La risposta italiana alla crisi di liquidità innescata dal Covid è stata molto consistente. Forse più di quanto sarebbe servito per garantire la tenuta del sistema economico. A maggior ragione oggi la transizione alla normalità andrà gestita con grande cautela per evitare bruschi contraccolpi. Ne è convinto Giovanni Tria che nel 2019 lasciò il ministero dell'Economia proprio pochi mesi prima della crisi pandemica. Le sue preoccupazioni in questa conversazione con MF-Milano Finanza appaiono insomma molto simili a quelle recentemente espresse dall'Abi e da altre istituzioni italiane: le misure di sostegno al credito andrebbero prolungate finchè il quadro congiunturale non si sarà stabilizzato. Le geografie future del sistema bancario? Durante il mandato di Tria in via XX Settembre si ragionò anche sul consolidamento e sulla privatizzazione di Mps, concependo un'idea che oggi sembra tornata di moda: la nascita di un terzo polo del credito alternativo a Intesa Sanpaolo e Unicredit.

Domanda. Professor Tria, in che condizioni il sistema bancario italiano sta uscendo la pandemia?

Risposta. Mi sembra che, almeno per il momento, i numeri delle banche italiane descrivano uno scenario positivo. Se da un lato le misure di sostegno messe in campo dallo Stato hanno consentito di attutire l'impatto economico della crisi, dall'altro lato la crescita del risparmio ha aumentato notevolmente la riserva di liquidità degli istituti. È stata poi smentita dai fatti la previsione di una brusca ondata di crediti deteriorati a seguito di una catena di fallimenti nell'economia. Il quadro complessivo insomma mi sembra moderatamente ottimistico. Occorrerà però osservare con grande attenzione l'evoluzione della congiuntura economica. Da questo punto di vista le incognite non mancano, a partire dalla crescita dell'inflazione che oggi coinvolge gran parte delle economie globali.

D. Lei accennava alla misure di sostegno al credito. Nelle scorse settimane si è aperto un dibattito sull'opportunità di interromperle. Qual è la sua opinione?

R. Sarei molto prudente nel trattare la materia, soprattutto perché le dimensioni del fenomeno sono considerevoli a seguito delle scelte fatte all'inizio della pandemia. La decisione del governo di garantire al 100% una fetta consistente del credito privato e di porre così le condizioni per un implicito azzardo morale mi lasciò perplesso e oggi confermo quelle perplessità. È un modus operandi simile a quello osservato per il bonus edilizio 110%. La dimensione del fenomeno insomma impone prudenza al legislatore che dovrà accompagnare verso la soluzione i problemi creati dalla pandemia. L'auspicio è che la transizione avvenga con gradualità e senza scossoni.

D. In ogni caso la fine del temporary framework pone una scadenza molto precisa alle misure di sostegno.

R. Senz'altro il ritorno alla stabilità limiterà il margine di manovra del governo in questi ambiti. Un'ulteriore incognita è rappresentata dalle scelte della Bce che tra poco sospenderà gli acquisti di nuovi titoli pur continuando a comprare quelli in scadenza. Al netto di queste incertezze comunque mi pare che il sistema bancario italiano oggi non abbia particolari elementi di fragilità e non necessiti di specifiche forme di sostegno.

D. Con l'operazione Carige si è riaperto il consolidamento bancario. Che nuove geografie si aspetta?

R. Dalle cronache di questi giorni registro che il progetto di un terzo polo per il credito è tornato di attualità. Ovviamente il sistema bancario deve essere diversificato e lasciare spazio anche a istituti più piccoli purché sani nella governance e nella gestione. Poter contare però su un nuovo, solido gruppo di dimensioni nazionali sarebbe però importante e potrebbe dare un aiuto concreto in alcune partite.

D. Come la partita Mps?

R. Certamente, quando ero ministro dell'Economia esaminammo quel progetto nell'ambito di alcune delicate come la privatizzazione di Banca Mps. Poi le cose sono cambiate, alcuni intermediari sono spariti e, come ci raccontano le cronache, per Siena si è fatto avanti il secondo polo. Al di là di questa specifica vicenda però, continuo a pensare che in Italia ci sia bisogno di un terzo polo per meglio stabilizzare il sistema bancario.

D. Come valuta la gestione recente della partita senese?

R. Non mi voglio esprimere sulla vicenda perché non ne conosco i particolari se non per lettura della stampa. Non avendo una cognizione diretta dall'interno non mi posso esprimere. Sono però sempre stato dell'idea che l'impegno a riprivatizzare Mps debba essere rispettato. So bene che non si tratta di una posizione condivisa nel Paese. Alcuni vorrebbero avere una banca pubblica per poterla usare in modo più flessibile nelle crisi bancarie. Altri desidererebbero una banca per fini meno nobili. Per uscire da questa situazione e restituire finalmente il Monte al mercato serve un'azione di risanamento che generi rendimento e consenta al pubblico di uscire. Oggi il contesto è cambiato rispetto a quando mi trovavo in via XX Settembre. Gli attori sono cambiati e il mondo è cambiato. Ma l'idea di costruire un terzo polo attorno Mps mi sembra ancora valida.

D. Con la trasformazione in spa della Sondrio si chiude il capitolo della riforma delle banche popolari. Che giudizio a posteriori dà di quel provvedimento su cui in queste settimane MF-Milano Finanza ha promosso un ampio dibattito?

R. Io mi trovai a guidare il ministero dell'Economia nel momento di applicazione della riforma. In quel contesto tornare indietro poteva essere pericoloso perché rischiava di trasmettere un'impressione di instabilità e di confusione ai regolatori. Fatta questa premessa, ritengo che la riforma contenga delle forzature: un'articolazione del sistema bancario con banche piccole e ispirate dal principio mutualistico è utile e dà flessibilità al sistema. Il vero problema semmai è quello assicurare una governance adeguata e il rispetto dei requisiti professionali. Il problema si può creare anche per banche grandi, ma è per le più piccole che naturalmente i rischi sono maggiori.

D. Oggi le sembra auspicabile qualche intervento normativo per preservare i valori di quel sistema?

R. Mi pare realisticamente difficile tornare indietro. La particolarità delle popolari era il voto capitario che la riforma ha cancellato. Oltretutto cambi di rotta troppo frequenti rischiano di creare instabilità sul mercato e di minare la fiducia della clientela. Ciò però non impedisce a una società per azioni di operare in modo flessibile a livello locale, servendo aziende e famiglie con quell'attenzione per il territorio che ha sempre caratterizzato il dna delle banche popolari.

fch

 

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January 17, 2022 03:33 ET (08:33 GMT)

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