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Aquafil (ECNL)

- Modificato il 04/12/2017 15:40
GIOLA N° messaggi: 22541 - Iscritto da: 03/9/2014
Grafico Intraday: AquafilGrafico Storico: Aquafil
Grafico IntradayGrafico Storico

 

LEADER NELLA PRODUZIONE DI NYLON6

 

DA PIU' DI 50 ANNI AQUAFIL E' UNO DEI PRINCIPALI ATTORI, IN ITALIA E NEL MONDO, NELLA PRODUZIONE DI FIBRE SINTETICHE.

 

 

 





http://www.aquafil.com/it/







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20 Commenti
1
1 di 20 - 05/11/2017 08:59
GIOLA N° messaggi: 22541 - Iscritto da: 03/9/2014
Aquafil, una Star che vale 615 milioni

II 13 novembre sbarca in Borsa. Il filato «verde» tira i ricavi: + 7% nel 2017

di FRANCESCO TERRERI

L'industria trentina torna in Borsa e si espande a livello nazionale e internazionale. Aquafil sbarcherà a Piazza Affari, segmento Star, il prossimo 13 novembre. L'azienda di Arco leader nei filati sintetici vale 615 milioni di euro tra capitale, 450 milioni, e debiti, 156 milioni l'indebitamento netto 2016. Per il 2017 il fatturato previsto si attesta tra 515 e 540 milioni, con un incremento di almeno il 1% rispetto ai 483 milioni del 2016 (5% dai volumi, il resto dipenderà dai prezzi) e un utile netto che potrebbe salire dai 21
milioni dell'anno scorso a 24 milioni.

L'operazione che porterà Aquafil sul segmento Star di Borsa Italiana è stata presentata ieri a Milano con Space3, la spac (veicolo di investimento) già quotata sul segmento Miv che vede tra i principali azionisti Sergio Erede e Gianni Mion e che si fonderà con Aquafil per portarla alla quotazione.

L'integrazione è stata approvata dai cda il 15 giugno. Il 27 luglio l'assemblea straordinaria di Space3 è chiamata ad approvare l'accordo. L'ultimo semaforo verde dovrà arrivare dai creditori di Aquafil, che potranno opporsi alle nozze
entro il 30 ottobre. Il cda della nuova realtà, che continuerà a chiamarsi Aquafil, sarà composto da 9 membri, di cui due nominati da Space Holding e tre indipendenti.

L'attuale numero uno del gruppo trentino, Giulio Bonazzi, rimarrà presidente e amministratore delegato. Bonazzi conferma che Aquafil cerca buone aziende da acquisire: «Se ci saranno opportunità le coglieremo. Investiremo per sviluppare Econyl», ossia i filati riciclabili, che oggi rappresentano il 30% del giro d'affari e, nell'arco dei prossimi 5-7 anni, diventeranno la totalità dei ricavi. «Aquafil è un'azienda4.0- affernia Mion - che ha ancora grandissime prospettive di crescita e di valorizzazione».

Tra i soci della nuova realtà anche Quaestio Capital Management, con una quota intorno all'1%. Lasgr guidata da Alessandro Penati si è impegnata per 20 milioni. Space3 acquisterà il 24% di Aquafil per 108 milioni. Dei proventi, 60 milioni saranno utilizzati per far scendere la quota di ThIV, che fa capo al fondo Three Hills Capital Partners, e 18 milioni per far uscire dal capitale Th Fides e La Finanziaria Trentina.

Space3 apporterà in Aquafil liquidità per 45 milioni. Aquafil impiega 2.700 dipendenti.

Quest'anno l'azienda investirà 40-45 milioni rispetto ai 32,7 del 2016.

aquafil-950673.jpg
2 di 20 - 05/11/2017 09:01
dibbo1 N° messaggi: 1626 - Iscritto da: 08/10/2013
Mi sembri positivo sullo sbarco ....
3 di 20 - 05/11/2017 09:02
GIOLA N° messaggi: 22541 - Iscritto da: 03/9/2014
Giulio Bonazzi dà il benvenuto al Governatore repubblicano della Georgia, sede di due stabilimenti Aquafil.

