Luigi Lovaglio, da ieri a Londra fino al week end, sta provando a blindare l'aumento di capitale di Mps da 2,5 miliardi, sfidando le tensioni dei mercati provocate da molte variabili, e sta selezionando una decina di anchor investor molti dei quali già individuati.

La blindatura assicurata dal consorzio delle otto banche che presteranno la garanzia sulla quota del 36% inoptata (rispetto al 64% del Tesoro che si è impegnato a sottoscriverla), in qualche modo dovrebbe contribuire a tranquillizzarlo anche se l'operazione potrebbe avere un costo esagerato: fonti accreditate riferiscono al Messaggero che in presenza di un rischio così alto, la richiesta di fee potrebbe avvicinarsi al 10%, la media tra le remunerazioni delle prime quattro banche (Bofa, Citi, Credit Suisse, Mediobanca) e quelle della seconda fila (Santander, Barclays, SocGen, Stifel), a fronte di commissioni medie in questo tipo di operazioni dell'ordine del 2%.

La commissione è commisurata al rischio e la percentuale finale dipende dalle prenotazioni che ci saranno nel book e che ridurranno il rischio mercato. Se tutto andrà secondo i piani di Lovaglio, circa 2/3 del flottante potrebbe essere prenotato per cui la fee potrebbe attestarsi al 3-4%.

Anche ieri si sarebbe svolta una conference call fra gli istituti con lo scopo di mandare i motori a pieno regime in funzione della partenza dell'operazione. Subordinatamente al via libera della Consob al prospetto informativo, la data fissata è lunedì 10 ottobre per concludersi tre settimane dopo. Nel week end precedente il decollo dell'aumento sarà firmato il contratto di underwriting e scelto lo sconto sul terp, il prezzo teorico ex diritto.

Su un rafforzamento di queste dimensioni, l'operazione si presenta sempre più diluitiva e dai calcoli delle banche lo sconto non potrà essere superiore a circa il 9-10% per non azzerare completamente il capitale. In questo contesto delicato, Lovaglio avrebbe già individuato alcuni soci che potrebbero prenotare tranche del flottante. Ci saranno Axa e Anima, partner industriali di Montepaschi, il primo nella bancassurance, l'altro nel risparmio gestito che potrebbero anche rinegoziare i rispettivi contratti per renderli ancora più appetibili. Potrebbero sottoscrivere circa il 5-10% ciascuno. Ma se la loro presenza è da tempo quasi scontata, ora hanno un nome gli investitori vicini a Lovaglio dai tempi in cui era alla guida di Bank Pekao che sono intervenuti in massa nell'autunno 2017 in occasione della ricapitalizzazione di CreVal da 700 milioni. Non dovrebbe essere della partita Algebris, il fondo attivista di Davide Serra che cinque anni fa sottoscrisse il 5,3% poi ceduto al Credit Agricole che ne ha conquistato il controllo tramite l'opa. Serra avrebbe esaminato il dossier ma non vorrebbe dare seguito.

Potrebbero esserci la Dgfd, holding dell'imprenditore francese Denis Dumont che incrociò Lovaglio a Sondrio. Oltre Dumont, almeno altri sei investitori che presero parte alla ricapitalizzazione di CreVal, sarebbero propensi a fare il bis su Siena. Hosking Partners LLP, società di investimenti basata a Londra; Alterra Capital Partners, società di private equity focalizzata sull'Africa; Petrus Advisers, altro fondo di investimento del Regno Unito; Steadfast Group Limited, investitore australiano; Toscafund Asset Management, una società di investimento specializzata con sede a Londra; infine ci sarebbe BlackRock che non ha bisogno di presentazioni perché è un gigante finanziario che da 22 anni investe in Italia ed è presente anche nel capitale di Intesa Sanpaolo.

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(END) Dow Jones Newswires

September 22, 2022 02:03 ET (06:03 GMT)

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