Milano, Trieste, Adria, Maranello, Ravenna, Treviso, e l'elenco potrebbe continuare. Sono le prime città colpite dai blackout d'inizio estate, imputati ai troppi condizionatori accesi, evidentemente con i termostati ben oltre i 25 gradi imposti dal governo negli uffici pubblici, e raccomandati per tutti dall'Agenzia internazionale dell'energia. Ma il caldo, oltre a incoraggiare l'uso dei climatizzatori, ha effetti anche sulle linee elettriche, persino quelle interrate. «La persistente ondata di caldo, o più concretamente il perdurare nei prossimi 10 giorni di temperature superiori ai 35 gradi», spiega una fonte tecnica a MF-Milano Finanza, «potrebbero compromettere la sicurezza del sistema elettrico e generare blackout come nel 2003». La morsa del caldo, intanto, sta prosciugando i bacini idrici.

Il Lago Maggiore presenta un calo del 20% del volume, mentre il livello del Lago di Como è sceso del 16%. Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna sono solo alcune delle regioni messe alle strette dalla siccità, che ha abbassato drasticamente il livello di fiumi e laghi, arrivando a far emergere i fondali del Po, e determinando il fermo di alcune centrali elettriche. Il distretto intorno al fiume è in forte sofferenza. L'Osservatorio permanente sugli idrici nell'ultima riunione di emergenza ha stabilito una serie di misure straordinarie da assumere per questi ultimi giorni di giugno: per non far mancare l'acqua potabile nelle province di Ferrara, Ravenna e Rovigo, è stata decisa la riduzione del 20% dei prelievi per irrigazione a livello distrettuale rispetto ai valori medi dell'ultima settimana, così da sostenere le portate del Po, che in molto casi sono ai minimi storici. Il Lazio, intanto è entrato in stato di calamità naturale, mentre in Friuli Venezia Giulia è stata dichiarata la condizione di sofferenza idrica.

La mappa delle centrali spente per siccità. La fotografia più fedele di quello che sta succedendo arriva dall'Entsoe, il network europeo dei gestori dei sistemi di trasmissione di energia elettrica. La piattaforma Trasparenza registra il funzionamento delle centrali in ogni Paese europeo. E stavolta per il parco produttivo italiano non ci sono soltanto i fermi per avarie e manutenzioni. Ostiglia (Mantova, EP Produzione, 373 Mw), per esempio, è ferma per «basso livello fiume», Sermide (Mantova, A2A, 385 Mw) per «causa maggiore siccità», e così Moncalieri (Torino, Iren, 373 MW) per «scarsità di portata acqua sul Po». Poca acqua infatti, significa anche impossibilità di raffreddamento delle centrali termiche. Rischiano di essere messe in pausa, inoltre, anche le centrali di Piacenza (A2A), La Casella (Piacenza, Enel), Chivasso (Torino, A2A), Turbigo (Milano, Iren) e di Tavazzano (Lodi, Ep) per ben 4.800 MW di produzione. Verrebbero a mancare all'appello oltre 6 GW di potenza, e a quel punto sarebbero problemi seri per la tenuta del sistema elettrico nazionale.

red/mcn

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2708:15 giu 2022

 

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