Aquafil ha avuto l’onore di ricevere la visita di John Nathan Deal, il Governatore repubblicano della Georgia, stato americano dove Aquafil ha due stabilimenti nei pressi di Atlanta. Il Governatore della Georgia ha visitato l’azienda di Arco e il presidente Giulio Bonazzi gli ha presentato l’ambizioso e importantissimo progetto del Carpet Recycling, al quale saranno dedicati ben 10 milioni di investimenti a partire dal 2018.

Aquafil ha scelto Phoenix, in Arizona, per aprire il primo stabilimento per la raccolta e il riciclo della moquette e l’intenzione «è di aprirne molti altri – spiega Bonazzi – in particolare negli Stati Uniti dove il prodotto moquette è molto usato e ogni anno ci sono quasi 2 miliardi di chili di tappeto e moquette che vengono depositati in discarica”.


L’equivalente di più di 6000 balene! Una mole impressionante di Nylon 6 gettato e sprecato, ma un patrimonio preziosissimo per il nostro Sistema di Rigenererazione.

Dopo la visita di Aquafil ad Arco con la sua delegazione, il Governatore Deal ha commentato: «Un tour molto interessante, come è stato interessante avviare una discussione con il presidente Bonazzi su temi come la possibilità del riciclo dei materiali, perché è chiaro che sempre di più la necessità di adottare politiche attente all’ambiente è preminente, e lo spirito è arrivare a poter riciclare tutto quello che usiamo”. Il Governatore della Georgia ha sottolineato che Aquafil è un’industria di successo in Georgia e ha aggiunto “mi auguro che continui nella sua crescita, certamente è la benvenuta».

Mancano poche settimane: l’entrata in borsa di Aquafil è prevista per il 13 novembre prossimo. Lo sbarco in America di Aquafil ed ECONYL® invece è ormai un fatto concreto e sempre più apprezzato anche oltreoceano. Guardate la Gallery per scoprire le immagini della visita in Trentino del Governatore americano.
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4 di 20 - 05/11/2017 09:11
GIOLA N° messaggi: 22541 - Iscritto da: 03/9/2014
Quotando: dibbo1 - Post #2 - 05/Nov/2017 08:01Mi sembri positivo sullo sbarco ....



Visto i ritorni di Bio on meglio tenere d'occhio! Soprattutto i warrant.

Le predenti operazioni hanno portato buoni ritorni:

SPACE 1 --> FILA

SPASE 2 --> AVIO

ed ora:

SPACE 3 --> AQUAFIL


5 di 20 - 05/11/2017 09:17
nellounic N° messaggi: 507 - Iscritto da: 14/4/2011
seguo grazie Giola
6 di 20 - 05/11/2017 09:19
rampani N° messaggi: 66554 - Iscritto da: 03/9/2007
io seguile cinese… ahahah
7 di 20 - 05/11/2017 09:43
GIOLA N° messaggi: 22541 - Iscritto da: 03/9/2014
La buona plastica

Gli oceani sono minacciati da milioni di tonnellate di rifiuti che non si degradano. Alcune aziende italiane stanno trovando una soluzione.

di Guido Fontanelli

Quale filo unisce i 150 milioni di tonnellate di materie plastiche finite nei mari di tutto il mondo e il rialzo del 139 per cento messo a segno in Borsa nel 2017 dalla società italiana Bio-on? Il collegamento sta nella proprietà della tecnologia di trovare le soluzioni ai guai che noi umani continuiamo a combinare. E a trasformare queste soluzioni in un business. Nel caso della quasi sconosciuta Bio-on, o della AQUAFIL o ancora della Novamont, si tratta di aziende italiane impegnate a inventare materiali o nuovi procedimenti per ridurre l’uso della plastica tradizionale, quella fatta con idrocarburi, e di conseguenza i danni all’ambiente marino.

