Nel palazzo di Montecitorio Giacomo Lasorella, presidente dell'Agcom, è quasi di casa. Alla Camera è entrato oltre trent' anni fa, da consigliere parlamentare, fino a scalare le posizioni e diventare vicesegretario generale. Mercoledì 19 ottobre il numero uno dell'Autorità di garanzie nelle telecomunicazioni percorreva con scioltezza il corridoio del Transatlantico, davanti all'Aula, fermandosi a parlare con diversi parlamentari. Indiscrezioni di stampa riferiscono degli approcci del centrodestra per strapparlo all'authority e assegnarli un ruolo di possibile uomo macchina a Palazzo Chigi, ritagliando su misura un ruolo di coordinamento tra governo e Parlamento in materia di Piano nazionale di ripresa e resilienza. Lui, secondo quanto trapela dell'Agcom, continua a smentire di poter lasciare l'incarico con largo anticipo rispetto al mandato di sette anni, iniziato nel 2020.

La prima necessità di ogni governo, scrive MF-Milano Finanza, è peraltro avere le persone giuste nel posto giusto. La rapida ascesa che ha portato alla vittoria elettorale del 25 settembre, osservano vari analisti, non ha permesso a Giorgia Meloni e ai suoi di costruire una solida classe di manager e funzionari da collocare nei ruoli chiave. Negli ultimi mesi è quindi andata avanti l'attività di scouting, necessaria come primo approccio a reclutare le figure più adatte a ricoprire i vari incarichi di capi di gabinetto, segretari generali e le posizioni di diretta collaborazione con i ministeri. Il secondo step servirà invece a trovare i migliori top manager per la tornata di nomine primaverili. Soltanto le sei quotate del ministero dell'Economia (Eni, Enel e Poste, Leonardo, Terna, Enav) contano 120 posti tra consigli d'amministrazione e collegi sindacali. Altre 40 poltrone sono sempre in quota Mef, tra le non quotate. A queste si sommano le partecipate da Cassa depositi e prestiti, più le numerose poltrone di secondo livello. In totale, secondo le prime analisi del centro studi Comar, si contano almeno 400 incarichi, se non quasi 500.

La priorità va alla definizione degli staff ministeriali e di Palazzo Chigi. Alla presidenza del Consiglio si cerca un successore per Roberta Chieppa, segretario generale con Mario Draghi e Giuseppe Conte. Tra gli alti funzionari con i quali Meloni ha preso contatto c'è l'esperto Carlo Deodato, che a Palazzo Chigi ricopre l'incarico di capo dell'ufficio legislativo ed è indicato per il dopo Chieppa. Altro nome gradito è quello di Giuseppe Chinè, capo di gabinetto al Mef per il quale non si esclude una conferma, mentre per un ruolo a Chigi si parla di Riccardo Pugnalin. La lista dei consiglieri di Stato e altri funzionari candidati è però lunga. Dalla schiera di Palazzo Spada si parla di Sergio De Felice, Claudio Contessa, già al legislativo del ministero della Transizione ecologica, Roberto Proietti, Rosanna De Nictolis ed Ermanno De Francisco, che era già stato chiamato da Conte. Tra i consiglieri parlamentari Meloni potrebbe pescare Cristiano Ceresani o ancora Dino Polverani e Raffaele Perna. Dalla Presidenza del Consiglio potrebbero invece arrivare Sabrina Bono e Simonetta Saporito, dirigente di I fascia. Potrebbe inoltre approdare al Mef Daria Petralia, oggi all'ufficio che cura, in raccordo con l'Avvocatura generale dello Stato, le azioni necessarie all'adeguamento coerente e tempestivo delle amministrazioni pubbliche agli atti dell'Unione europea.

Negli elenchi in mano a Fratelli d'Italia è segnato anche il nome di un veterano dei capi di gabinetto: Luigi Fiorentino. Entrano invece in quota Corte dei Conti Massimiliano Atelli, oggi alla commissione Via Vas, e Andrea Giordano. Un ruolo di peso a Chigi lo avrà anche l'ex pm Alfredo Mantovano. Ancora prima di affrontare lo spoil system delle agenzie (per le Dogane ci sono contatti per una riconferma di Marcello Minenna) e delle direzioni generali, su tutte il Mef, la prima nomina da affrontare sarà però quella dell'amministratore delegato di Mediocredito Centrale. La carica è rimasta scoperta per la promozione di Bernardo Mattarella al vertice della controllante Invitalia. Il dossier è stato rinviato dall'Agenzia controllata dal Mef a dopo la formazione del nuovo governo, ma in cima alla lista dei papabili sarebbe l'ex amministratore delegato di Sace, Pierfrancesco Latini.

Per le grandi partecipate occorrerà attendere la primavera. Meloni ha saputo stringere un buon rapporto con Claudio Descalzi, ceo di Eni e di fatto ministro degli Esteri ombra nella tessitura delle alleanze geopoltiche per affrancare l'Italia dalla dipendenza dal gas russo. Un rapporto instaurato in tempi non sospetti, tanto che già qualche anno fa Descalzi aveva partecipato ad Atreju, l'appuntamento estivo della destra giovanile prima di An poi meloniana. Altro top manager dato vicino a FdI è Stefano Donnarumma, di Terna. Meloni & C potrebbero peraltro pescare da Italgas il ceo Paolo Gallo. Sono dati in avvicinamento anche il condirettore generale di Poste, Giuseppe Lasco, il top manager del Tesoro Antonino Turicchi. Ed è in area centrodestra Claudio Andrea Gemme, guida di Fincantieri Infrastrutture e già presidente Anas in quota Lega.

Nei corridoi della politica ci sono anche pochi dubbi sulle manovre in Rai. Fratelli d'Italia, partito più votato dagli italiani, è nella strana situazione di non esprimere alcun consigliere nel cda del servizio pubblico. Ecco perché interventi sono dati per certi e in tutti gli schemi un ruolo lo avrà Giampaolo Rossi, già consigliere nel passato cda.

C'è infine la casella Cassa deposititi e prestiti. Un cambio al vertice dopo appena un anno e mezzo di mandato per l'amministratore delegato, Dario Scannapieco, sembra complicato, anche considerati gli equilibri da mantenere con le fondazioni bancarie azioniste di minoranza. Anche se le indiscrezioni che per alcuni giorni hanno ipotizzato un ruolo da ministro dell'Economia per l'ex vicepresidente della Bei sono state lette come un modo per liberare la casella.

red

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2408:14 ott 2022

 

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