L'allungamento del numero di mandati per i presidenti delle fondazioni di origine bancaria non è sul tavolo. Malgrado le pressioni all'interno della categoria, ieri il presidente dell'Acri Francesco Profumo ha escluso una riscrittura del protocollo del 2015 per dare continuità alla governance di alcuni dei principali enti.

"Con la nuova situazione politica non so dire come procederà il confronto con il Tesoro, ma nella discussione che abbiamo fatto sia col ministero sia a livello politico non è stato preso in considerazione l'allungamento del mandato dei presidenti", ha spiegato Profumo all'agenzia MF-Dow Jones, parlando a margine dell'evento Italian Tech Week in corso a Torino.

Il protocollo, scrive MF, pone limiti stringenti al numero di mandati per favorire il ricambio e ostacolare scivolose forme di autoreferenzialità. L'articolo 7 prevede che "le cariche negli organi statutari, compreso il presidente, non possono essere ricoperte per più di due mandati consecutivi, indipendentemente dall'organo". Molti degli attuali vertici non sono insomma rinnovabili. Una novità rispetto al passato, se si pensa che la militanza al vertice di alcuni presidenti aveva abbondantemente superato gli otto anni. Se quest'anno sono arrivati a scadenza Gilberto Muraro (Cariparo) e Antonello Cabras (Banco di Sardegna); l'anno prossimo toccherà a Giovanni Fosti (Cariplo), Giovanni Quaglia (Crt) e Luigi Salvadori (Carifirenze), mentre nel 2024 sarà la volta dello stesso Profumo (Compagnia di San Paolo) e di Alessandro Mazzucco (Cariverona). Figure che, oltre a coordinare l'attività erogativa e la gestione del patrimonio, rappresentano l'anello di congiunzione tra gli enti, le istituzioni e i territori.

La loro sostituzione non sarà insomma un'impresa banale. Per questo nei mesi scorsi si è iniziato a ragionare su un intervento correttivo sul Protocollo che allungasse il numero massimo dei mandati. Il dibattito all'interno dell'Acri è stato intenso. Se diversi presidenti hanno fatto chiare aperture al progetto di riforma, altri lo hanno accolto con forte perplessità.

Se ieri Profumo ha sgombrato il campo dall'ipotesi di riforma, occorre ricordare che oggi un intervento sarebbe forse fuori dal tempo massimo. Nel corso dell'autunno partiranno infatti gli iter per il rinnovo del vertice di Cariplo e Crt. Per l'ente milanese di via Manin, secondo socio di Intesa Sanpaolo al 4,99%, i candidati favoriti sarebbero l'attuale presidente di Banco Bpm Massimo Tononi e il numero uno di Cassa Depositi e Prestiti Giovanni Gorno Tempini. Più complessa la situazione per la Crt. Se tecnicamente Quaglia potrebbe correre per un altro mandato, i vertici della fondazione torinese (che custodisce l'1,65% di Unicredit) sembrano orientati su una scelta di discontinuità che potrebbe cadere sulla manager Maria Leddi o sull'ex numero uno Fabrizio Palenzona.

red

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MF-DJ NEWS

3008:28 set 2022

 

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