Un problema enorme: secondo la Ellen MacArthur Foundation di Chicago ogni anno nei mari di tutto il mondo finiscono più di 8 milioni di tonnellate di plastica. Se non ci sarà un cambio di rotta, nel 2050 gli oceani potrebbero contenere più pezzi di plastica che pesci. Nel Mediterraneo circa il 96 per cento dei rifiuti galleggianti è composto da plastica e il problema non interessa solo la superficie: i rifiuti sono stati ritrovati anche a più di tremila metri di profondità.

Ma non bisogna pensare solo alle bottigliette e ai sacchetti: in realtà la maggior parte della plastica che sporca i mari è invisibile, o quasi. Come sottolinea una relazione dell’associazione romana Marevivo, presieduta da Rosalba Giugni, oltre il 90 per cento della plastica che soffoca gli oceani si trova in forma di microplastica: frammenti minuscoli che abbondano nei cosmetici e nei prodotti per l’igiene personale (come creme, bagnoschiuma, dentifrici, maschere, rossetti, schiume da barba). Un'altra fonte inaspettata sono i tessuti sintetici che rilasciano microplastica quando vengono lavati: un singolo capo di vestiario produce più di 1.900 fibre di microplastica durante un lavaggio. Risultato: chi consuma abitualmente pesce ingerisce più di 11mila frammenti di plastica ogni anno, come denunciano gli scienziati dell’Università di Gand in Belgio. E polimeri di origine chimica finiscono anche nell’acqua che beviamo. Insomma, la plastica è entrata nel nostro ciclo vitale.

Ormai in Occidente è scattata la guerra alla microplastica e in Italia la Camera ha approvato un anno fa una legge, promossa dall’associazione Marevivo, che ne vieta l’utilizzo nei cosmetici. Ma il provvedimento è fermo al Senato: la sua approvazione, spiegano a Marevivo, sarebbe un passo importante visto il primato nei cosmetici dell’Italia, che produce oltre il 60 per cento del make-up mondiale.

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8 di 20 - 05/11/2017 09:58
GIOLA N° messaggi: 22541 - Iscritto da: 03/9/2014
Aquafil, stato di agitazione. ''La nuova politica di Bonazzi è quella di non parlare né con lavoratori né con sindacati"

Un fronte unico di tutte le sigle sindacali contro il presidente di Confindustria: "Contratto fermo da due anni, fiducia tradita e molta preoccupazione tra i dipendenti". Nei prossimi giorni iniziative di contrasto: "Ultima carta lo sciopero"

“E pensare che è il capo di Confindustria, dovrebbe dare l'esempio...”. Mario Cerutti della Cgil del Trentino ci pensa un attimo: “Ma forse è proprio questo l'esempio che Giulio Bonazzi vuole dare a tutti gli imprenditori, che senza sindacati in azienda è molto meglio”.

Il sindacalista commenta così lo stato di agitazione che da giovedì scorso è stato indetto all'Aquafil di Arco. “Da due anni c'è una pressoché totale incomunicabilità con l'azienda, quello che sappiamo del gruppo lo apprendiamo dai giornali, nessun rapporto, niente di niente”.

E' questo che porta Cerruti a queste considerazioni. “Sembra che questa sia una nuova politica: con i sindacati non parlo, di loro non c'è necessità”. Nemmeno se le cose da dire sono importanti, come la quotazione in Borsa che partirà dal prossimo 13 novembre, come le decisioni di delocalizzare.

“Il silenzio tenuto dall'azienda fa arrabbiare gli operai ma soprattutto li fa preoccupare”. Perché le voci corrono e il timore di rimanere senza lavoro, se non ci si parla, diventa paura. “Il nuovo filato si produce in Slovenia, negli Usa, in Cina: l'azienda vuole puntare su questo prodotto innovativo ma lo stabilimento di Arco non è all'altezza tecnologica per produrlo”.

Poi si sa che uno stabilimento gemello a quello arcense ha sede in Germania, e il dubbio che uno dei due possa un giorno saltare è una sensazione che aleggia nei reparti. “Vorremmo vedere il piano industriale, capire quali sono le prospettive per il futuro. Così non si può andare avanti, i lavoratori hanno diritto di sapere e l'azienda il dovere di confrontarsi”.

