La rete non sarà unica, ma due: da una parte quella di Open Fiber, dall'altra quella di Netco, il veicolo di Tim che contiene l'infrastruttura fissa, quella secondaria di Fibercop (dove l'ex monopolista ha il 58%, Kkr il 37,5%) e Sparkle. Nella fase di rodaggio, l'assetto di Open Fiber (OF) dovrebbe restare immutato (60% Cdp, 40% Macquarie) mentre potrebbe cambiare la governance di Netco, con Cdp che potrebbe acquisire una quota di circa il 20% e Kkr avere fino al 49%, affiancati da altri fondi diversi da Macquarie per evitare l'accusa di posizione dominante dall'Antitrust italiana ma soprattutto da quella europea. Un faro che verrebbe sicuramente acceso sul piano Rete unica concepito nel Mou scaduto ieri e seppellito formalmente ieri con una nota di Cdp Equity, Macquarie Asset Management e Open Fiber che "manifestano sin d'ora piena disponibilità a partecipare al tavolo di lavoro" del governo, stessa disponibilità arrivata in serata dal cda Tim.

Il tavolo annunciato due giorni dal ministro Adolfo Urso ha lo scopo di "contribuire a definire entro il 31 dicembre le migliori soluzioni di mercato percorribili per massimizzare gli interessi del Paese". In realtà, scrive il Messaggero, il tavolo è già operativo da lunedì 28 quando, presso una sede di governo (probabilmente il ministero delle imprese), si sono riuniti i principali ministri competenti (Urso e Giancarlo Giorgetti), Butti, al quale il premier Giorgia Meloni ha affidato le deleghe sulla rete, avocando a sé la regia ("fatte salve le competenze del Mimit"), l'ad di Cdp Dario Scannapieco oltre ai massimi esponenti di Kkr, Macquarie e Open Fiber.

Sarebbe stata una riunione di kick-off, come si dice in gergo a proposito del calcio di avvio di un progetto che nel giro di un mese dovrebbe portare alla formulazione di "una soluzione di mercato". Tra le varie opzioni esaminate a livello teorico, rivela il giornale, sarebbe spuntata quella di tenere all'inizio divisa la rete, per un periodo da definire. Open Fiber resterebbe con l'assetto attuale, il che significa che i due soci potrebbero essere costretti a ricapitalizzarla per puntellare il piano industriale, realizzato a dicembre 2021, quando la guerra in Ucraina non aveva ancora provocato il gran balzo del prezzo del gas e delle materie prime alla base della spirale che ha fatto esplodere l'inflazione. Tim, appesantita da 25 miliardi di debiti netti da ridurre al più presto, procederebbe sulla strada della scissione (e non più scorporo) della Netco con una prospettiva diversa da quella che prevedeva il Mou: Cdp al 20%, Kkr (che torna sulla scena dopo l'Opa del 2021 respinta), con il 49% e il resto del capitale in mano ad altri fondi.

Come arrivarci? Un'idea potrebbe passare attraverso il lancio di un'Opa parziale, cui ha fatto riferimento ieri Butti ("gli strumenti vanno individuati") dopo aver escluso l'Opa totalitaria. La fattibilità del progetto dipende dalle valutazioni degli asset e dal debito da spostare. Nella fase di partenza OF resterebbe autonoma - i soci dovrebbero però ricapitalizzarla - salvo poi in un secondo tempo, arrivare alla fusione con Netco. E a sorpresa ieri è sceso in campo anche Aldo Bisio. "Se saremo invitati al tavolo del governo - ha detto l'ad di Vodafone Italia - ovviamente lo faremo con grande piacere e con entusiasmo per poter partecipare a una operazione che, dal nostro punto di vista, deve andare ad accelerare quello che è il rollout sulle reti di nuova generazione ad alta capacità. Siamo pronti a dare il nostro contributo, le nostre idee, affinché questa nuova fase delle tlc in Italia possa dispiegarsi al più presto".

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MF-DJ NEWS

0109:51 dic 2022

 

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December 01, 2022 03:52 ET (08:52 GMT)

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