Nel 1* trimestre dell'anno gli utili delle banche sono diminuiti, anche se nel complesso i conti hanno retto all'urto della guerra in Ucraina. A preoccupare maggiormente è l'aumento dello spread. Per questo gli istituti di credono devono essere prudenti nelle loro politiche di distribuzione dei dividendi. Lo ha sottolineato il segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani, commentando l'analisi condotta dall'Ufficio studi del sindacato sui conti del primo trimestre dell'anno.

Nonostante Intesa Sanpaolo e Unicredit siano state costrette dalle svalutazioni delle attività russe ad aumentare in misura sensibile le

rettifiche sui crediti, l'andamento dei conti dei primi cinque gruppi del

Paese (Ca' de Sass, Gae Aulenti, Banco Bpm, B.Mps, Bper) denota una

"notevole" resilienza. Preoccupa invece, si mette in evidenza nello studio, la rapida risalita dello spread sui titoli di Stato per l'impatto sul patrimonio.

Le rettifiche sui crediti sono aumentate dell'82,6%. Senza le svalutazioni delle attività russe di Unicredit e Intesa, il trend sarebbe addirittura opposto, con una forte riduzione delle rettifiche ed una loro

incidenza ridotta (2,4%) sui ricavi operativi. Di conseguenza l'utile netto, sceso del 47%, vedrebbe un incremento del 5,6% rispetto al primo trimestre del 2021. Il 1* trimestre registra una flessione del Cet1 ratio, che scende di quasi un punto percentuale rispetto al dato di fine anno. E' l'effetto combinato di una serie di fattori, tra cui pesano negativamente la rischiosità delle attività verso la Russia e la riduzione, tra le poste di patrimonio netto, delle riserve da valutazione, che incorporano l'effetto del deprezzamento di quella parte del portafoglio titoli di proprietà, le cui variazioni di valore incidono direttamente sul patrimonio.

Una tendenza legata all'aumento dei rendimenti sui titoli di Stato, che si è accentuata dopo la chiusura del primo trimestre e potrebbe protrarsi con ulteriori impatti sulla patrimonializzazione. Situazione analoga per quanto riguarda il possibile aggravarsi della rischiosità degli asset verso la Russia e, in generale, della gravità degli effetti collaterali della guerra sull'economia nel suo complesso. Ciò dovrebbe consigliare maggiore prudenza riguardo a decisioni su dividendi e buy-back. "La guerra -ha dichiarato Colombani- non ha indotto le banche a modificare la loro politica di distribuzione di dividendi e acquisto di azioni proprie, anche se i primi effetti sul patrimonio della risalita dello spread dovrebbero consigliare prudenza". L'aumento dello spread, ha proseguito il leader della First Cisl, "è un campanello d'allarme per il nostro Paese, impegnato nel negoziato per la definizione del terzo pilastro dell'Unione bancaria europea, quello sull'assicurazione comune dei depositi. L'elevata presenza di titoli di Stato nei bilanci delle banche italiane non può costituire un fattore di penalizzazione. Vanno quindi contenute le spinte in tal senso dei paesi "rigoristi", anche se in prospettiva l'unica soluzione è la condivisione del debito a livello europeo".

Rispetto al primo trimestre del 2021 prosegue l'incremento dei ricavi core: gli interessi netti aumentano del 3,1%, le commissioni nette del

2,9%. Dinamiche che, associate alla ulteriore riduzione del numero degli

addetti (- 3,9%) e delle filiali (-11,4%), portano ad un aumento del

margine primario per dipendente del 7,2%. Per la prima volta il

cost/income scende sotto al 50%. Cala l'incidenza dei costi del personale

sui proventi operativi, che passa dal 32,5% al 31,2%. Va segnalato che il

cost/income medio dei primi diciassette gruppi bancari europei è del 58%.

La divisione Italia di Unicredit si ferma al 44,2% (46,7% il dato a

livello di gruppo), Intesa Sanpaolo al 46,3%. L'aumento dei ricavi e la

riduzione dei costi operativi sono alla base della crescita del risultato

di gestione (+6,3%) e del suo valore per dipendente (+10,7%). "Le banche non possono proseguire nella strategia di compressione dei costi, evidenziata dalla discesa sotto il 50% del cost/income, dato nettamente inferiore alla media europea, e dalla continua chiusura di filiali. Serve un'inversione di tendenza: la produttività del lavoro, in continua crescita, va riconosciuta con adeguati incrementi salariali", ha sottolineato Colombani ribadendo quanto dichiarato qualche giorno fa in

un'intervista a Mf-DowJones.

vs

valeria.santoro@mfdowjones.it

 

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May 11, 2022 05:26 ET (09:26 GMT)

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