Di mezzo c'è anche il contratto aziendale da rinnovare. “E qui c'è anche il tradimento della fiducia di sindacati e lavoratori. Tre anni fa accettammo un contratto che in qualche modo faceva pagare ai dipendenti la crisi che il gruppo stava attraversando. Per far fronte all'aumento dei costi di produzione si agiva sull'aumento della forza lavoro”.

Non fu facile accettare questo ma in ballo c'erano 80 esuberi. Ora – spiega Cerutti – apprendiamo dai giornali che il gruppo è in netta ripresa, che i conti sono floridi, che le assunzioni addirittura aumentano. Per questo abbiamo presentato una piattaforma su cui ragionare del rinnovo che era in rialzo. Chiusura totale”.

“Ne abbiamo presentata un'altra su cui c'è stata apertura – afferma – ma poi il silenzio. Anzi, una controproposta che era peggiore di quella di tre anni fa quando c'era la crisi e ci chiedevano sacrifici. Ma la questione – spiega il sindacalista – non è solo economica: veramente, qui l'importante sono i rapporti che dovrebbero essere sereni e diretti, come sempre è avvenuto nel settore chimico”.

Da qui la proclamazione dello stato di agitazione. Nella notte sono state posizionate le bandiere dei sindacati sui cancelli: “Possiamo dire che Bonazzi ci ha fatto i regalo dell'unità sindacale: tutte le sigle sono in comune accordo, nessuna spaccatura, tutti i sindacati trattati a pesci in faccia. Questo – osserva Cerutti – unisce anche i lavoratori".

Lavoratori che nelle prossime ore decideranno quali forme di contrasto mettere in atto. Toccherà infatti alla Rsu capire come meglio organizzare lo stato di agitazione. “L'Aquafil (600 dipendenti) è uno stabilimento complesso, a ciclo continuo, con reparti che lavorano su ritmi diversi. Non è semplice nemmeno fare sciopero, anche se questo strumento lo teniamo come ultima carta da giocare”.

“L'obiettivo è quello di far sedere l'azienda al tavolo del confronto, perché capisca che il confronto è fondamentale, anche se dialettico e a volte di scontro. La nostra preoccupazione è per il futuro di questa azienda, per le delocalizzazioni e le chiusure che anche in passato l'azienda ha deciso senza nemmeno comunicarlo ai lavoratori e ai sindacati”.

E' successo a Bargolon in provincia di Novara. Macchinari spenti, stabilimento chiuso. Una sindacalista della Uil, che seguiva da vicino le sorti dei lavoratori lombardi, aveva accusato Giulio Bonazzi di comportamento antisindacale: “E' inaccettabile che questo succeda a un'azienda che fa capo al presidente di Confindustria Trento".

P.S.: questo per amor della verità!


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9 di 20 - 07/11/2017 00:21
THAITANIUM N° messaggi: 401 - Iscritto da: 06/5/2015

Quindi bisognerà comprare azioni o warrant di Space3 per avere azioni di Aquafil dal 13 Novembre?

10 di 20 - 09/11/2017 11:49
nellounic N° messaggi: 507 - Iscritto da: 14/4/2011
Quotando: thaitanium - Post #9 - 06/Nov/2017 23:21

Quindi bisognerà comprare azioni o warrant di Space3 per avere azioni di Aquafil dal 13 Novembre?



ti ha risposto qualcuno?
11 di 20 - 22/11/2017 16:24
nellounic N° messaggi: 507 - Iscritto da: 14/4/2011
e allora ? novità?
12 di 20 - 22/11/2017 23:31
THAITANIUM N° messaggi: 401 - Iscritto da: 06/5/2015

Nessuno,io comunque vedo ancora quotate sia le azioni che i warrants di Space 3,mentre di Aquafil nemmeno l'ombra

13 di 20 - 04/12/2017 15:44
GIOLA N° messaggi: 22541 - Iscritto da: 03/9/2014
Aquafil va in Borsa. E dopo il nylon recupererà dalle reti anche il rame.

