Venerdì 6 maggio la notizia è quasi passata inosservata in borsa, dove il titolo Montepaschi è sceso del 5,05% in scia alle tensioni sullo spread. Poche ore dopo l'annuncio dei risultati trimestrali delll'istituto senese (che ha registrato ricavi per 783 milioni e profitti per 5 milioni), la Corte d'Appello di Milano ha assolto tutti gli imputati nell'ambito del processo che vede coinvolti l'ex presidente Giuseppe Mussari, l'ex dg Antonio Vigni e le banche internazionali Deutsche Bank e Nomura.

Le vicende sono quelle relative ai prodotti strutturati Santorini e Alexandria, al prestito ibrido Fresh e alla cartolarizzazione Chianti Classico che, secondo la tesi dell'accusa, sarebbero stati approntati insieme a Nomura e Deutsche Bank (quest'ultima assistita dallo studio legale Clifford Chance) per occultare le perdite registrate da Rocca Salimbeni tra il 2008 e il 2012 a seguito dell'acquisto di Antonveneta. In primo grado, l'8 novembre 2019, il Tribunale di Milano aveva condannato i 13 ex manager di Mps, Deutsche e Nomura, fra i quali Mussari e Vigni per i quali la pena era stata fissata rispettivamente a 7 anni e mezzo e 7 anni e 3 mesi. I reati contestati, a vario titolo, quelli di manipolazione del mercato, falso in bilancio, falso in prospetto e ostacolo all'autorità di vigilanza. Sebbene il sostituto procuratore generale di Milano Gemma Gualdi avesse chiesto di confermare tutte le condanne emesse in primo grado, la sentenza è stata ribaltata dalla Corte d'Appello che ha, inoltre, revocato confische per un totale di circa 150 milioni e condannato una ventina di parti civili a pagare le spese processuali.

Ma perché, al di là delle implicazioni per gli imputati, la notizia avrebbe dovuto interessare alla borsa? La ragione è presto detta: la sentenza non segna soltanto una svolta in un'importante filone delle vicende giudiziarie di Mps, ma potrebbe avere conseguenze decisive sui conti della banca. A cavallo dell'estate infatti partirà il processo d'appello per l'ex presidente di Rocca Salimbeni Alessandro Profumo e per l'ex ceo Fabrizio Viola che in primo grado avevano subito una condanna a 6 anni per falso in bilancio e aggiotaggio. Ai due manager viene mossa la stessa accusa per la quale i giudici hanno assolto Mussari e Vigni perché il fatto «non sussiste» o per il «non doversi procedere» per alcuni reati finiti in prescrizione, cioè quella di aver contabilizzato erroneamente i prodotti strutturati Santorini e Alexandria a saldi aperti. Nelle motivazioni della sentenza di condanna del 2020 i giudici avevano scritto che, nei comportamenti era «ravvisabile un'intenzione d'inganno (...), giacchè tale era il fine che animava il nuovo management, ossia rassicurare il mercato in vista dell'incetta di denari che si sarebbe da lì a poco perpetrata con gli aumenti di capitale» e che «sussiste» un «ingiusto profitto, principalmente in favore della banca stessa, parsa navigare in migliori acque grazie al falso, che ne ha accresciuto la percezione di affidabilitá». E ancora: «Non residuano dubbi, all'esito dell'istruttoria, circa la piena consapevolezza dell'erroneitá della contabilizzazione a saldi aperti, desumibile dal granitico compendio probatorio raccolto, articolato in plurimi e convergenti elementi di significativa pregnanza».

Anche se ogni sentenza fa storia a sè, l'assoluzione di Mussari e Vigni perché il fatto (cioè l'aggiotaggio o il falso in bilancio su Santorini e Alexandria) non sussiste rappresenta insomma non solo un punto decisivo a favore Profumo e Viola, ma anche una notizia positiva per Montepaschi.

fch

 

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May 09, 2022 03:05 ET (07:05 GMT)

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