Oggi i fari del mercato sono puntati sul futuro di Banca Carige e in particolare sulle mosse del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd) chiamato ad esaminare le offerte non vincolanti arrivate per acquisire l'istituto genovese commissariato oltre due anni fa.

Nel pomeriggio il Comitato di gestione dell'organo presieduto da Salvatore Maccarone - che da fine 2019 detiene circa l'80% dell'istituto della Lanterna - discuterà le proposte di Bper Banca e di Credit Agricole, le due più accreditate per l'aggiudicazione di una eventuale esclusiva delle tre pervenute (la terza, più defilata, sarebbe del Fondo Cerberus).

Bper Banca - che è stata l'unica realtà ad ufficializzare l'offerta - avrebbe nei giorni scorsi migliorato la sua proposta rendendola più vantaggiosa per il fondo e di fatto riducendo la dote chiesta inizialmente. L'offerta economica iniziale era di 1 euro per 1'88% ripartito fra il consorzio delle banche (80%) e Ccb (8%), più l'Opa residuale, a patto che il Fitd ricapitalizzasse la banca per 1 miliardo. Secondo i rumors l'orientamento di Bper è cambiato e consisterebbe nel considerare l'effetto positivo delle imposte differite riducendo la richiesta di ricapitalizzazione ante-acquisizione dal miliardo iniziale a circa 600 milioni. Nessuna disclosure sulla proposta di Credit Agricole che nei giorni scorsi, a seguito delle indiscrezioni stampa, si è limitata a un "no comment".

L'ago della bilancia, secondo gli addetti ai lavori, sarà rappresentato dalle condizioni collaterali (tra cui la richiesta di dote, il numero di esuberi e gli accordi con le società prodotto).

I consulenti del Fondo hanno comparato le offerte nel weekend affinché i membri del Fitd possano oggi procedere a un'attenta dismina.

La banca della Lanterna, commissariata oltre due anni fa, è una priorità per il sistema bancario italiano e l'obiettivo sarebbe quello di completare un'operazione di rilancio entro l'inizio del 2022. Anche per questo motivo si respira un clima di fiducia su una possibile vendita dell'80% circa in mano al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd) a un'altra banca. Meno probabile l'esclusiva a un fondo per diverse ragioni, tra cui le dimensioni di Carige e la necessità di un progetto industriale forte.

L'interesse di Bper per la realizzazione dell'operazione è coerente con l'obiettivo di ampliamento dimensionale del perimetro del gruppo bancario attraverso operazioni mirate che siano in grado di accrescere il valore per tutti gli stakeholders, continuando a garantire un elevato profilo di solidità patrimoniale di Bper Banca, almeno pari a quello attuale.

L'operazione consentirebbe di risolvere in modo definitivo le problematiche di Carige, salvaguardando la clientela e il complesso degli stakeholders della stessa nonché tutelando al meglio gli interessi degli azionisti di minoranza.

L'a.d. di Carige, Francesco Guido, in un'intervista ha spiegato che l'offerta "è sicuramente un'opportunità, su questo non c'è alcun dubbio, non commento oltre perché ciò appartiene all'azionista di maggioranza".

Per gli analisti di Equita c'è ora margine per una trattativa tra Bper (che ha come principale azionista Unipol) e il Fitd. "In base alle nostre stime l'ammontare massimo versabile dal Fitd si aggirerebbe ai 650-700 mln", spiegano in un report. Aggiungendo ai 650 mln circa del Fitd la conversione di 320 mln di attività fiscali differite (post effetto fiscale), Equita ritiene "che ci sia spazio per coprire i costi di ristrutturazione/integrazione, con un Cet1 che dovrebbe mantenersi tra il 13%-13,5% e un Npe ratio inferiore al 5%", ipotizzando un aumento dell'Eps al 2023 del 5%.

Va ricordato che alcuni elementi hanno contribuito a sbloccare la situazione di stallo per la vendita della realtà della Lanterna. Tra questi la diminuzione del rischio legale e del petitum dopo il respingimento da parte del Tribunale di Genova della richiesta risarcitoria di Malacalza I. L'ex primo socio della realtà genovese, che riteneva di essere stato danneggiato dalla ricapitalizzazione di due anni fa, aveva chiesto 480 milioni di euro.

L'aumento di capitale da 700 mln aveva messo in sicurezza la banca ma aveva avuto come conseguenza la diluizione della famiglia di imprenditori di Bobbio.

A giocare a favore di un'offerta per Carige anche il provvedimento governativo che ha spostato a giugno il termine per l'utilizzo delle Dta. Così come la ripresa economica più forte del previsto che spinge la redditività delle banche e sostiene lo sforzo commerciale che sta conducendo la realtà guidata da Guido.

Inoltre la fine delle trattative tra Unicredit e B.Mps contrariamente alle attese non è stata percepita come un ostacolo a una possibile soluzione per Carige, anzi: ha chiarito la situazione del mercato contribuendo alla riapertura dei giochi.

cce

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