Giulio Bonazzi, ceo del gruppo trentino che sbarca a Piazza affari lunedì 4 dicembre con la Space 3: «È solo l’inizio di un lavoro di ricerca in direzione dell’economia circolare»

di Enrica Roddolo

«Lunedì 4 dicembre suoneremo la campanella in Borsa. A festeggiare con noi, un parterre di aziende della moda». Giulio Bonazzi, presidente e ceo del gruppo trentino di Arco, Aquafil, da mesi lavora con la Space 3, terza Special Purpose Acquisition Company promossa da Space Holding, al piano che a giorni porterà a Piazza Affari il sogno di ogni economia circolare: il filato Econyl, nylon 6 rigenerato infinite volte. «Il primo impianto è stato inaugurato nel 2011 — spiega Bonazzi —, ma avevamo iniziato a fare test sin dal 2007 per riuscire a mettere a punto questo materiale ecologico, già impiegato da designer come Stella Mc Cartney ma anche da Adidas, Outerknown (Kering), Levis, Gucci o Speedo». Ad oggi sono 170 i contratti di licenza firmati solo nel fashion. Ma non solo moda. «Il filato è impiegato anche dall’industria dei rivestimenti per pavimenti in moquette, da aziende come Interface, Milliken, Vorwerk o Desso», completa Bonazzi che, non a caso, è in partenza per Washington per l’appuntamento con il Textile Exchange.

Quattordici poli di produzione in otto Paesi e tre continenti che impiegano 2.700 persone, «Aquafil ha chiuso il 2016 con poco meno di 500 milioni di euro di fatturato consolidato(483 milioni)e contiamo di chiudere l’anno a 520-540 milioni con un ebitda che passerà da 65,4 a 70/73 — continua Bonazzi —. A Lubiana rigeneriamo le reti della pesca del salmone in Norvegia, ma anche in Scozia o nel Mediterraneo: tra 2010 e 2016 ne abbiamo recuperate 20 mila tonnellate. E se dalla reti recuperiamo principalmente nylon 6, ora stiamo studiando come recuperare anche il rame».

Rame? «Sì, perché le reti sono impregnate di una resina a base di rame e dopo complessi studi abbiamo da poco depositato un brevetto per riuscire a estrarlo dalle reti, e rimetterlo in circolo: stiamo costruendo il primo stabilimento per l’estrazione del rame che aprirà tra un paio di mesi, sempre a Lubiana», anticipa a L’Economia. E non solo reti da pesca, l’Econyl è frutto anche del riciclo di vecchi tappeti dagli Usa che per motivi di costi logistici, Aquafil lavora negli Stati Uniti direttamente: «Ecco perché nel nostro modello di business produciamo in tre diversi continenti: in Europa, ma anche Usa, Cina e Tailandia. I processi rigenerativi impiegano infatti anche scarti tessili di produzioni italiane e cinesi, e ancora da residui plastici che arrivano invece dalla Germania».

Adesso il progetto che porta a Palazzo Mezzanotte con la Space3, la società di investimento che ha per soci Sergio Erede, Roberto Italia, Gianni Mion, Carlo Pagliani e Edoardo Subert (che aveva già effettuato la business combination prima con Fila, matite, e poi con Avio). Obiettivo: portare al segmento Star delle azioni ordinarie e dei market warrant di Space3.

«Per continuare a crescere, diversificando ancora — conclude Bonazzi—. Con il rame, per esempio, e le sue applicazioni industriali, ma anche con nuove soluzioni per tessuti tecnici o per i processi di stampaggio di materie plastiche che stiamo testando. Siamo insomma solo all’inizio di un lavoro di ricerca nella direzione dell’economia circolare che i ricercatori Aquafil, in collaborazione con l’Università di Lubiana, di Trieste e Atlanta, e centri di eccellenza come il Politecnico di Milano stanno portando avanti: nel mondo vengono prodotti ogni anno 70 milioni di tonnellate l’anno di rifiuti tessili. Un tesoro, da rimettere in circolo».

