni, in aree remote e in condizioni difficili. Andare a retromarcia vuol dire replicare gli stessi prodotti a partire da nuove materie prime, da selezionare nel mondo dei rifiuti. Stiamo applicando la stessa logica sia nel mondo delle plastiche riciclabili, sia nel settore di quelle non riciclabili.

D. Avete sperimentato anche la produzione dell'idrogeno.

R. Abbiamo all'attivo più di 100 progetti completati e siamo convinti che l'idrogeno sarà uno dei driver della transizione energetica, le tecnologie italiane sono all'avanguardia. Abbiamo implementato, tra l'altro, una soluzione immediatamente cantierabile a prezzi competitivi, quella dell'idrogeno circolare, che consente tramite riciclo chimico di recuperare carbonio e idrogeno contenuti nelle plastiche non riciclabili. In questo e altri ambiti l'industria italiana è tra quelle più innovative e all'avanguardia in tutti il mondo.

D. Il vostro obiettivo è il Distretto circolare, può spiegarsi meglio?

R. Il nostro modello di Distretto circolare prevede la compresenza di diverse tecnologie: alcune recuperano rifiuti riciclabili, altre trasformano rifiuti non riciclabili in idrogeno e altri chemicals, il tutto integrando anche la produzione di idrogeno da elettrolisi. Ci sono tre grandi sfide globali della sostenibilità: i rifiuti, che da problema devono diventare invece un giacimento di carbonio e idrogeno da recuperare. La seconda sfida è decarbonizzare l'industria: l'output di questi impianti è una gamma di prodotti a basso impatto ambientale. La terza è dare nuova vita a siti industriali da riconvertire, ovvero raffinerie, petrolchimici, stabilimenti dell'industria pesante che possono avvalersi di bacini di manodopera tecnica, con importanti ricadute occupazionali. La condizione ideale per insediare il distretto circolare è la prossimità in una stessa area dei tre fattori che ho appena descritto. Stiamo mappando tutte le aree in Italia, compresi i siti di interesse nazionale, ma anche in Europa incontrando grandissimo interesse tra i gestori dei rifiuti, i proprietari dei siti industriali da rilanciare, e tutto il mondo industriale che sta investendo per decarbonizzare. Sono mondi che non sono abituati a parlarsi: noi li stiamo portando allo stesso tavolo. Abbiamo presentato il nostro distretto circolare al Governo affinché sia ricompreso nella strategia italiana per il Recovery Fund.

fch

 

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December 28, 2020 02:30 ET (07:30 GMT)

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