Se Leonardo Del Vecchio ha deciso di entrare nelle partite che contano del mondo finanziario italiano - Unicredit, Mediobanca e Generali - da tempo Francesco Gaetano Caltagirone era «dormiente», concentrato sul futuro dei suoi business industriali (immobili, costruzioni, cemento ed editoria) e pronto a rafforzare la sua presenza nel capitale della sola compagnia assicurativa di Trieste.

Ma il blitz annunciato mercoledì 3 marzo con l'acquisto dell'1,04% della merchant di Piazzetta Cuccia - investimento da quasi 90 milioni - ha riportato l'attenzione sulle scelte d'investimento dell'industriale romano proprietario di Cementir, Vianini Lavori e del gruppo editoriale Caltagirone (Messaggero, Mattino, Gazzettino, Nuovo Quotidiano di Puglia, Corriere Adriatico e la free press Leggo). Se l'investimento, strategico, nel capitale del Leone è quello più rilevante - ai prezzi attuali vale 1,4 miliardi, presentando una plusvalenza latente di tutto rispetto visto che il titolo quota 16 euro rispetto a un prezzo di carico medio di 11,5 euro per azione - è altrettanto vero che l'ingresso in Mediobanca ha un forte connotato simbolico, seppure si tratti di investimento finanziario.

Anche perché non va trascurato che Caltagirone può continuare a comprare azioni di entrambe le società, se è vero che la partecipazione in Generali storicamente si incrementa di un 1% all'anno se i prezzi sono convenienti: gli acquisti vengono alimentati con i dividendi incassati annualmente dalla compagnia guidata da Philippe Donnet. Lo shopping a Piazza Affari può avvenire anche perché l'industriale romano, secondo indiscrezioni di mercato raccolte, attualmente è accreditato di una liquidità di 1-1,5 miliardi: disponibilità che contempla anche l'incasso, stimato in 380 milioni, derivante dalla cessione della partecipazione (3,49%) nella francese Suez, secondo azionista (23,33%) dell'utility romana Acea della quale lo stesso Caltagirone detiene il 5,5%.

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March 08, 2021 02:20 ET (07:20 GMT)

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