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14 di 20 - 04/12/2017 15:49
GIOLA N° messaggi: 22541 - Iscritto da: 03/9/2014
Debutto positivo per Aquafil allo Star, M&A in vista

Il titolo della società attiva nella produzione di fibre sintetiche ha toccato un massimo a quota 13 euro. Prossimo obiettivo: acquisizioni in Europa, Stati Uniti e Asia

di Marco Sasso

Debutto positivo di Aquafil sul segmento Star. Il titolo della società trentina fondata nel 1965 e attiva a livello mondiale nella produzione e commercializzazione di fibre sintetiche impiegate nei settori della pavimentazione tessile, automobilistico, della moda e dello sport, ha aperto a quota 12,55 euro e ha toccato un massimo a 13 euro. Ora scambia in rialzo del 4,66% a 12,80 euro.

La società ha percorso la strada verso Piazza Affari in seguito alla fusione con Space 3, la Special purpose acquisition company nata dallo scorporo della precedente Space 2. Si tratta, nello specifico, della terza Spac promossa da Space Holding, società di investimento i cui soci paritetici sono Sergio Erede, Roberto Italia, Gianni Mion, Carlo Pagliani e Edoardo Subert.

"La quotazione è uno strumento per crescere", ha affermato il presidente e amministratore delegato di Aquafil , Giulio Bonazzi, aggiungendo che "Aquafil ha un grande futuro davanti a sé" e che "i conti del 2017 sono in crescita". L'ad ha precisato che l'obiettivo della società è quello di crescere attraverso operazioni di acquisizione.

"Guardiamo sia a società che operano nel nostro stesso settore sia a aziende che possono utilizzare la nostra tecnologia Econyl. Ci guardiamo sempre intorno e se ci sono delle opportunità siamo pronti a coglierle", ha aggiunto. "L'auspicio è di chiudere per la metà del 2018". Ci sono sempre delle trattative "ma perché si trasformino in accordi bisogna essere in due", ha continuato Bonazzi. "Guardiamo all'Europa, agli Stati Uniti e all'Asia. I mercati che crescono più velocemente sono proprio quelli asiatici. Puntiamo anche a produrre nel giro di 5-6 anni solo filo proveniente dal riciclo Econyl. Oggi la produzione è al 35%".

Lo sbarco a Piazza Affari di Aquafil è stata anche l'occasione per fare il punto su Space 4, quarta spac di diritto italiano. "La raccolta di Space 4 partirà dopodomani e avrà una size fino a 500 milioni di euro", ha detto Edoardo Subert, promotore di Space Holding, società che raggruppa Space 1, 2 e 3. Si tratterebbe, in caso di successo, di un nuovo primato di raccolta per una spac italiana, dopo i 300 milioni incassati da Space 2 nell'estate 2015. "Puntiamo a chiudere la raccolta prima di Natale e vogliamo chiudere il prima possibile", ha aggiunto Subert. Mentre l'altro promotore di Space Holding, Carlo Pagliari, ha spiegato che "l'obiettivo è quello di fondersi con una sola azienda" come fatto con Space1: in questo caso il target sarebbe di 1 miliardo di euro. Mentre l'altra ipotesi sarebbe quella di replicare il modello Space2 con due aziende.
aquafil-815075.jpg
https://www.milanofinanza.it
15 di 20 - 05/12/2017 17:36
calbano azzarone N° messaggi: 53 - Iscritto da: 14/6/2017
Ciao Giola. Sono Trentino ed un po campanelista. Sono entrato leggero nel titolo il giorno del debutto, un po a scatola chiusa. Cosa ne pensi del titolo? Puoi fornirmi un Tp?
16 di 20 - 18/1/2018 14:56
GIOLA N° messaggi: 22541 - Iscritto da: 03/9/2014
L’italiana Aquafil e l’intesa negli Usa per produrre il nylon «biologico»

Aquafil ha stretto un accordo con Genomatica per produrre caprolattame sostenibile, ovvero l’ingrediente chiave per produrre il bio nylon. Non lo produce ancora nessuno al mondo-

di Francesca Basso

L’accordo risale a un anno fa, l’annuncio invece sarà lunedì: Aquafil, quotata dal 4 dicembre scorso nel segmento Star, ha stretto un’intesa con la società statunitense Genomatica per la creazione di caprolattame sostenibile, ovvero l’ingrediente chiave per produrre il bio nylon.

«Abbiamo aspettato perché dovevamo capire la fattibilità. Nessuno produce nylon dalle biomasse. In 4 anni metteremo a punto la tecnologia per costruire il primo impianto che ci permetterà di mettere in vendita il prodotto. Il nylon 6 avrà le stesse caratteristiche tecniche di quello che deriva dal petrolio, ma sarà sostenibile», spiega Giulio Bonazzi, 54 anni, presidente e amministratore delegato di Aquafil, la seconda generazione che ha portato l’azienda di famiglia — fondata ad Arco (Trento) nel 1965 — prima ad affrontare la Grande crisi facendo entrare un fondo di private equity e poi a quotarsi «per poter crescere». «Siamo gli unici produttori al mondo di nylon 100% rigenerato, cioè derivante da prodotti giunti a fine vita e da scarti industriali — prosegue Bonazzi —. Siamo stati i primi nel 2011 a introdurre l’innovativo sistema di riciclo Econyl. E oggi circa il 30% dei ricavi del gruppo deriva da prodotti Econyl. Per questo siamo considerati dei campioni dell’economia circolare». I loro clienti sono big dell’arredamento e dell’abbigliamento come Adidas, Speedo, Arena, Gucci, Stella McCartney e Levi’s (solo per citarne alcuni).

Perché anche il nylon bio? «Nel medio lungo termine solo chi diventerà sostenibile nei materiali tecnici avrà un futuro — conclude Bonazzi —. E produrre il nylon dalle biomasse è sostenibile sia nel tempo sia dal punto di vista ambientale».

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http://www.corriere.it
17 di 20 - 20/1/2018 17:35
GIOLA N° messaggi: 22541 - Iscritto da: 03/9/2014
Quotando: giola - Post #16 - 18/Gen/2018 13:56L’italiana Aquafil e l’intesa negli Usa per produrre il nylon «biologico»

Aquafil ha stretto un accordo con Genomatica per produrre caprolattame sostenibile, ovvero l’ingrediente chiave per produrre il bio nylon. Non lo produce ancora nessuno al mondo-

di Francesca Basso

L’accordo risale a un anno fa, l’annuncio invece sarà lunedì: Aquafil, quotata dal 4 dicembre scorso nel segmento Star, ha stretto un’intesa con la società statunitense Genomatica per la creazione di caprolattame sostenibile, ovvero l’ingrediente chiave per produrre il bio nylon.

«Abbiamo aspettato perché dovevamo capire la fattibilità. Nessuno produce nylon dalle biomasse. In 4 anni metteremo a punto la tecnologia per costruire il primo impianto che ci permetterà di mettere in vendita il prodotto. Il nylon 6 avrà le stesse caratteristiche tecniche di quello che deriva dal petrolio, ma sarà sostenibile», spiega Giulio Bonazzi, 54 anni, presidente e amministratore delegato di Aquafil, la seconda generazione che ha portato l’azienda di famiglia — fondata ad Arco (Trento) nel 1965 — prima ad affrontare la Grande crisi facendo entrare un fondo di private equity e poi a quotarsi «per poter crescere». «Siamo gli unici produttori al mondo di nylon 100% rigenerato, cioè derivante da prodotti giunti a fine vita e da scarti industriali — prosegue Bonazzi —. Siamo stati i primi nel 2011 a introdurre l’innovativo sistema di riciclo Econyl. E oggi circa il 30% dei ricavi del gruppo deriva da prodotti Econyl. Per questo siamo considerati dei campioni dell’economia circolare». I loro clienti sono big dell’arredamento e dell’abbigliamento come Adidas, Speedo, Arena, Gucci, Stella McCartney e Levi’s (solo per citarne alcuni).

Perché anche il nylon bio? «Nel medio lungo termine solo chi diventerà sostenibile nei materiali tecnici avrà un futuro — conclude Bonazzi —. E produrre il nylon dalle biomasse è sostenibile sia nel tempo sia dal punto di vista ambientale».

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6ecfq
18 di 20 - 21/1/2018 12:00
GIOLA N° messaggi: 22541 - Iscritto da: 03/9/2014
Quotando: giola - Post #16 - 18/Gen/2018 13:56L’italiana Aquafil e l’intesa negli Usa per produrre il nylon «biologico»

Aquafil ha stretto un accordo con Genomatica per produrre caprolattame sostenibile, ovvero l’ingrediente chiave per produrre il bio nylon. Non lo produce ancora nessuno al mondo!

di Francesca Basso

L’accordo risale a un anno fa, l’annuncio invece sarà lunedì: Aquafil, quotata dal 4 dicembre scorso nel segmento Star, ha stretto un’intesa con la società statunitense Genomatica per la creazione di caprolattame sostenibile, ovvero l’ingrediente chiave per produrre il bio nylon.

«Abbiamo aspettato perché dovevamo capire la fattibilità. Nessuno produce nylon dalle biomasse. In 4 anni metteremo a punto la tecnologia per costruire il primo impianto che ci permetterà di mettere in vendita il prodotto. Il nylon 6 avrà le stesse caratteristiche tecniche di quello che deriva dal petrolio, ma sarà sostenibile», spiega Giulio Bonazzi, 54 anni, presidente e amministratore delegato di Aquafil, la seconda generazione che ha portato l’azienda di famiglia — fondata ad Arco (Trento) nel 1965 — prima ad affrontare la Grande crisi facendo entrare un fondo di private equity e poi a quotarsi «per poter crescere». «Siamo gli unici produttori al mondo di nylon 100% rigenerato, cioè derivante da prodotti giunti a fine vita e da scarti industriali — prosegue Bonazzi —. Siamo stati i primi nel 2011 a introdurre l’innovativo sistema di riciclo Econyl. E oggi circa il 30% dei ricavi del gruppo deriva da prodotti Econyl. Per questo siamo considerati dei campioni dell’economia circolare». I loro clienti sono big dell’arredamento e dell’abbigliamento come Adidas, Speedo, Arena, Gucci, Stella McCartney e Levi’s (solo per citarne alcuni).

Perché anche il nylon bio? «Nel medio lungo termine solo chi diventerà sostenibile nei materiali tecnici avrà un futuro — conclude Bonazzi —. E produrre il nylon dalle biomasse è sostenibile sia nel tempo sia dal punto di vista ambientale».

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19 di 20 - 23/1/2018 17:50
GIOLA N° messaggi: 22541 - Iscritto da: 03/9/2014
Accordo tra Aquafil e Genomatica

Aquafil e Genomatica hanno annunciato un accordo pluriennale per la realizzazione di un caprolattame – ingrediente per la produzione del nylon - di origine vegetale. L’obiettivo della collaborazione è quello di sviluppare un bioprocesso vantaggioso in ottica commerciale per produrre caprolattame utilizzando ingredienti rinnovabili di origine vegetale in sostituzione dei materiali derivati dal petrolio greggio tradizionalmente impiegati dall’industria del nylon.
6f61r
20 di 20 - 19/2/2018 17:38
GIOLA N° messaggi: 22541 - Iscritto da: 03/9/2014
Aquafil, qualche indicazione sul 2017

Il Sole24Ore di domenica ha fornito alcune stime su Aquafil per il 2017. La società ha confermato la stima di ricavi compresa tra i 515 milioni e i 540 milioni, mentre il margine operativo lordo adjusted dovrebbe essersi collocato tra i 43 e i 46 milioni di euro.

Il risultato finale è indicato tra i 19 e i 22 milioni di euro.
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